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29 Settembre Set 2017 1133 29 settembre 2017

Stefania Craxi scrive a Caldarola

Il giornalista mi attacca cercando contraddizioni altrui per difendere presunte linearità sue e della sua sinistra che, come noto, è quella comunista.

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Gentile direttore,

il solito caro Caldarola cerca contraddizioni altrui per difendere presunte linearità sue e della sua sinistra che, come noto, nonostante egli abbia albergato qualche ora nelle file della ‘Costituente’ boselliana prima di esser folgorato sulla via del ‘Lingotto’ veltroniano e poi via girando, è quella comunista, sconfitta dalla storia e assai nota per la sua coerenza, e non già quella socialista.

MAI STATA DALEMIANA. Non mi sento certo toccata dalle attenzioni rivoltemi nel suo pezzo dal titolo L'insostenibile opportunismo dei dalemiani a intermittenza, ma per chiarezza e amor di cronaca intendo replicare per almeno due ragioni. La prima, perché come dimostra il mio impegno ventennale, posso essere accusata di ‘ortodossia’ ma non certo di scarsa coerenza nella difesa di Craxi, della storia e della famiglia socialista dai suoi ‘carnefici’. Per inciso, non proprio una battaglia condotta in sintonia con i ‘forti’ del nostro tempo. La seconda, perché a differenza di molti, ed anche e soprattutto di Caldarola, non sono mai stata dalemiana, né ad intermittenza né all’occasione. Ho piuttosto espresso - e lo rivendico - in occasione dell’elezioni per il rinnovo del Presidente della Repubblica del 2013 - la cui maggioranza parlamentare, nonostante la sconfitta nelle urne, era di centrosinistra - la mia preferenza per una personalità prettamente ‘politica’ credendo ‘Io’ ancora nel primato di questa e nella sua funzione di guida e rappresentanza della società.

Stefania Craxi.

Ai vari Rodotà, Gabanelli, Strada, Monti ed al ‘Circo Barnum’ di quei giorni, preferivo una personalità con il cursus honorem diverso, anche se a me avversa, specie in una fase assai aggrovigliata. È questa una coerenza di fondo, una linearità necessaria e richiesta per chi ama, si impegna e crede nella ‘Politica’ e che non può essere questa sì a intermittenza e deve prescindere delle convenienze del momento, delle simpatie o dalle antipatie personali, dai venti populisti e giustizialisti che soffiano sempre più pericolosamente sulle nostre istituzioni democratiche e che si levano dalle macerie della falsa rivoluzione del biennio ‘92 – ‘94.

NESSUNA PIETAS DA PARTE DELL'EX LEADER DS. A D’Alema rimprovero e rimprovererò sempre, con tutta la forza che ho, l’assenza di un serio tentativo revisionistico. Ed anche di pietas umana. A volte basta dire scusa, abbiamo – ho – sbagliato, fare ammenda dei propri errori politici e non, dei propri opportunismi, del giustizialismo e del moralismo militante di cui si è stati artefici per affrontare con onestà intellettuale, rigore etico e serietà una pagina di storia repubblicana indegna che ha distrutto il tessuto democratico del Paese. Forse si sarebbe, non dico più credibili – la credibilità è andata persa da tempo – ma almeno più simpatici!

TANTO TATTICISMO DI MANIERA. Non mi pare che, ancora una volta, si sia inteso e si intenda fare qualcosa di simile, perché ciò farebbe venir meno il presupposto su cui si è basata l’intera Seconda repubblica e molte carriere! Purtroppo si preferiscono battute estemporanee, il tatticismo di maniera, la denigrazione degli avversari, torsioni e iperboli dialettiche e politiche, pur di far finta che nulla sia allora successo e provando a mondarsi senza pagare ammenda dalle responsabilità dello sfascio italiano, ricostruendosi presunte verginità e dichiarandosi tout court 'riformisti' e magari anche 'garantisti'.

A D’Alema rimprovero e rimprovererò sempre, con tutta la forza che ho, l’assenza di un serio tentativo revisionistico. Ed anche di pietas umana

È però proprio il garantismo uno dei talloni d’Achille della sinistra nostrana, un peccato originale da cui è difficile lavarsi senza generare contraddizioni e senza risultare distonici con il passato. Caldarola, a tal proposito, ne sa più di qualcosa e non solo per averne scritto in abbondanza negli anni della Seconda repubblica e a difesa, giustamente, dei cari Napolitano, D’Alema, Panati, ecc.

LA MANCANZA DI AUTOCRITICA. «Impedire ai giudici di proseguire l’azione rifiutando l’autorizzazione a procedere sarebbe quindi un errore per l’eventuale imputato, per il Psi e la collettività» (L'Unità, 14 gennaio 1993); «Arrogante e sentenzioso. Craxi ha scelto di fare della sua deposizione un evento politico» (L’Unità, 18 aprile 1993); «Non è colpa del destino, né di una campagna di stampa, né dei giudici di Milano… Il Psi avrebbe dovuto calzare gli stivali delle sette leghe e con il massimo della velocità marciare dalla città dei Manzi e dei Larini verso quello della gente per bene» (L’Unità, 27 gennaio 1993). Al caro censore della pubblica coerenza, leggendo quest’ultime righe, di certo, fischieranno le orecchie se non altro perché trattasi di dichiarazioni da lui vergate. È proprio vero. Un garantista sincero solidarizza innanzitutto con i nemici. E come sempre la coerenza si richiede ma non si pratica. Come l’autocritica ed il silenzio.

Stefania Craxi

La risposta di Peppino Caldarola

Caro direttore

il battibecco con l'onorevole Craxi non mi interessa. Farmi dare lezioni di socialismo da una che sta a destra è troppo comico. Bettino Craxi era di sinistra, la figlia no. Il dibattito è già finito.

P.C.

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