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TIVÙ 29 Agosto Ago 2014 1317 29 agosto 2014

Talk show: canto del cigno di un genere televisivo

Da settembre tivù invasa dai talk. Ma il format è superato dai social.

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Matteo Renzi da Bruno Vespa a Porta a porta.

Il talk show è morto, viva il talk show. Messa da parte un’estate non certo esaltante dal punto di vista climatico, gli italiani si preparano al ritorno – più o meno gradito – del «bla bla bla» televisivo.
Politici, giornalisti ed economisti (più varie ed eventuali) torneranno presto a monopolizzare i palinsesti dalle prime ore del mattino e fino a dopo la mezzanotte.
Si ripartirà dalla seconda settimana di settembre con un’offerta rinnovata poco o nulla, eccezion fatta per uno o due cambi di poltrona che hanno creato quella dose di polemiche buona ad accompagnare le letture sotto l’ombrellone.
UN GENERE IN PROFONDO ROSSO. Sempre più social – non ce n’è uno che non accompagni allo svolgimento della puntata il live twitting, una sorta di maniacale coazione a ripetere – ma anche sempre più in calo di ascolti.
«I talk show italiani stanno andando incontro a una lenta estinzione», dice a Lettera43.it Giorgio Simonelli, docente di Storia della radio e della televisione alla Cattolica di Milano.
La colpa non è tanto degli strali lanciati del leader del M5s Beppe Grillo, secondo cui i conduttori dei programmi in questione sono «lupi pronti a sbranare, pagati dai partiti per sputtanarci», quanto del fatto che «ormai lo spazio di innovazione si è fatto strettissimo».
«Puoi mettere l’ospite seduto, in piedi o in cerchio», aggiunge Simonelli, «ma la zuppa è sempre la stessa: la politica».
SHARE IN CALO PER TUTTI I TALK. Non a caso i dati pubblicati ad aprile dal blog Barometro parlano di una diminuzione sostanziale dei telespettatori dei talk, che alle gazzarre verbali fra i vari Santanché, Salvini, Moretti e Formigoni preferiscono contenuti più soft.
Negli ultimi due anni, complice il trend negativo, Ballarò ha perso quasi 1 milione e mezzo di aficionados, mentre gli share di Servizio Pubblico (-965 mila spettatori) e Porta a Porta sono scesi a vista d’occhio.
Il problema, analizza Simonelli, è che quello che ancora oggi ci viene proposto «è un modello che ha più di vent’anni» e che «ha avuto il periodo di massimo splendore nell’epoca della contrapposizione muscolare fra centrodestra e centrosinistra».
Però ora «lo scenario politico è cambiato: passare da due a più poli in lotta fra loro ha destabilizzato il sistema».
«GIOVANI SEMPRE PIÚ LONTANI DALLA TIVÙ». A risentirne è anche l’età media del pubblico.
Per l’Auditel negli ultimi tre anni, periodo in cui le ore di programmazione dedicate ai talk sono aumentate del 50%, si è passati da 57 a 61 anni.
E i giovani? Secondo Christian Ruggiero, ricercatore in Sociologia dei Processi culturali e comunicativi alla Sapienza di Roma e autore del libro Le sorti della videocrazia, il discorso è legato alle piattaforme di fruizione.
«I ragazzi hanno fame di politica ma rappresentano sempre di meno il pubblico della televisione. La Rete e i social network», spiega Ruggiero, «hanno cambiato il modo in cui questi soggetti si nutrono di certi prodotti, i quali, per continuare a sopravvivere ancora a lungo, dovrebbero iniziare a seguire ma non inseguire la politica».

Palinsesti: l’unica novità è l’approdo di Giovanni Floris a La7

Giovanni Floris.

