PICCOLO SCHERMO 31 Agosto Ago 2014 0813 31 agosto 2014

Serie tivù, l'America invade i palinsesti italiani

Boom di fiction Usa. In Italia invece è stallo.

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L'autunno televisivo in Italia si preannuncia caldo. Anche se non per merito nostro.
È alle porte infatti una vera e propria invasione di serie televisive che promettono nuove dipendenze fra il pubblico. Unico neo? L'Italia più che produrre importa: arrivano tutte (o quasi) da Oltreoceano e molte si preannunciano già un successo.
Non è la trama di un film porno ambientato in un carcere: vi sono amori saffici e l'Entertainment Weekly l'ha definita «strangest, kinkiest and most surprising hit on tivù». Stiamo parlando della serie Orange is the New Black (dal 23 settembre su Mya), che racconta le vicende di una donna (interpretata dalla bionda Taylor Schilling) rinchiusa in una prigione del Connecticut per scontare una pena di 15 mesi dopo aver trasportato un carico di droga per conto di una sua ex amante, anch'essa finita nella stessa prigione.
PROVARE A CONVINCERE IL PUBBLICO RAI. È stato un grande successo in Spagna, ora resta da da vedere se riuscirà a convincere anche il pubblico âgé di RaiUno.
Velvet, invece, è ambientato negli Anni 50, in una Madrid in rapido cambiamento, e racconta la storia d'amore tra una sartina di umili origini e l'erede dei grandi magazzini Velvet. Insomma, romanticismo e intrighi fra l’alta sartoria e il prêt-à-porter (RaiUno, dal 27 agosto).
1992, LA FICTION NOSTRANA IDEATA DA ACCORSI. Su Sky Atlantic arriverà in autunno (la data precisa non è ancora stata comunicata) anche la fiction ideata da Stefano Accorsi, 1992. Siamo ovviamente in Italia e siamo nel pieno di Tangentopoli. La prima scena si apre con Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, che getta denaro nel water. Da questo momento la vita di sei personaggi comuni si intreccerà con uno dei più grandi scandali dell'Italia moderna.
Tornando al mercato Usa, invece, c'è ancora molta carne al fuoco. Dismesso il camice da medico del Seattle Grace, l'ex dottor Mark Sloan di Grey's Anatomy (Eric Dane) si ricicla come comandante di un cacciatorpediniere intento a trovare l'origine di un virus che ha sterminato l'80% della popolazione mondiale ed evitare così l'estinzione dell'umanità.
LA SERIE TIVÙ POST APOCALITTICA. Con la regia di Michael Bay (Transformers), The last battle ship (si candida ad essere la migliore serie televisiva post apocalittica degli ultimi anni (su Italia 1, in prima serata, a partire dal 5 settembre).
Gotham è il prequel di Batman e comincia con un un ragazzino che diventa pipistrello davanti agli occhi del detective James Gordon, il Ben McKenzie di The O.C. Nel corso delle puntate di questa serie, dovranno ancora farsi le ossa anche Catwoman e Joker. Le prime due puntate andranno in onda su Italia 1 il 12 ottobre, il resto su Premium Action.

Un volume d'affari maggiore di quello dell'industria cinematografica

La serie tivù Gomorra ha avuto molto successo all'estero, soprattutto nel Regno Unito.

Insomma, possiamo dircelo onestamente: il palinsesto tivù italiano senza le perfette serie americane sarebbe di gran lunga molto più triste. E per fortuna il boom creativo degli studios televisivi americani non dà segno di rallentamento. Secondo l'istituto di ricerca IbisWord, negli ultimi quattro anni, le produzioni tivù made in Usa (che sommano alle serie, anche i reality e gli show come quelli di Oprah Winfrey e di David Letterman) hanno raggiunto e superato come volume d'affari l'industria cinematografica.
ABBONAMENTI PAY TIVÙ PER 209 MLD. Le serie, poi, sono la vera forza trainante delle principali pay tivù americane. I ricavi globali derivanti dagli abbonamenti, infatti, secondo le previsioni di Digital Tv Research raggiungeranno i 209 miliardi di dollari entro il 2020, a fronte di 193 miliardi totalizzati nel 2013.
Gli inserzionisti, e di conseguenza le reti che dipendono da ricavi pubblicitari, sono infatti sempre più interessati alle serie tivù perché capaci di attrarre la fascia di utenti più sfuggente del pubblico televisivo americano, ovvero quella compresa tra i 18 e i 49 anni.
419MILA DOLLARI PER UNO SPOT. Secondo Advertising Age, infatti, le scorse stagioni di Grey's Anatomy erano in grado di farsi pagare uno spot, durante la messa in onda di una loro puntata, 419 mila dollari contro i “soli” 248 mila richiesti per uno spot all'interno di CSI, che, pur avendo in media 5 milioni in più di spettatori, attrae da sempre un pubblico più anziano.
Stessa cosa per Glee e The Office, che attirano meno spettatori di NCIS, ma più giovani, raccogliendo mediamente 100 mila dollari in più per ogni spot andato in onda all'interno di una loro puntata.
Nei prossimi sette anni, poi, si prevede che gli Usa resteranno il maggiore mercato globale della pay tivù e i principali produttori di serie televisive dal successo planetario.
L'Italia è uno dei Paesi europei che importa di più dal mercato statunitense ed anche per questo la fiction made in Italy continua a soffrire.
IL SUCCESSO DI GOMORRA IN INGHILTERRA. Dal 2008 al 2012, secondo l'ultimo rapporto stilato dall'Istituto di Economia dei media della Fondazione Rosselli, la perdita nel volume d'affari si è attestata al 24%. A fine 2013 il fatturato era fermo a 650 miliardi di euro. E non cambieranno di molto i numeri nemmeno per il 2014, nonostante il successo straordinario in Inghilterra della serie Gomorra (prodotta da Sky insieme a Cattleya e Fandango), che ha fatto il pieno d'ascolti, convinto la critica e dato il via a una vera e propria Gomorra-mania tutta british.

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