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SCENARIO 19 Settembre Set 2014 0610 19 settembre 2014

Rcs, soci in uscita e in entrata

Mediobanca, Pesenti e Bazoli verso l'addio. Occhi puntati su Cairo e Invesco.

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Sede di Rcs mediagroup a Milano.

Via Solferino sembra sempre più il Grand Hotel. Gente che fa le valigie (Mediobanca o i Pesenti), gente che entra e forse cresce (Urbano Cairo e il fondo americano Invesco).
La guerra tra gli Elkann e Della Valle - per ora ha vinto la dinastia torinese - avrà anche balcanizzato Rcs, ma questo non ha frenato le mire sull’ex salotto buono. Infatti si lavora sotto traccia per stringere un nuovo patto di sindacato, dove le azioni - per una volta - si conteranno e non si peseranno soltanto.
QUEL PATTO NON SCRITTO. Gli Agnelli-Elkann hanno il 16,73%, Diego Della Valle è sceso al 7,32%. In teoria nessuno dei due sta comprando, ma gli osservatori di mercato credono che sia saltato il patto non scritto che dà a Fiat la facoltà di scegliere il direttore del Corriere della Sera e al re del made in Italy quella di indicare il presidente del gruppo, visto l’imminente uscita di Angelo Provasoli.
OCCHI SU CAIRO E INVESCO. Fatto sta che decisive per capire i nuovi equilibri del gruppo editoriale saranno le mosse di Urbano Cairo (3,7%) e soprattutto quelle del fondo d’investimento Invesco, che negli ultimi mesi sarebbe salito dal 5,3% a una quota superiore al 9%.
L’appuntamento della prossima primavera - l’assemblea, in cui Fiat ha al momento la forza di nominare due terzi del board - potrebbe vedere molte sorprese se Della Valle riuscisse a fare una lista con lo scalpitante editore de La7 o trovasse un accordo con i fondi.
DUBBI SUL TURNAROUND DI SCOTT JOVANE. Quel che è certo è che il piano di risanamento e ristrutturazione portato avanti dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane viene considerato da alcuni soci troppo conservativo e troppo squilibrato sulle necessità degli Agnelli.
Ai tagli da 400 milioni non sono seguiti investimenti adeguati. Le banche (soprattutto quelle azioniste, Mediobanca e IntesaSanpaolo) non gradiscono le pressioni per ristrutturare il debito, che al momento è sceso soltanto fino a quota 518 milioni. Alcune acquisizioni (Hotelyo o Youreport) o lo stesso lancio di Gazzabet (tra i soci vi sono presidenti di serie A come i soliti Agnelli, Cairo e Della Valle) avrebbero favorito alcuni azionisti.
FUSIONI SUL TAVOLO. Anche per questo l’ex numero uno di Microsoft Italia starebbe studiando, nonostante le smentite, di fondere le attività spagnole (El Mundo e Marco) con il gruppo Vocento. Operazione che permetterebbe a Rcs di restare nel Paese iberico e, come scrive Repubblica, «senza ascrivere minusvalenze eccessive in bilancio e deconsolidando una parte dei debiti».
SOCI IN FUGA. Intanto continua la fuga tra i vecchi soci. Gli ultimi ad annunciare di voler uscire da Rcs sono stati gli storici azionisti di Mediobanca. Alberto Nagel e Renato Pagliaro, da tempo, hanno deciso di “rottamare” le loro partecipazioni non strategiche. Infatti hanno già azzerato le quote in Gemina, Saks, IntesaSanpaolo e Cashes Unicredit.
Ora tocca a Telco e, soprattutto, al salotto buono di via Solferino. O a quello che rimane di esso. Infatti la banca di Piazzetta Cuccia - un tempo seconda azionista - è già scesa dal 14,93 al 6,2%, cedendo azioni per 25 milioni di euro e realizzando 8 milioni di utili. E via via fino a mettere sul mercato tutte le sue azioni.
PESENTI IN USCITA... Con motivazioni non diverse stanno per uscire anche i Pesenti. La storica famiglia bergamasca del cemento ha ridotto nelle ultime settimane la propria quota dal 2,75 all'1,96%.
Presto potrebbe azzerare la partecipazione, che un anno fa ammontava al 7,74% del capitale. Alleati fidati degli Agnelli, i Pesenti si erano stancati negli ultimi tempi di fare da pacieri sull’asse Fiat-Tods.
...E PURE BAZOLI. Ha deciso di abbandonare il presidio di via Solferino, anche Giovanni Bazoli (Intesa ha il 4,18%): non a caso a questo passo indietro è seguito anche quello del direttore del Corriere inviso a Fiat, Ferruccio De Bortoli.
Intanto puntano a incassare almeno un centinaio di milioni sia la Pirelli sia gli eredi del re delle cliniche lombarde Ettore Rotelli, con quote vicine al 4%.
Chi vuole, se ha i soldi, ha tutti i mezzi per scalare il Corriere. Basta mettersi contro gli Agnelli.

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