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TELEVISIONE
12 Gennaio Gen 2014 0943 12 gennaio 2014

Tivù, le fiction di successo che in Italia sono flop

Da Downtown Abbey a Newsroom: i serial che da noi non tirano.

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Il cast di Downtown Abbey.

Là fuori c'è tutto un mondo (di serie tivù) che noi italiani sembriamo non riuscire ad apprezzare. Un mondo di fiction in costante crescita qualitativa e dal successo planetario che a casa nostra o non riesce ad approdare o, quando finalmente ottiene uno spazio nei palinsesti generalisti, viene snobbato dai telespettatori.
LO STOP DI DOWNTOWN ABBEY. Ultimo caso alla ribalta delle cronache è quello di Downton Abbey, telefilm inglese in costume acclamato e pluripremiato (ora è in lizza per il Golden Globe 2014 come Best Tv Drama) e che il 9 gennaio chiude la terza stagione su Rete4 con share crollato dal milione della prima puntata a poco più di 800 mila spettatori dell'ultima.

Vincono ancora i filoni poliziesco, medico e action

Il cast di Newsroom.

Ma a ripensarci questo non è il primo caso di un serial di successo che in Italia non riesce a tirare. My Name is Earl in America è stata premiato con ben cinque Emmy Award mentre da noi ha subito una messa in onda molto travagliata. La prima stagione, partita il 18 settembre 2006 su Italia 1, è stata interrotta bruscamente due mesi più tardi per gli ascolti scarsi. Ripartita dopo una lunghissima pausa il 10 giugno 2009 è stata nuovamente interrotta all'improvviso dopo 11 episodi, per riuscire a concludere la messa in onda dell'ultima stagione solo tra il 2010 e 2011, ben oltre due anni dopo che gli Stati Uniti avevano cessato la produzione.
CURB YOUR ENTHUSIASM CHIUSA. Ancora più eclatante il caso della serie comica Curb Your Enthusiasm, le cui prime cinque stagioni sono andate in onda su Jimmy (canale della piattaforma Sky), e poi mai più trasmesse, mentre negli Usa le stagioni sono arrivate a 11 e la serie ha ottenuto più di 20 nomination agli Emmy e un Golden Globe.
Once Upon a Time, poi, è un caso che parrebbe inspiegabile: la serie è molto in linea con i gusti dei teenager di oggi grazie al fatto di ispirarsi a leggende e racconti classici della letteratura fantasy e alle fiabe, il tutto condito da ammiccamenti ai film d'animazione Disney. Eppure, nonostante sia ancora in programmazione sia su Fox Italia sia sulla Rai, dal 17esimo episodio Viale Mazzini si è vista costretta a spostare la messa in onda da Rai2 a Rai4 per i cattivi ascolti.
NEWSROOM GIÀ A RISCHIO. Deludenti anche i risultati di Newsroom, serie dedicata al mondo degli anchormen e che in America è un vero successo: RaiTre ha iniziato a mandarla in onda da ottobre ma sembra che la seconda stagione sia già a rischio.
È abbastanza chiaro che l'Italia appare incompatibile con la maggior parte dell’attuale produzione in lingua inglese di serie che non siano riconducibili al filone action, poliziesco o medico. In pratica, solo Lost, Desperate Housewives, Csi, Dexter, Grey's Anatomy e poche altre sono andate veramente bene da noi. Del resto, anche lo stesso direttore di Rete4 Giuseppe Feyles ha individuato l'insuccesso tutto italico di un prodotto praticamente perfetto come è Downton Abbey proprio nel fatto che è una serie che «parla alla testa e non alla pancia».

Le serie italo-francesi non distribuite nel nostro Paese

Alessandra Martines in La Reine et le cardinal.

Ma il problema, dunque, sta tutto nei gusti poco raffinati degli italiani in fatto di televisione?
In realtà, il primo problema è dato dal numero esiguo di canali seguiti dalla maggior parte del pubblico nostrano: ciò che non va in onda su Rai1, Rai2 o Canale5 rischia sempre di passare inosservato (basta citare il caso di Dr. House, semi sconosciuto quando veniva trasmesso da Italia1 e diventato vera mania dopo essersi affacciato sul palinsesto di Canale5).
Inoltre, l'offerta di serial stranieri, soprattutto americani, è molto diversificata e per il mercato italiano piuttosto apatico acquistare è spesso un rischioso salto nel vuoto. Così, opere di fiction che a livello mondiale vengono considerate dei capolavori spesso in Italia nemmeno arrivano.
QUELLO CHE GLI ITALIANI NON VEDONO. Qualche esempio? L'applauditissima Orange Is the New Black, ispirata alle memorie di Piper Kerman e ambientata in un carcere federale femminile (ma i fan italiani che l'hanno già gustata in streaming o scaricata possono ora gioire dato che Rai4 sembra essersene accorta e se tutto andrà per il verso giusto la season premiere potrebbe mandare in onda a breve).
Anche di Rectify, serie che racconta di un uomo rilasciato dopo 19 anni passati nel braccio della morte e già andata in onda in Francia, Germania, Grecia, da noi non si è vista traccia; così come per Orphan Black, che segue le vicende di un'orfana frutto di un esperimento scientifico.
E così si arriva al secondo problema: le trame di queste serie televisive appaiono profondamente lontane dal gusto del grande pubblico italiano, composto per la maggioranza da anziani che si sentono rassicurati dalle fiction nostrane, fortemente caratterizzate da personaggi tipicamente italici (marescialli, preti, maestre) o le cui vicende sono ispirate direttamente alla nostra storia recente, come nel caso delle vite di grandi imprenditori, santi o mafiosi.
LE NOSTRANE BARCOLLANO. Per la verità, però, nemmeno le produzioni italiane se la passano poi troppo bene. Secondo il IV Rapporto sulla Fiction della Fondazione Rosselli, infatti, il fatturato delle imprese della fiction italiana si è attestato sui 650 milioni di euro, con un calo del 24% rispetto a cinque anni. E anche se si ricorre alle coproduzioni tra nazioni per fronteggiare i grandi costi, soprattutto dei telefilm in costume, succede poi che molte miniserie realizzate dalla Rai spesso da noi non vanno nemmeno in onda.
COPRODUZIONI SPARITE NEL NULLA. È il caso di molte tra quelle prodotte assieme alla Francia: di La Reine et le Cardinal, fiction trasmessa da France 2 nel 2009 e incentrata sulla vita della regina Anna d’Austria (impersonata da Alessandra Martines) si sono perse le tracce, così come di quelle di La Lance de la destinée del 2007, con nel cast Serena Autieri. Mai visto sui palinsesti Rai nemmeno Le Voyage organisé, tivù movie con Marco Bonini che racconta del viaggio verso Roma di un un gruppo di amici.
Viaggio decisamente lungo dato che il film è stato girato nel 2002.

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