Paolo Bernini M5s
28 Settembre Set 2017 1541 28 settembre 2017

Stipendi impignorabili dei parlamentari: il caso Bernini-Andraghetti

Il deputato grillino deve risarcirmi per 70 mila euro dopo un ingiusto licenziamento. Ma il suo stipendio non può essere toccato a causa di una legge che il M5s voleva abrogare. La lettera dell'ex collaboratore pentastellato.

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Ad aprile 2015 l'onorevole Paolo Bernini del Movimento 5 stelle è stato condannato dal tribunale civile di Roma a risarcire per 70 mila euro il sottoscritto (suo ex collaboratore) per licenziamento senza giusta causa. Il giudice ha accolto la mia tesi, riconoscendo pienamente il contratto che avevo (a tempo determinato) e respingendo i motivi politici che Bernini aveva addotto e che, secondo lui, stavano alla base del mio allontanamento. Una vittoria piena quindi, a cui il mio ex datore di lavoro ha fatto ricorso in Appello.

SENTENZA STORICA PER LA CATEGORIA. La sentenza è stata accolta con grande entusiasmo dall'Associazione italiana dei collaboratori parlamentari che finalmente ha trovato giustizia nel vedersi riconoscere la figura del collaboratore come un soggetto dipendente e non autonomo. Successivamente, a giugno, sono stato invitato a una conferenza stampa alla Camera dei deputati per spiegare meglio questa “storica” sentenza e per denunciare alcune pressioni politiche che l'onorevole Bernini avrebbe subito da parte di Roberta Lombardi affinché io venissi licenziato.

PROPOSTO UNO SCONTO DI 30 MILA EURO. Le chat pubblicate da la Repubblica in cui la Lombardi, rivolgendosi ad alcuni suoi colleghi, chiedeva «Ma non possiamo licenziarlo?», ne sono una prova. In quella sede feci anche una proposta poco comune a Bernini: gli proposi uno sconto di 30 mila euro se avesse ammesso tutte le pressioni ricevute per licenziarmi con prove e nomi dei responsabili. L'offerta fu respinta.

La chat "incriminata".

Ora sono emerse delle novità su questa vicenda. La prima è che l'onorevole, che aveva - per legge - 10 giorni per pagare (o iniziare a pagare) il suo debito, non ha ancora versato un euro sul conto del sottoscritto. Però in questi mesi ha continuato a restituire parte dello stipendio al fondo per il microcredito in cui i pentastellati devolvono parte del loro stipendio. Allo stesso tempo io ho proceduto col pignoramento dei conti e dello stipendio e ho trovato delle curiose novità.

STIPENDIO DI 12 MILA EURO DALLA CAMERA. Bernini ha chiuso uno dei conti di cui ero a conoscenza e ha svuotato il conto sul quale riceve lo stipendio dalla Camera. Ergo, non ci sono soldi. La legge infatti prevede che sia il creditore ad aggredire il patrimonio del debitore e quest'ultimo può legittimamente cercare di nascondere i soldi ovunque lui voglia per evitarne il pignoramento. Ed è quello che sembra che Bernini abbia fatto. Riceve circa 12 mila euro al mese dalla Camera, ma risulta senza soldi sui conti di cui io ero a conoscenza.

SOMME TRASFERITE SU UN ALTRO CONTO. Come ha fatto quindi a restituire parte dello stipendio da un conto in passivo? Probabilmente ne ha aperto un altro, di cui io non sono a conoscenza (e per scoprirlo dovrei assoldare un'agenzia privata) sul quale ha trasferito le somme e poi ha effettuato i bonifici - come si legge dal sito tirendiconto.it - in data 11 e 12 settembre 2017. Il che denota una disponibilità economica dell'onorevole che però rifiuta clamorosamente di rispettare una sentenza del tribunale di Roma.

Parlamentari grillini.

Ma c'è di più: sempre sul sito tirendiconto.it, sugli screenshot dei bonifici pubblicati dal deputato, viene omesso il nome e la banca dell'ordinante e lo stato del bonifico risulta essere “inserito”. In questo modo, oltre a non essere certi che sia stato lui a effettuare tali bonifici, non si è nemmeno certi che non li possa aver annullati un minuto dopo.

NOME DELLA BANCA MAGICAMENTE SPARITO. Lo stato del bonifico, infatti, dovrebbe essere “eseguito” e non “inserito”. È facile restituire migliaia di euro in questo modo! Come mai in tutte le rendicontazioni precedenti, era sempre ben visibile il nome del conto e quindi l'ordinante e la banca da cui venivano fatti i bonifici? Forse l'onorevole teme che rivelando la banca da cui effettua i bonifici di restituzione possano venirgli pignorate tutte le somme?

Ai comuni cittadini che contraggono un debito viene pignorato un quinto dello stipendio (se non pagano spontaneamente), ma per i ricchi parlamentari queste regole non valgono

L'impignorabilità dello stipendio di Bernini.

Ma, ciliegina sulla torta, la Camera dei deputati ci ha comunicato che, grazie a una legge del 1965, lo stipendio dei parlamentari è impignorabile (sono invece pignorabili alcuni rimborsi spese). Ai comuni cittadini che contraggono un debito viene pignorato un quinto dello stipendio (se non pagano spontaneamente), ma per i ricchi parlamentari queste regole non valgono.

USANO UNA LEGGE CHE CONTESTAVANO. Ho perfino scoperto, cercando sul web, che proprio il M5s, con una proposta a firma del senatore Buccarella, ha chiesto l'abolizione di questa legge. Incredibile: chiedono l'abolizione di una legge considerata da loro stessi un privilegio (come si legge sul blog di Grillo) e allo stesso tempo un loro deputato se ne avvale.

AGGRAPPATI A UN PRIVILEGIO DELLA CASTA. Il M5s non ha di certo atteso una legge che eliminasse il finanziamento pubblico ai partiti prima di rinunciarvi in toto. E non ha nemmeno atteso la legge che dimezzasse gli stipendi dei parlamentari prima di restituirne una parte. Le pratiche virtuose sono sempre state implementate dai pentastellati senza attendere che le leggi venissero abrogate. Seguendo questa loro logica non si capisce quindi perché un privilegio tipico della Casta che loro stessi hanno condannato e chiesto l'abrogazione venga usato così. Misteri della coerenza e dell'onestà grillina.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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