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TECNOLOGIA 16 Settembre Set 2014 0535 16 settembre 2014

Netflix, il mercato europeo nel mirino

Il gigante Usa del video streaming sbarca in Francia. E punta Belgio e Germania. Gli operatori tentano di arginare il pericolo. Mentre l'Italia resta a guardare.

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Netflix è nata nel 1997.

La televisione come la conosciamo? Iniziamo a dimenticarla sul serio. Il futuro è in Rete e promette grandi margini di crescita. Non per niente un gruppo come Netflix, gigante Usa delle web-tivù, ha intenzione di uscire dai confini a stelle e strisce per cavalcare l’onda dello streaming video in terreni ancora “vergini”.
IN GB DAL 2013. Il suo desiderio di conquistare l’Europa non è più un segreto per nessuno: se ne parla già da un po’, ma adesso si iniziano a vedere i primi frutti concreti. Il prossimo passo per Netflix (è presente dall'estate 2013 nel Regno Unito e nei Paesi scandinavi) è lo sbarco in Francia dove il 15 settembre è statta ufficialmente lanciata la sua piattaforma.
SEDE LEGALE AD AMSTERDAM. Poi in agenda c’è la conquista di altri Paesi come Belgio, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Germania. La sede ufficiale nel Vecchio Continente sarà ad Amsterdam e aprirà i battenti a partire dall’inizio del 2015.
UTILE NETTO SOPRA LE ATTESE. A spingere il colosso dello streaming a espandersi fuori dai confini statunitensi è stato anche un utile netto di 71 milioni di dollari realizzato nel secondo trimestre di quest’anno, il 141% in più dello stesso periodo del 2013.
LA CONCORRENZA AL COLOSSO HBO. A questi dati se ne aggiungono altri importanti: prima il boom del numero di abbonati che oggi supera i 36 milioni, poi, lo scorso agosto, l’incremento dei guadagni provenienti dagli abbonamenti (passati da 1,141 miliardi di dollari a 1,146). Numeri che ora insidiano anche quelli di Hbo, il gigante della tivù via cavo americana.

Una strategia per la Francia e una lezione per il Vecchio continente

Kevin Spacey e Robin Wright, protagonisti della serie House of Cards di Netflix.

Il sistema televisivo francese, certo, non pare esaltato dall’idea che una media company americana affascini gli spettatori d’Oltremanica con le sue serie tivù come Orange Is The New Black o Bojack Horseman.
A questo si aggiunge il fatto che la sede europea di Netflix non sarà sottoposta alla stessa fiscalità e alla stessa normativa in materia di finanziamenti a cui sono soggette le tivù transalpine.
IL TIMORE DEI PLAYER LOCALI. Inoltre la concorrenza del colosso statunitense già preoccupa vertici e sponsor delle emittenti francesi. Concorrenti come CanalPlay, il servizio di video on demand gestito da CanalPlus che si è già dato da fare per aggiornare i cataloghi e ha messo in moto la macchina dei diritti per poter trasmettere programmi come House of Cards.
FRIZIONI SULLA LINGUA. Nel frattempo realtà come Numericable, gruppo di telecomunicazioni che ha lanciato anche la sua tivù on demand, hanno dato ai propri clienti la possibilità di avere accesso a moltissimi contenuti gratuitamente sul web. Qualcuno si è addirittura indispettito dal fatto che Netflix non sia tecnicamente soggetta a regole che la obblighino a offrire almeno il 40% dei suoi contenuti in francese.
MARSEILLE, SERIE PRODOTTA IN CASA. In realtà, però, dopo le polemiche sull'americanizzazione della cultura, i vertici di Netflix hanno incontrato politici, autorità di regolamentazione e rappresentanti dei media per presentare una strategia che comprenda anche accordi di trasmissione di vecchi film transalpini. A questo si aggiunge anche l’impegno a sviluppare una produzione televisiva originale in lingua francese e ambientata sul posto: Marseille, sceneggiato politico in otto puntate. Una strategia, cioè, che prevede l'investimento di decine di milioni di euro nell'economia francese, anche se la società sarà basata fuori dal Paese evitando elevate imposte locali sulla cultura.

Dalla Germania all’Austria: l’Europa scalda i motori (e affila le armi)

Il fondatore di Netflix, Reed Hastings.

