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SPRECHI 19 Marzo Mar 2014 0700 19 marzo 2014

Editoria, quanto spende il governo per le agenzie di informazione

Chi beneficia dei 50 milioni dell'esecutivo.

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Tra il 2013 e il 2014, la presidenza del Consiglio ha investito 50 milioni per la «fornitura di servizi giornalistici».

In tempi di spending review, con il commissario Carlo Cottarelli impegnato a far dimagrire il bilancio dello Stato per circa 30 miliardi in tre anni, tagliando tutto il tagliabile - dalla Difesa alla Sanità ai Trasporti - leggere quanto i nostri politici spendono solo per tenersi informati, per usare un eufemismo, fa un certo effetto. Non fosse altro perché si tratta di soldi pubblici.
SPESI 50 MILIONI. Tra il 2013 - esecutivo di Enrico Letta - e i primi contratti stipulati nel 2014, il dipartimento per l'Editoria, che fa capo alla presidenza del Consiglio e da due governi è nelle mani del Partito democratico (prima c'era il sottosegretario Giovanni Legnini ora con il renzianissimo Luca Lotti), ha investito più di 50 milioni di euro solo per la «fornitura di servizi giornalistici».
BENEFICI PER I GRUPPI EDITORIALI. La legge consente questo genere di spesa per «garantire alle amministrazioni dello Stato una completa informazione» e per «assicurare una adeguata informazione sull’attività delle istituzioni ai cittadini e agli addetti ai lavori». Ma l'entità dell'esborso a carico dei cittadini suscita qualche perplessità, se si considera che a beneficiarne sono anche gruppi editoriali che già usufruiscono di 'aiuti' statali attraverso i contratti di solidarietà e gli stati di crisi dichiarati nelle loro testate o che hanno deciso drastici tagli del personale per far quadrare i bilanci.
Soprattutto, l'acquisto dei servizi giornalistici è stato fatto in molti casi con affidamento diretto, dunque senza gara pubblica.
CIRCA 18 MLN AD ADNKRONOS. Nel 2013, la cifra più consistente è andata all'agenzia Adnkronos, di proprietà di Giuseppe Marra: 8.986.820 euro. E per il 2014 è stato appena stipulato un nuovo contratto per altri 8.986.820 euro. In tutto fanno circa 18 milioni di euro di soldi pubblici a un editore che ha annunciato un piano di tagli lacrime e sangue per la sua testata che prevede 23 licenziamenti e contro il quale i giornalisti sono in mobilitazione da settimane.

L'Agi riceve 9,2 milioni, contro i 7,2 destinati all'Ansa

A Il Sole 24Ore sono andati 1.241.988 euro nel 2013.

L'altra agenzia di stampa cui nel 2013 sono andati un bel po' di soldi è quella di proprietà dell'Eni, l'Agi: 9.200.300 euro. Il contratto di fornitura di servizi giornalisti con l'Ansa, invece, sempre per il 2013, è stato di 7.256.840; quello con l'Asca di 2.998.800. E quest'ultima si è già assicurata anche la copertura per il 2014: 2.998.800 euro.
AD ABETE 5 MLN DI EURO. Tm News del banchiere Luigi Abete, presidente della Banca nazionale del lavoro (il 40% dell'agenzia di stampa è detenuto da Telecom Italia), nel 2013 ha incassato 2.548.450 euro e per il 2014 ha già portato a casa un altro contratto da 2.548.450 euro.
C'è poi Impronta Srl, la società editrice de Il Velino, di proprietà dell'imprenditore Luca Simoni, che nel 2013 ha incassato da Palazzo Chigi 1.817.130 euro. Per il 2014, con il nuovo nome di Agv News Srl, ha chiuso un contratto con la presidenza del Consiglio per altri 1.187.130.
SOLDI PURE A IL SOLE 24ORE. Il doppio circa di quanto ricevuto invece da La Presse nel 2013: 680.000.
Per l'Italpress di Gaspare Borsellino il 2013 si è chiuso con 333.100 incassati dalla presidenza del Consiglio e altri 333.100 in arrivo per il 2014.
Ma l'elenco non finisce qui. La società Com.E comunicazione & editoria Srl, che edita Dire, ha incassato nel 2013, 657.500 euro e un bel gruzzoletto è andato anche a Il Sole 24Ore, il quotidiano di Confindustria: 1.241.988 euro.
SOSTEGNO A NOVE COLONNE. Buon incasso anche per Nove Colonne Soc.Coop. di giornalisti Srl, società diretta da Paolo Pagliaro, giornalista e collaboratore di Lilli Gruber a Otto e mezzo: nel 2013 ha avuto 252.046 euro e la stessa cifra le è stata accordata per il 2014.
Tutte risorse che forse, in tempi di magra, potrebbero essere spese in altro modo.

La pubblicità voluta dal governo Letta per il decreto del Fare

Il sottosegretario all'Editoria, Luca Lotti con il premier Matteo Renzi.

Nel rendiconto spese del dipartimento dell'Editoria, figura anche una parte delle risorse investite per informare non gli addetti ai lavori, ma i cittadini. E anche qui, tornano nomi noti.
Per spiegare in cosa consisteva il decreto del Fare, per esempio, il governo Letta ha pubblicato una serie di informazioni su quotidiani e siti web.
60 MILA EURO A RCS. Per la pubblicazione su Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Quotidiano nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno) la presidenza del Consiglio ha versato 61.356, 24 euro a Rcs Media Group per 10 giorni di lavoro, dal 3 al 13 gennaio.
La stessa campagna è stata poi pubblicata anche su La Stampa al costo di 8.454 euro per un giorno (incassato da Publikompass), su Il Messaggero e Leggo per cinque giorni al costo di 14.409 euro (aggiudicatario Piemme), su La Repubblica, Metro e Repubblica.it per un giorno al prezzo di 43.963 euro (Manzoni).
DIPARTIMENTO D'ORO DI LOTTI. A Lotti, nuovo sottosegretario all'Editoria, spetta ora mettere ordine nelle spese e razionalizzare. Il suo dipartimento è quello che, tra i diversi centri spesa della presidenza del Consiglio, ha la dotazione maggiore per il 2014, dopo il sottosegretariato e la Protezione civile: ben 236.862.929 euro.
Soldi molto politici, visto che con queste risorse si finanziano giornali, agenzie e testate più e meno amiche.

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