Alessio Vinci 141216200703
INTERVISTA 16 Dicembre Dic 2014 2002 16 dicembre 2014

Agon, Alessio Vinci: «Far partire una tivù non è una passeggiata»

Rischio. Fatica. Quella che gli inglesi chiamano resilience. L'ex conduttore di Matrix sulle difficoltà di mettere in piedi un canale.

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Alessio Vinci, 46 anni.

Alessio Vinci non usa giri di parole: «Per mettere in piedi una televisione ci vogliono due palle così».
L'ex conduttore di Matrix, dove approdò dopo l'addio di Enrico Mentana, ed ex inviato della Cnn, è stato il primo ad attraversare l'Adriatico e ad arrivare a Tirana come direttore editoriariale di Agon Channel. E sa «cosa vuol dire far partire un canale dal nulla», assicura a Lettera43.it.
Occorre «crederci», aggiunge. «Lavorare sodo, senza orari. Facendo una gran fatica».
Le dimissioni di Antonio Caprarica dalla direzione delle news del canale in lingua italiana sono appena arrivate, scatenando la reazione dell'editore Francesco Becchetti che le ha definite «strumentali».
«UN TG NON VIENE MALE PERCHÉ MONTATO IN UN CONTAINER». Vinci, che ha sciolto il suo rapporto di lavoro con il gruppo lo scorso luglio, non intende entrare nella polemica. Una cosa però la mette in chiaro: «Se un tg è fatto male non è perché si monta in un container. In Afghanistan o in Iraq non è che si montasse in uno studio».
Insomma fare crescere una tivù non è uno scherzo. «Assomiglia a una traversata del deserto. Sai che prima o poi ti verrà sete». E allora l'unica cosa che si può fare è «portarsi una bottiglia d'acqua più grande». Fuor di metafora bando alle frasi fatte del tipo: «È una sfida». Non significa nulla, continua Vinci. «Per definizione una sfida implica sacrificio, fatica e, soprattutto, rischio». E, sorridendo ricorda una battuta di un suo vecchio capo della Cnn: «Non mi parlare delle doglie, fammi vedere il bambino».

Vinci: «Il potenziale c'è, ma non bastano i soldi per avere successo»

Paradossalmente, verrebbe da dire, la partenza del canale albanese al quale l'ex conduttore di Matrix «ha dato un volto e un nome» è stata ben più fluida di quello italiano.
«I problemi non sono mancati», ammette il giornalista. «Mi portai a Tirana una mia collaboratrice da Roma, pagandola di tasca mia. Poi, dopo due mesi, l'editore ne assunse una albanese. Dove c'è un buco va messa una toppa. Si lavora in una start-up».
«LA MACCHINA È UN PO' INGOLFATA». Per riuscire nell'impresa occorre quella che «gli inglesi la chiamano resilience», spiega non abdicando alla sua anglofilia, «un termine perfetto». Che tradotto in italiano significa più o meno elasticità, flessibilità. Ma anche capacità di recupero.
Poi, è vero, il canale italiano non è partito col botto. Nonostante il battage mediatico. «La macchina è ancora un po' ingolfata», sottolinea Vinci, «ma del resto è partita da nemmeno tre settimane». I telegiornali non sono aggiornati - «io sono un fan della diretta sempre e comunque», tiene a precisare - e il palinsesto è in via di perfezionamento, con ancora troppe repliche.
UNA PARTENZA DIFFICILE. «L'edizione albanese era senza dubbio di qualità superiore», ripete con un pizzico di orgoglio. Questo però non significa che le cose non cominceranno a funzionare. «Alcuni programmi, come Il Contratto di Sabrina Ferilli, non è male. Per esempio quando ha avuto ospite Walter Veltroni ha fatto una bella puntata. Peccato solo che fosse registrata e non aggiornata con le ultime inchieste romane».
Vinci promuove anche alcuni giochi. «Il potenziale c'è tutto», conclude. Basta saperlo far fruttare. Il che, però, non è scontato. Perché «anche con tutti i soldi del mondo non è detto che una tivù riscuota successo».
DOPO LO SFOTTÒ, IL PELLEGRINAGGIO. Infine si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Quando ho deciso di trasferirmi in Albania molti mi hanno preso in giro. Poi però tutti mi sono venuti a trovare: da Bruno Vespa a Enzo Iacchetti, fino a Jimmy Ghione. Sabrina Ferilli stessa la contattai io. In due giorni ad agosto ci siamo incontrati». E lui ha accolto «sempre tutti a braccia aperte».
Visto che in questo lavoro, come dice Vinci, «nessuno ti regala nulla», forse prima di accettare l'incarico Caprarica una telefonata avrebbe potuto fargliela.

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