L’annunciata espansione di Netflix in nuovi mercati europei certo non ha lasciato indifferenti gli operatori del settore, che hanno iniziato a rimboccarsi le maniche per tenere testa alla concorrenza a stelle e strisce. Fra i più agguerriti c’è Ard, la televisione di Stato tedesca che ha intenzione di realizzare un portale dedicato.
LA PARTNERSHIP CON ZDF. In realtà Ard aveva già sostenuto il progetto di un’altra piattaforma, chiamata Germany’s Gold, in partnership con l’altro operatore pubblico, Zdf. Il progetto però era stato bloccato l’anno scorso dall’Antitrust tedesco, che aveva contestato le clausole di esclusività sulla distribuzione dei contenuti e aveva avanzato il dubbio che altre piattaforme potessero restare escluse.
Anche l’omologo austriaco di Ard, Orf, si è già mosso in questo senso. Tempo fa aveva acquistato una quota in Flimmit, un servizio di video online locale che offre un catalogo di oltre 2 mila titoli, tra film, serie e documentari - quasi tutte produzioni austriache, - che possono essere noleggiati per la visione in streaming oppure acquistati.
DEUTSCHE TELEKOM SI FREGA LE MANI. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, però, adesso Orf vorrebbe sfruttare Filmmit per implementare una piattaforma di video streaming con la quale competere con Netflix.
Se da una parte c’è chi è intento a combattere la sua crociata contro l’americanizzazione dell’Europa, dall’altra c’è anche chi spera di trarre profitto dall’ingresso del gigante Usa nel panorama dei contenuti video on demand continentali. Fra questi c’è Deutsche Telekom che, sempre secondo indiscrezioni, vorrebbe portare Netflix su Entertain, il proprio servizio di Ip tivù.

L’Italia aspetta la sua rivoluzione digitale

Marco Patuano.

Il catalogo di Netflix negli Stati Uniti vanta circa 10 mila titoli a prezzi concorrenziali e facilmente accessibili. Con l’arrivo in Europa, però, per quesitoni di licenze l’offerta dovrebbe scendere a 3 mila titoli.
A questo si aggiunge anche il problema della lingua visto che tutti i contenuti sono in inglese e che per alcuni Paesi l’idea dei sottotitoli non pare convincere molto. Un problema che si porrebbe anche in Italia se dovesse sbarcare il portale di web video statunitense.
Sull’arrivo di una realtà come Netflix in Italia si parla già da tempo ma a oggi non ci sono gli elementi nemmeno per costruire un’alternativa nostrana efficace. Il motivo? L’insufficiente penetrazione della banda larga, per esempio.
INTERNET ANCORA A RILENTO. Internet, infatti, in molti casi non viaggia ancora alla velocità necessaria per vedere senza problemi contenuti in streaming. In realtà però nel nostro Paese ci sarebbe molto mercato e una grande fetta di pubblico interessata ad accedere a contenuti televisivi (soprattutto film e serie tivù) di qualità on demand. Quindi, forse, il vero problema che blocca Netflix è lo stesso che blocca molte altre possibili alternative anche made in Italy: la mancanza di disponibilità dei diritti televisivi.
IL FRENO DELLA PIRATERIA. Il problema riguarda ovviamente la riproduzione dei film, ma anche delle serie tivù, mercato che in Italia è dominato dalla pirateria e nel quale anche operatori come Sky Online non riescono neppure a offrire, molto spesso, le stagioni complete di ogni serie. Per avere un servizio di video streaming efficace in Italia potrebbe essere quindi necessario attendere i risultati dei nuovi operatori (da Sky Online a Infinity).
E magari, se dovessero finalmente accorgersi che la propria offerta non è sufficiente a mantenerli attivi, potrebbero sentirsi costretti a rivedere la politica di distribuzione dei propri diritti e aprirli alla concorrenza per monetizzare di più. Solo così si riuscirebbe ad avere disponibili su una piattaforma tutti i contenuti potenzialmente accessibili online, così come già oggi succede con la musica.
TELECOM PUNTA SULLA FIBRA. Intanto però un possibile accordo fra Telecom Italia e Netflix sarebbe in grado di accelerare questo processo già in atto. Secondo alcune indiscrezioni il numero uno di Telecom, Marco Patuano, avrebbe già incontrato i vertici della società Usa per convincerla a puntare sull’Italia giocando la carta del progetto di sviluppo della fibra su cui il principale operatore telefonico nostrano è già a lavoro.

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