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DOPO L'ANNUNCIO 4 Luglio Lug 2014 1922 04 luglio 2014

Floris: «Addio alla Rai per scelta editoriale»

Il giornalista spiega: «Non sentivo più la fiducia dell'azienda».

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Giovanni Floris.

Giovanni Floris ha lasciato la Rai «per una scelta editoriale». Lo ha detto lo stesso giornalista il giorno dopo l'annuncio dell'addio alla tivù di Stato. «L'azienda non sposava le mie idee», ha spiegato Floris, «ho sempre saputo che lavorare per la Rai significa lavorare anche prescindendo dal mercato e ritengo giusto che il servizio pubblico segua logiche diverse». Ma da Viale Mazzini è arrivata una secca smentita: «Nessun problema editoriale con lui. L'azienda è pronta a rinnovare il contratto alle condizioni economiche che conosce».
«IDEE DIVERSE». Il conduttore ha sostenuto che sia «un problema lavorare senza progetti editoriali condivisi, e dubitando del sostegno e della fiducia dell'azienda riguardo a progetti che io non voglio imporre a nessuno e che hanno senso solo se sono sposati e non subiti. Il punto del lungo confronto è stato editoriale ed è su questo che ci siamo divisi. La Rai non sposava le mie idee e io faticavo a ritrovarmi nelle loro. Ma è legittimo avere posizioni diverse in un confronto professionale», ha concluso. «Per questo, semplicemente, mi sono rimesso in gioco, portandomi dietro le medesime idee, perché voglio provarci. Vedere se qualcuno ci crede».
MENTANA: «INVESTIMENTO, NON OPERA PIA». Sull'argomento è intervenuto anche il direttore del TgLa7 Enrico Mentana, che in un'intervista a Repubblica ha dichiarato: «Floris è un uomo che ha mercato e chi lo prende fa un investimento nel proprio interesse, non un'opera pia. È insensato aprire una polemica sui soldi», in riferimento al contratto triennale da 4 milioni di euro che La7 ha offerto all'ormai ex conduttore di Ballarò. Mentana ha anche parlato della situazione di Viale Mazzini: «Il punto non è l'impoverimento della Rai, ma la Rai che accetta di essere sottomessa alla politica. Fino a quando accetterà di rispondere alla politica nessuno si potrà dolere di quanto accade».

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