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ECONOMIA 6 Novembre Nov 2014 1125 06 novembre 2014

Crescita Ue, Ocse: «Ripresa ferma nell'Eurozona»

Stime in crescita per il Pil italiano. Ma solo la Russia fa peggio di noi.

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Un operaio al lavoro alla catena di montaggio.

Il 2015 sarà un altro anno di transizione. E l'uscita dalla crisi per l'Eurozona è ancora da rimandare.
A lanciare l'allarme è stata l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che nel suo Outlook economico preliminare per i Paesi del G20 ha evidenziato come alcuni degli Stati membri stiano «cominciando a risalire la china», ma ha precisato come «la zona euro sta rallentando fino a fermarsi» e questo, «rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l'inflazione persistentemente lontana dall'obiettivo».
RISCHIO DI CRESCITA ZERO. L'unione monetaria, ha spiegato il capo economista Catherine Mann durante la presentazione dell'Outlook, «corre il rischio di trovarsi una crescita zero e un'inflazione zero», cosa per cui l'Ocse è «molto preoccupata».
«C'è una probabilità di deflazione e di crescita zero del Pil e stagnazione», ha spiegato, «e quando questi rischi esistono deve essere un momento capitale per i politici, per fare un passo avanti sulle loro proposte in materia di riforme».
Nelle sue stime di crescita (nella zona euro +0,8% nel 2014, +1,1% nel 2015 e +1,7% nel 2016), però, l'Ocse al momento presume che il rischio negativo non si materializzerà, ma al contrario «le misure strutturali approvate saranno implementate e porteranno i loro frutti, lo stimolo monetario continuerà, cosa che permetterà all'eurozona di rivitalizzarsi».
SOLO LA RUSSIA FA PEGGIO. L'Ocse ha anche rivisto, ancora una volta, le stime sul Prodotto interno lordo italiano: nel 2015 crescerà di appena dello 0,2% (l'Istat aveva parlato di +0,5% mentre il governo aveva addirittura sperato nel +0,6%). Buone notizie, però, per il 2016 con il Pil a +1%.
Anche se l'organizzazione internazionale ha rivisto al rialzo i suoi conteggi (+0,1% rispetto alle stime di settembre), per l'Italia non c'è da festeggiare, visto che Roma è destinata a occupare il penultimo posto nella classifica della crescita del 2015: solo la Russia, ferma a zero, riuscirà a fare peggio.
COLPA DI GERMANIA, FRANCIA E ITALIA. Ma a preoccupare gli analisi non è il nostro Paese, quanto l'eurozona nel suo complesso, dove la crescita «ha rallentato» e la colpa è della «debolezza di Germania, Francia», ma pure «dell'Italia»: sono questi gli Stati che hanno «miglioramenti nella periferia».
«Senza supporto macroeconomico», ha aggiunto l'Ocse, «la performance di crescita sarà ben più debole di quella previsione».
EVITARE LA CONTRAZIONE FISCALE. Quindi, l'organizzazione internazionale ha invitato l'area euro a utilizzare «tutto il margine disponibile nell'ambito delle regole europee» per evitare «una contrazione fiscale pro-ciclica» e sostenere la crescita. Poi ha evidenziato che «rallentare il passo del riassetto potrebbe aiutare a sostenere la domanda e supportare le riforme strutturali già concordate».
Secondo l'Ocse, per esempio, la Banca centrale europea «deve espandere il suo stimolo monetario al di là delle misure finora annunciate», in particolare impegnandosi a «un acquisto consistente di asset ('quantitative easing') fino a quando l'inflazione no sarà tornata in linea».
LIVELLI DI DEBITO TROPPO ALTI. Nell'introduzione all'Outlook economico preliminare, Mann ha poi sottolineato che i Paesi del G20 restano vulnerabili sul fronte dei conti pubblici, e in particolare «nelle economie avanzate sono stati fatti pochi progressi nel ridurre i livelli elevati di debito pubblico e privato ereditati dal periodo pre-crisi, in parte perché la crescita è stata lenta e l'inflazione bassa».
I livelli del debito «restano alti per gli standard storici», è stato scritto nel rapporto Ocse, e di conseguenza «il rischio di instabilità finanziaria rimane elevato».

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