giornalismo
MAMBO 11 Novembre Nov 2014 1255 11 novembre 2014

Il futuro del giornalismo si discute a Roma

Il 5 dicembre uno dei più importanti eventi sui media degli ultimi tempi. Un confronto con gli esperti americani.

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Walter Lippmann, forse il più grande giornalista di tutti i tempi, scrisse nel 1922 un libro che conserva una sua straordinaria attualità e che intitolò, con sguardo lungo, L’opinione pubblica.
All’inizio e alla fine di questo saggio, che aprì la strada ad altri studi sul tema, ci sono due considerazioni interessanti.
La prima dice: «La democrazia nella sua forma originaria non ha seriamente affrontato il problema derivante dalla non automatica corrispondenza delle immagini che gli individui hanno nella loro mente alla realtà del mondo esterno... Il governo rappresentativo non può funzionare bene se non c’è un’organizzazione indipendente che renda i fatti non visti comprensibili a quelli che devono prendere decisioni».
La seconda è la seguente, e praticamente conclude le circa 400 pagine del saggio: «Quando gli uomini agiscono in base al principio della ricerca e della documentazione, vanno a cercare i fatti e a formarsi una loro saggezza. Quando lo trascurano, rientrano in se stessi e trovano solo ciò che hanno dentro. E così elaborano i loro pregiudizi invece di accrescere le loro conoscenze».
È CAMBIATA LA STAMPA, BELLEZZA. Qui c’è il giornalismo. Qui ritroviamo il suono perfido, irritante, arrogante di quella frase - «È la stampa bellezza e tu non puoi farci niente» - pronunciata da Humphrey Bogart ne L'ultima minaccia.
Solo che quella stampa, quel fatti che aiutano l’uomo ad avere saggezza, e che accrescono le conoscenze e non i pregiudizi, è cambiata radicalmente sia dal tempo in cui scriveva Lippmann sia, con eccezionale rapidità, nel tempo che viviamo.
Cambiate le dimensioni aziendali, i mezzi di comunicazione, i linguaggi. Ci si può ritrarre stupiti da tutto ciò, pensando a operatori dell’informazione atterriri di fronte alle crisi dei giornali di carta e alla faticosa affermazione di quelli on line. Oppure si può prendere il toro per le corna e andare a vedere.
NEGLI USA LE COSE SONO PIÙ AVANTI. A vedere dove? Là dove le cose sono più avanti, cioè negli Stati Uniti, patria del giornalismo investigativo e di inchiesta. Quello che fa cadere i presidenti, racconta storie patriotticamente spiacevoli, con tanti reporter vittime delle più feroci vendette terroristiche.
Gli Usa e non solo, ma si parte da qui. Lo si farà il 5 dicembre a Roma, sotto l’egida del Centro studi americano guidato dal prefetto Gianni De Gennaro, presidente di Finmeccanica, in un convegno che ha tanti motivi per diventare un evento culturale di prima grandezza.
Il titolo dell’incontro è interamente dedicato allo “Stato dei media nel mondo e negli Usa”, ma sono gli interlocutori a dare significato alla giornata di dibattito e di ricerca.
ESPERTI AMERICANI NELLA CAPITALE. Per la prima volta, tutti assieme, si trovano i personaggi più importanti del sistema mediatico statunitense. È un pezzo di America che si trasferirà a Roma per discutere con direttori di giornali e editori, ma anche con uomini delle istituzioni, esponenti della cultura e uomini d’affari sul quadro dell’informazione negli Usa.
L’incontro che il Centro studi americano organizza con la forte collaborazione della Luiss vedrà anche gruppi di giovani studenti della prestigiosa università a seguire e interloquire con gli ospiti.
Chi sono allora i discussant? Ci si imbatte subito in un'altra novità. Un ruolo di primo piano lo svolge una esperta giornalista che è stata fra l’altro “firma” della Cbs News, successivamente direttore della Comunicazione del presidente Obama e oggi è qui in Italia come moglie dell’ambasciatore americano nel nostro Paese, John R. Phillips.
La signora in questione, che lascia per qualche ora i panni della first lady di ambasciata per tornare a fare la giornalista, è Linda Douglass che curerà due panel.
C'È ANCHE IL DIRETTORE DEL WSJ. Il primo in dialogo serrato con Jeff Fager, amministratore delegato di Cbs News e produttore della famosa trasmissione 60 minutes, e con Gerard Baker, direttore del Wall Street Journal.
Toccherà a loro riflettere sull’evoluzione dei media negli ultimi 10 anni. L’ambasciatrice tornata cronista la ritroveremo nel terzo panel quando affronterà il tema delle donne nei media con Andrea Mitchell, corrispondente e caporedattrice della redazione esteri della Nbc, nonché, per fare un po’ di gossip, moglie di Alan Greenspan.
Gli altri due panel saranno guidati da Maria Latella, protagonista dell’ideazione e organizzazione dell’evento, che discuterà con Justin Smith, Ceo di Bloomberg Media Group e Roberto Cotroneo, titolare del corso sul giornalismo alla Luiss, che modererà il dibattito fra David Carr, editorialista del New York Times e Ed O’Keefe, vice presidente della “Cnn Money and Politics” che ragioneranno soprattutto delle nuove tecnologie digitali.
IL PIÙ IMPORTANTE EVENTO SUI MEDIA. La giornata di studio che sarà trasmessa in diretta streaming si annuncia, quindi, come il più importante evento sui media che sia stato organizzato in tempi recenti in Italia.
Il dialogo fra gli esponenti del mondo dell’informazione statunitense e i loro omologhi italiani potrà aiutare a capire meglio quale può essere il futuro dell’informazione, sempre per aiutare, come scriveva Lippmann, gli uomini a non vivere dei loro pregiudizi, ma a misurarsi con la realtà.

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