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EDITORIA 5 Dicembre Dic 2014 1713 05 dicembre 2014

Censis, dal 1990 dimezzate le vendite dei quotidiani

Il dati del 48esimo rapporto: perse tre milioni di copie. Il 47% degli italiani ne fa a meno.

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Dal 1990 le vendite dei quotidiani italiani si sono ridotte della metà.

Tempi duri per la stampa: in Italia, secondo l'ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, i quotidiani hanno dimezzato le vendite rispetto a 25 anni fa. Dal 1990, anno del massimo storico delle vendite, con poco meno di 7 milioni di copie giornaliere, si è scesi sotto i 4 milioni.
IL 47% DEGLI ITALIANI FA A MENO DELLA STAMPA. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria dieta mediatica è salita al 47%. Il 20,8% della popolazione legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web d'informazione. Il Censis ha registrato, inoltre, flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è registrato nei periodici (-7,7%), seguiti dai quotidiani (-5,6%) e dalle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%, pari in valore assoluto a 602 unità lavorative nei confronti dell'anno precedente.
IN QUATTRO ANNI 1.662 GIORNALISTI IN MENO. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dal settore dell'editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell'area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%). E se gli iscritti all'Ordine dei giornalisti sono rimasti sostanzialmente invariati (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell'1% circa), sono cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano.
IN CRESCITA IL LAVORO AUTONOMO. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 6 su 10. Nei primi sei mesi del 2014 il Censis ha rilevato, inoltre, un calo degli investimenti pubblicitari del 2,4%. La televisione ha beneficiato dell'effetto della Coppa del mondo segnando un +1,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, la carta stampata registra una flessione dell'11%, la radio del 2,9% e internet, dopo la galoppata a due cifre conosciuta fino al 2012, ha subito una battuta d'arresto (+0,1%).
TIVÙ MEZZO DOMINANTE. La televisione si è confermata il mezzo dominante, riuscendo a convogliare più della metà delle risorse spese annualmente dalle aziende per l'informazione commerciale. I quotidiani hanno assorbito una fetta di mercato pari al 12,7%, contro il 7,6% della stampa periodica. Internet, invece, si è attestato al 7,3% del totale.

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