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INTERVISTA 16 Dicembre Dic 2014 1848 16 dicembre 2014

Antonio Caprarica lascia Agon Channel: «Non potevo continuare»

Niente diretta, niente mezzi, orari massacranti. «Una volta un giornalista è persino collassato». Caprarica a Lettera43.it. Vinci: «Far partire una tivù non è una passeggiata».

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Più che Agon è Agonia Channel. Il canale messo in piedi al di là dell'Adriatico, a Tirana - esperimento di prima televisione delocalizzata - da Francesco Becchetti, nipote di quel Manlio Cerroni patron della discarica di Malagrotta accusato di falso in atto pubblico, ha perso un altro dei suoi pezzi da novanta.
Dopo l'addio di Alessio Vinci, approdato in Albania dopo l'esperienza a Matrix, a mollare il progetto è stato Antonio Caprarica.
ADDIO DOPO DUE SETTIMANE. L'ex corrispondente Rai da Londra, il signore della cravatta e delle dirette da Buckingham Palace, era direttore editoriale e responsabile delle news del canale in lingua italiana.
Dopo soli 15 giorni dal lancio avvenuto in pompa magna ha gettato la spugna. «Non avevamo orari di lavoro, la redazione era composta da solo nove colleghi più io e Giancarlo Padovan, mio vice e a capo dello sport», si sfoga il giornalista con Lettera43.it.
Una stampante, un telefono. Turni massacranti di 12 ore. «Alle mie proteste l'editore ha risposto di non credere in principio che chi lavora 12 ore al giorno debba necessariamente stare male. E che lui ha lavorato 20 ore per 30 anni».
BECCHETTI: «DIMISSIONI STRUMENTALI». Dura la replica di Becchetti. «Trovo le dichiarazioni del dottor Caprarica assolutamente inaccettabili e gratuite e la sua decisione illegittima, se non anche strumentale», ha dichiarato in una nota. «Non corrisponde al vero che la struttura organizzativa e il personale della redazione giornalistica messi a disposizione del dottor Caprarica siano inadeguati. Sin dall'inizio del rapporto, ha condiviso l'idoneità delle strutture e la qualifica del personale necessari all'espletamento del suo incarico nella fondamentale e delicata fase di start up di Agon Channel».
«Evidentemente», ha concluso Becchetti, «Caprarica non ha saputo calarsi nel modello di business di Agon Channel, che punta alla qualità coniugata con l'efficienza. Questa è per noi, oggi, la tivù del futuro; forse è rimasto alla tivù delle spese fuori controllo e del passato».
CAPRARICA: «RETE SENZA PALINSESTO». Due mondi diversi, a sentire il diretto interessato. «Basta notare che la rete», insiste Caprarica, «non ha ancora un palinsesto. Va avanti di repliche. Non mi pare che fossero queste le condizioni che mi erano state presentate quando mi hanno proposto l'incarico».

Antonio Caprarica, 63 anni.

DOMANDA. Quali erano le condizioni che l'avevano spinta ad accettare?
RISPOSTA. Mi dissero che avrei avuto una squadra di 12 redattori, corrispondenti dall'Italia. E una struttura di produzione «a livello internazionale».
D. E invece che cosa ha trovato a Tirana?
R. Montavamo nei container. Quando pioveva dovevamo trasferirici nel capannone della tivù albanese altrimenti si sentivano le gocce di pioggia.
D. Niente mezzi?
R. Nemmeno la diretta. Andavamo in onda non dico con una leggera differita ma con un'ora e mezza di ritardo. Alla faccia di un notiziario. E poi senza la possibilità di correggere o aggiornare le notizie. Per non parlare delle agenzie...
D. Cioè?
R. Avevamo a disposizione solo i video dell'Ansa. Il resto era «rubato», o meglio pescato su Youtube.
D. Una redazione amatoriale...
R. Esattamente: amatoriale.
D. E i turni di lavoro?
R. Pazzeschi. Dieci tg al giorno, una trasmissione al mattino più tre puntate settimanali di un programma di approfondimento, Times Square, di cui facevo l'autore il conduttore e il producer. Mi attaccavo al telefono per trovare ospiti disposti a venire a Tirana... il tutto in nove persone.
D. La redazione delle news era di stanza in Albania, vero?
R.
Sì, tutti qua a Tirana. Becchetti ha scelto alcuni nomi di richiamo (tra gli altri Pupo, Simona Ventura e Maddalena Corvaglia, ndr) che però scendevano in Albania una volta alla settimana trovando tutto pronto. Non si rendono certo conto della situazione in cui si lavora.
D. Voi invece...
R. Noi siamo stati sottoposti a uno stress esagerato. Ero preoccupato per la salute dei giornalisti. Uno di loro ha addirittura avuto un collasso in redazione, l'abbiamo portato all'ospedale. La diagnosi? Super lavoro.
D. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
R. Sì. Dopo l'ennesima riunione ho scritto una mail all'editore in cui gli spiegavo che così non saremmo potuti andare avanti. Che avevo bisogno di più personale perché è inumano lavorare dalle 5 del mattino alle 6 del pomeriggio. Poi quando mi è stato prospettato di togliere un collega dalla redazione per dirottarlo in un talent per aspiranti giornalisti non ci ho più visto.
D. Ma almeno gli avranno offerto un bello stipendio...
R. Non voglio parlare di soldi. Sono un giornalista di 63 anni, ho un'immagine, sono conosciuto e amato dal pubblico.
D. E perché ha accettato?
R.
Per sfida. Per ogni giornalista la tentazione di creare e dirigere un nuovo giornale è troppo forte.
D. Quindi è caduto in una trappola.
R.
Io non so perché Becchetti abbia investito i suoi soldi per costruire una realtà del genere...
D. Quaranta milioni di euro si dice, mica spiccioli...
R.
Quanto abbia investito è tutto da vedere. Non credo sinceramente che siano 40 milioni (ride).
D. Che tipo di contratto aveva?
R.
Da consulente, per un anno. Poi ho scoperto che Becchetti non aveva nemmeno registrato il mio nome al tribunale come direttore responsabile.
D. E i redattori?
R.
Non ne ho idea. Credo di consulenza annuale.
D. Anche Vinci ha lasciato Agon a luglio perché non è stato trovato un accordo sul rinnovo del contratto...
R.
Non ho mai sentito Vinci, forse avrei dovuto contattarlo prima di imbarcarmi in questa avventura che è sintomatica di come sia alla deriva il nostro Paese.
D. E la professione...
R.
Sì, pure la professione.
D. E adesso cosa farà Caprarica?
R. Torno a casa e scrivo un libro. Ecco il titolo in esclusiva: Londra scostumata. Anche se più che Londra sarebbe più attuale intitolarlo Roma scostumata.

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