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MEDIA 10 Luglio Lug 2014 0600 10 luglio 2014

Editoria, l'Unità: la crisi in numeri

Il quotidiano ha 25 mln di debiti.

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Chi avrebbe potuto innovare, negli anni del generoso contributo statale, non l'ha fatto. E a chi è venuto dopo l'unica via di salvezza è sembrato, spesso, il solo contenimento dei costi. Tagliare, tagliare, tagliare.
IL CRACK DEL 2000. E così, dopo il crack del 2000, l'Unità si ritrova ancora una volta a un passo dalla fine. La storica testata della sinistra italiana che Maurizio Mian e Matteo Fago hanno rilevato nel 2012 da Renato Soru rischia di chiudere nel giro di un mese.
La dieta salariale a cui sono stati sottoposti giornalisti e collaboratori - molti dei quali senza stipendio da diversi mesi - non è bastata a salvare l'ex giornale del Pci fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Le copie vendute calano, i ricavi anche. E i contributi diretti all'editoria - che per anni hanno tenuto in vita anche testate con scarsa o nulla appetibilità di mercato - sono stati ridotti.
IL VIDEO DEI GIORNALISTI. Con un videomessaggio ideato da Klaus Davi, i giornalisti si sono rivolti direttamente al premier Matteo Renzi, che è anche segretario del Pd (partito che pur non essendo più proprietario del giornale ha finora assicurato alla società editrice comunque una quota di introioti con l'acquisto di copie e spazi pubblicitari) perché non lasci morire «un pezzo di storia italiana».
«Abbiamo letto delle intenzioni di alcuni imprenditori di intervenire per il quotidiano come il nostro primo azionista Matteo Fago e abbiamo ascoltato il segretario del Pd dire che l'Unità per lui è molto importante», dicono Bianca Di Giovanni e Umberto De Giovannangeli, del Comitato di redazione. «Ora ci aspettiamo si passi dalle intenzioni ai fatti. Bisogna intervenire entro luglio. Chi arrivasse un minuto dopo il fallimento per comprare la testata a prezzi stracciati non lo considereremo un salvatore ma solo uno speculatore».
I conti del giornale però non lasciano molti spazi di manovra.

L'Unità: 25 milioni di debiti e crollo delle vendite

Matteo Fago.

La società editrice Nie è stata messa in liquidazione. L'ultimo bilancio disponibile è quello chiuso a dicembre 2012: 4.637.124 euro di perdite, circa 300 mila euro in più rispetto all'anno precedente.
I debiti al 31 dicembre 2012 ammontavano a 25.007.259, due in più del 2011, ma a questa cifra dovrà essere aggiunta la perdita del 2013.
Dei 25 milioni, la quota più consistente è quella dei debiti verso i fornitori (7.622.816); altri 6 milioni sono invece di esposizione verso le banche.
RICAVI A PICCO. I ricavi sono passati dai 21.597.577 del 2011 ai 18.576.826 del 2012. Di questi ultimi, 4.862.540 sono di «contributi in conto esercizio», cioè i fondi pubblici all'editoria (ridotti di circa 2 milioni rispetto al 2011) e 12.023.088 ricavi da «vendite e prestazioni».
Vendite che però si sono ridotte di circa un terzo nel giro di 12 mesi, facendo contrarre anche i ricavi: quelli per le copie vendute sono passati da 11.792.000 del 2011 alle 8.700.000 del 2012. Contestualmente, gli editori hanno proceduto con un piano di contenimento delle spese che ha pesato per buona parte su impiegati e redattori.
Il costo degli stipendi è passato da 6.558.968 a 5.917.877. E l'organico, tra dirigenti (uno) impiegati (23) e giornalisti (61), è stato ridotto di sei unità.

Europa ipotesi fusione e specializzazione sul web

Il premier Matteo Renzi.

«In questa situazione», spiega un ex manager editoriale, «servono un ulteriore abbattimento dei costi, un piano di rientro dal debito e soprattutto un imprenditore o più imprenditori capaci di fare vera innovazione e di scommettere sul brand de 'l'Unità', che ha comunque un grande valore, integrando carta e web».
Oltre all'interessamento di Daniela Santanchè, però, nessuno sembra finora intenzionato a investire nel giornale diretto da Luca Landò.
IL DIETROFRONT DI PESSINA. Nelle scorse settimane si era parlato della famiglia Pessina, ma i costruttori lombardi non sembrano intressati a entrare nella società. Non da soli almeno.
Matteo Fago è disposto a fare la sua parte, ma nemmeno lui intende avventurarsi in solitaria. Ai liquidatori, d'altra parte, bisogna dare numeri certi e mostrare di avere le spalle larghe.
IL PIANO DI RENZI. L'ipotesi forse più suggestiva è proprio quella accarezzata dal segretario Pd, Matteo Renzi: una fusione tra l'Unità ed Europa, quotidiano della Margherita, che nonostante un deciso investimento nel digitale operato negli ultimi due anni, non ha ancora i conti in ordine.
La testata fondata da Gramsci si occuperebbe del rilancio della carta e a quella diretta da Stefano Menichini spetterebbe lo sviluppo del web e del prodotto su diversi formati digitali. L'idea di Renzi potrebbe essere l'unica in grado di salvare le due testate, ma bisogna comunque trovare imprenditori con la voglia, e le capacità, per farlo.
EDIZIONI DLM IN ROSSO. Edizioni Dlm Europa srl, la società che edita Europa, ha chiuso il 2013 con una perdita di 1.529.637, circa 200 mila euro in meno rispetto al 2012 (chiuso a -1.770.833).
I ricavi sono passati da 2.720.362 euro a 1.397.111: buona parte di questa contrazione è dovuta alla riduzione dei fondi per l'editoria ricevuti dal quotidiano, passati da 1.615.085 del 2012 a 705 mila del 2013. Anche i ricavi da vendite e abbonamenti sono calati, nonostante il Pd garantisca al giornale l'acquisto di un consistente numero di copie e di spazi pubblicitari.
Pure i dipendenti di Europa - 19 giornalisti e sei impiegati - come quelli de l'Unità sono stati sottoposti a cura dimagrante: i costi per il personale sono stati ridotti di circa 300 mila euro nell'ultimo anno.

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