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EDITORIA 26 Novembre Nov 2014 1201 26 novembre 2014

Rcs, si allarga l'asse contro Marchionne

Della Valle sta coagulando un fronte anti Fiat in vista dell'assemblea di aprile che nominerà i nuovi vertici. Se vince, de Bortoli potrebbe restare direttore.

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Diego Della Valle.

Rivolta di alcuni soci contro il dominio Fiat, e una partita sulla direzione del Corriere della sera destinata a riservare ancora molte sorprese.
A cinque mesi da quella che per Rcs è la tanto attesa ora X, ovvero la scadenza dell'attuale Consiglio d'amministrazione e la successiva nomina dei nuovi vertici da parte dell'assemblea dei soci, fervono tra i fronti avversi i preparativi di una battaglia che si annuncia cruenta.
L'appuntamento di primavera, quindi, tutto sarà meno che un evento di routine.
AZIONISTI DIVISI IN BLOCCHI CONTRAPPOSTI. Dopo anni in cui ne è stata ferreamente ingabbiata, la casa editrice non è più governata da un patto di sindacato, quindi ognuno dispone per sé senza essere vincolato dalle decisioni di altri.
L'attuale compagine è divisa in blocchi contrapposti: da un lato la Fiat, che con un blitz in occasione dell'ultimo aumento di capitale ha portato la sua partecipazione al 20%, diventando il socio di riferimento.
Dall'altra Diego Della Valle che, pur avendo dichiarato di essersi pentito amaramente dell'investimento fatto, controlla ancora un sostanzioso pacchetto di oltre il 7%.
EQUILIBRI PRECARI NELLA GOVERNANCE. C'è poi Mediobanca, la cui quota del 9,9% la porterebbe a essere l'ago della bilancia tra i due contendenti, non fosse che la banca di piazzetta Cuccia ha già fatto sapere la sua intenzione di vendere tutto.
Cosa che anche altri soci, per esempio la famiglia Pesenti (scesa sotto il 2%) e la stessa Banca Intesa (ora al 4,1%), hanno già cominciato a fare per motivi diversi.
Il risultato è che, da titolo praticamente illiquido (il patto di sindacato al massimo del suo splendore era arrivato a bloccare quasi l'80% del capitale) ora Rcs si ritrova sul mercato un flottante di tutto rispetto, tale da poter sovvertire gli attuali precari equilibri a vantaggio dell'uno o dell'altro.

Della Valle e Cairo rafforzano l'alleanza anti Elkann

Urbano Cairo.

Fiat, che di fatto comanda avendo espresso il capo azienda Pietro Scott Jovane e dato un benservito a tempo all'attuale direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli (se ne andrà anche lui ad aprile), non ha una partecipazione tale da metterla al riparo da eventuali azioni ostili.
Della Valle, che ha stretto un entente cordiale con Urbano Cairo - socio al 3,6% - e la cui ostilità nei confronti dei torinesi ha raggiunto inusitate punte di asprezza, sta cercando di coagulare un asse che vi si contrapponga.
TITOLO IN BORSA AI MINIMI STORICI. Complici risultati che, se pur in miglioramento, fanno segnare a Rcs ancora perdite consistenti (93 milioni nei primi nove mesi del 2014), il titolo in Borsa è ai minimi storici. La società tutta capitalizza poco più di 500 milioni di euro, una cifra che la rende preda poco costosa per chi volesse tentare il take over.
Il disaccordo tra i soci renderebbe poi l'impresa ancora più facile, visto che dovrebbe essere Fiat da sola a incarnare i panni del cavaliere bianco. Un ruolo che forse dovrà ugualmente recitare per difendersi dall'attacco interno della cordata capeggiata dall'imprenditore marchigiano.
BAZOLI PROVA A SCONGIURARE L'ADDIO DI DE BORTOLI. In una ipotetica conta con lui, oltre a Cairo e i Pesenti, ci potrebbe essere Banca Intesa, le cui azioni da sempre in Rcs, più che contarsi, si pesano. Il padrinaggio di Giovanni Bazoli sul quotidiano di via Solferino non è mai venuto meno dai tempi in cui, era il lontano 1981, lo salvò dal fallimento del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Il presidente di Banca Intesa, strenuo sostenitore di Ferruccio de Bortoli, potrebbe infatti utilizzare tutta la sua influenza per scongiurarne l'uscita già decisa con un comunicato ufficiale dell'azienda lo scorso 31 luglio.
Un comunicato anomalo, in cui l'attuale direttore veniva congedato (per mano, anche qui procedura insolita, di Luca Garavoglia, il patron della Campari che è anche consigliere di Rcs, da tempo grande detrattore di de Bortoli) tempo nove mesi dall'approvazione del bilancio 2014, ovvero ad aprile dell'anno prossimo.

Più Marchionne sta con Renzi, più il fronte di Mr Tod's si compatta

Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera.

Ma andrà tutto liscio come vorrebbe Fiat?
Non proprio. Il durissimo editoriale contro Matteo Renzi vergato lo scorso 24 settembre ha di fatto reso de Bortoli un punto di riferimento per quei soci che si sono dichiarati delusi dall'azione del premier, Della Valle in testa.
UN BRACCIO DI FERRO TUTTO POLITICO. La contrapposizione interna alla compagine azionaria è quindi anche politica: più si rafforza il legame tra il premier e Sergio Marchionne, che all'epoca liquidò l'editoriale del direttore con uno sprezzante «abitualmente non leggo quel giornale», più il fronte capeggiato da Mister Tod's si consolida: Cairo, Pesenti, Mediobanca che potrebbe stare con lui, e soprattutto Banca Intesa, se Della Valle le fornisse assicurazioni sulla riconferma dell'attuale direttore.
Il quale, a tutt'oggi, è asserragliato in via Solferino e ha interrotto non per sua volontà le comunicazioni con l'amministratore delegato e la gran parte dei soci. E non può procedere, essendo sottomesso a questo strano regime di prorogatio, ad alcuna nomina se non quella, annunciata, di Venanzio Postiglione alla vice direzione.
CALABRESI IN POLE PER LA DIREZIONE DEL CORSERA. Una deroga che Torino ha accolto con favore, per il semplice motivo che Postiglione ha buonissimi rapporti con Mario Calabresi, direttore della Stampa, il cui nome capeggia di gran lunga la lista dei candidati alla successione di de Bortoli.
Non male per uno che, come recitava il comunicato di benservito riportando una dichiarazione del presidente Angelo Provasoli, avrebbe dovuto fornire «il suo supporto per identificare il successore alla guida del quotidiano, una fase che richiederà tempo e particolare cura».
Un supporto di cui, sinora, nessuno ha pensato bene di servirsi.

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