Altro giro-altra corsa, comunque.
Spulciando fra i palinsesti di Rai, Mediaset e La7 si scopre come detto che le novità sono pochissime. L’unico fatto degno di nota è il passaggio di Giovanni Floris al canale acquistato nel 2013 da Urbano Cairo.
Concluso il rapporto professionale con la Rai (ufficialmente per motivi di natura editoriale, anche se per i maligni la causa è stata esclusivamente economica) l’ex conduttore di Ballarò è approdato a La7 firmando un contratto da 4 milioni di euro in tre anni contro gli 1,8 messi sul piatto dal servizio pubblico per il rinnovo del sodalizio.
SI COMINCIA LUNEDÌ 8 SETTEMBRE. Una cifra faraonica a cui si è arrivati grazie al meticoloso lavoro del potente agente Giuseppe “Beppe” Caschetto, che fra i suoi assistiti ha anche Maurizio Crozza.
Il comico genovese seguirà Floris nella nuova avventura così come il sondaggista Nando Pagnoncelli: l’appuntamento è per lunedì 8 settembre quando su La7 farà il suo esordio 19 e 40, striscia quotidiana che anticiperà il telegiornale delle 20.00 di Enrico Mentana.
Sarà l’antipasto alla prima puntata di DiMartedì che comincerà il giorno 16 e andrà in onda alle 21.10, in concomitanza con il nuovo corso di Ballarò targato Massimo Giannini.
MAL DI PANCIA A VIALE MAZZINI. Proprio la decisione di affidare la prima serata del martedì di RaiTre all’ormai ex vicedirettore di Repubblica ha fatto storcere più di qualche naso a viale Mazzini.
L’Usigrai, in particolare, avrebbe gradito una soluzione interna (Mia Ceran, Monica Maggioni, Gerardo Greco…) piuttosto dell’arrivo di un papa straniero.
E invece il direttore della terza rete, Andrea Vianello, ha optato per Giannini.
Secondo le prime indiscrezioni, nel menù del “nuovo” Ballarò ci saranno più inchieste – non a caso il conduttore romano ha arruolato nuovi giornalisti provenienti da Piazza Pulita e La Gabbia – e meno spazio per i sermoni degli ospiti in studio.
«IN ITALIA IL CONDUTTORE È IL BRAND». Se il pubblico del Ballarò di Floris seguirà con la stessa attenzione anche quello di Giannini lo scopriremo in corso d’opera, anche se le variabili in gioco sono tante.
«A differenza dei talk statunitensi, in Italia il personaggio è il brand», spiega ad esempio Ruggiero.
«In America The Tonight Show è seguito a prescindere dal fatto che a condurlo sia Jay Leno o Jimmy Fallon, mentre nello specifico Floris, oltre a essere un conduttore, è anche un marchio.
Lo stesso discorso vale per i programmi di Michele Santoro», conclude il ricercatore: «Il fatto che i suoi telespettatori lo abbiano seguito ovunque prova come egli stesso sia la loro fonte di attrazione».

Confermati Report e Presa Diretta, Petrolio ruba una serata a Porta a Porta

Daria Bignardi torna su La7 con le Invasioni Barbariche.

Sociologismi a parte, la sostanza è che la totalità dei programmi della passata stagione ha ottenuto la riconferma.
Dai contenitori mattutini (Agorà, Omnibus, Coffee Break…) a quelli pomeridiani e serali siamo di nuovo pronti a non perdere nemmeno una dichiarazione preconfezionata, un titolo, un tweet.
Su La7, diventata l’isola felice per gli amanti dell’infotainment, rivedremo Piazza pulita di Corrado Formigli (15 settembre), La Gabbia di Gianluigi Paragone (21 settembre) e Anno zero di Michele Santoro (25 settembre) più Otto e mezzo con Lilli Gruber, Le invasioni barbariche (Daria Bignardi) e L’Aria che tira (alla striscia quotidiana delle 11 del mattino Myrta Merlino aggiungerà anche la prima serata del mercoledì). Senza dimenticare le incursioni di Enrico Mentana con il suo Bersaglio mobile.
TORNANO ANCHE PORRO E DEL DEBBIO. Rai e Mediaset risponderanno con i vari Porta a Porta (9 settembre), Virus, Matrix (Nicola Porro e Luca Telese torneranno entrambi l’11 settembre) e Quinta colonna (Del Debbio, 8 settembre).
La domenica pomeriggio, oltre a L’Arena di Massimo Giletti su RaiUno, Lucia Annunziata tornerà su RaiTre con In mezz’ora.
La sera, invece, si alterneranno le inchieste di Report – con Milena Gabanelli saldamente al comando – e Presa diretta di Riccardo Iacona.
Per potenziare questo filone uscendo dal fiume di parole dei talk, Vespa cederà 10 serate a Petrolio, il programma condotto da Duilio Giammaria dedicato alle risorse artistiche italiane.
“Bruno” non sembra essere troppo contento della scelta fatta dalla rete, ma ci si dovrà abituare.
Il talk show è morto, viva il talk show.
O quasi.

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