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INFORMAZIONE 17 Dicembre Dic 2014 1753 17 dicembre 2014

Rai, lo share alto del Tg1 blocca la riforma delle news

Orfeo al 25%. Giornalisti contrari. Stop al piano di Gubitosi. Prima bisogna salvare RaiTre.

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Luigi Gubitosi e Roberto Fico.

La riforma dell’informazione Rai - due soli centri di controllo definiti newsroom secondo il modello anglosassone al posto delle attuali singole testate - non s’ha da fare.
Non la vuole la politica, a partire dalla commissione di Vigilanza sulla Rai che si sta opponendo con tutti i mezzi a sua disposizione nonostante la debolezza del parlamento rispetto a scelte forti.
E non piace affatto sia al governo sia al partitone Rai, quello che abbraccia trasversalmente giornalisti, dirigenti e maestranze.
Così il direttore generale, Luigi Gubitosi, per l’ennesima volta è stato costretto a rimettere il piano nel cassetto in attesa di tempi migliori. E chissà se arriveranno mai.
I DATI DI ASCOLTO LO FRENANO. Il piano è 'suo', visto che lo considera la madre di tutte le battaglie. Andrebbe a toccare il principio della pluralità, tanto caro al centrodestra, e quello della lottizzazione, logica dalla quale una certa sinistra non si è mai affrancata.
A frenare ulteriormente il cambio di passo nel sistema dell’informazione Rai, spalmata su quattro testate principali (Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews) a cui vanno aggiunte le redazioni satelliti (da RaiSport a Gr parlamento) sono i dati di ascolto dell’ammiraglia dell’azienda.
Il Tg1 diretto da Mario Orfeo, nettamente contrario alla riforma così come la 'direttora' del Tg3 Bianca Berlinguer, ha messo sul tavolo della direzione generale i dati di ascolto di dicembre che, rispetto allo stesso periodo del 2013, hanno fatto registrare un balzo in avanti del 3%.
IL TG1 RESTA STABILMENTE AL 25%. La prima testata della Rai viaggia stabilmente attorno al 25% di share (martedì 16, grazie all’effetto Benigni, ha toccato la punta del 25,6% contro il 20,77% del Tg5 di Clemente Mimun) nonostante soffra per l’avvio.
Il Tg1, stando ai dati elaboratori dalla stessa azienda, parte sempre in svantaggio rispetto a Tg5 e al Tg La7 diretto da Enrico Mentana, ma riesce a recuperare nei primi minuti arrivando in netto vantaggio alla fine del giornale.
Problemi di traino, dicono gli esperti analizzando il confronto con il Tg5, mentre nel caso di Chicco Mitraglia il nodo resta la copertina del suo telegiornale, una sorta di mini giornale per strappare ascolti alla concorrenza.
Dettagli che non creano nessun problema a Orfeo, forte del fatto che il prodotto confezionato regge perfettamente la prova dello share.
LA PROPOSTA: TAGLIAMO GLI INVIATI. Perché cambiare allora, è la domanda che hanno rivolto, cifre alla mano, gli addetti ai lavori al direttore generale.
Al quale è stato fatto notare che per ridurre i costi, considerato l’obiettivo prioritario dell’azienda, si può e si deve agire su altre leve.
A partire dall’utilizzo degli inviati, per finire con la produzione dei programmi.
Insomma, la riforma dell’informazione Rai può attendere.
RAITRE A PICCO: FLORIS VERSO IL SORPASSO. Quel che non può essere rinviato, invece, è il salvataggio di RaiTre. La rete diretta da Andrea Vianello sta perdendo su tutti i fronti, tanto che martedì sera Ballarò, il programma condotto da Massimo Giannini dopo il trasloco di Giovanni Floris a La7, ha toccato il minimo storico facendo registrare il 4,3% contro il 3,88% del suo diretto concorrente, ovvero il talk DiMartedì condotto da Floris.
Il sorpasso, arrivati a questo punto, non sembra affatto una missione impossibile. Come anticipato da Lettera43.it, il direttore generale Luigi Gubitosi avrebbe già pronta la soluzione: Silvia Calandrelli al posto di Vianello.
Un’operazione che potrebbe essere varata a inizio 2015, così come il trasferimento a Washington di Monica Maggioni. Che sta sognando l’America come exit strategy dalla palude di Rainews.

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