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MAMBO 9 Gennaio Gen 2015 1619 09 gennaio 2015

Rai, il fallimento totale della televisione di Stato

Renzi dovrebbe mandare a casa tutti. Perché questa tivù pubblica ormai è surclassata dai concorrenti. E ha perso totalmente la qualità e il valore aggiunto di un tempo.

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Sede Rai.

Chiudete la Rai, subito!
Matteo Renzi ci pensi, suppongo ci abbia già pensato, ma l’idea di sbaraccare questo inutile e costoso servizio pubblico, trovando una soluzione per i dipendenti, è improrogabile.
Diciamo la verità: non c’è quasi più alcuna ragione per dire che la Rai svolge un ruolo. Ci saranno ancora trasmissioni decenti, sia nell’intrattenimento sia nell’informazione, ma la giustificazione storica dell’esistenza di tre reti del servizio pubblico è venuta meno.
SU CHARLIE HEDBO UN FALLIMENTO TOTALE. L’ultimo episodio, il fallimento totale dell’informazione sulla strage di Parigi, con l’eccezione di RaiNews, dice come il gruppo dirigente Rai, consiglieri di amministrazione compresi, andrebbero mandati a casa per far posto a gente più preparata, più scattante, più ambiziosa.
Nessuno mette in discussione, tanto meno chi scrive, la qualità di molti talenti Rai.
Nei telegiornali vi sono persone di valore, ma l’insieme ormai costituisce la classica maionese impazzita.
Una piccola tivù come La7 fa molto di più e molto meglio, i tg di Sky sono eccellenti, anche altre reti minori hanno un’informazione di qualità. L’informazione Rai è solitamente recalcitrante, corriva con il potere, inesistente e inutile nei telegiornali regionali, priva di capacità di anticipazione e, soprattutto, totalmente inadatta in un mondo in cui l’informazione è velocissima e una tivù che si rispetti non può restare fuori da eventi strategici che peraltro, e purtroppo, sono all’ordine del giorno.
TIVÙ PUBBLICA ORMAI RIPETITIVA. La Rai è poi tragicamente ripetitiva. Dal pomeriggio a Bruno Vespa abbiamo visto raccontare decine di volte gli stessi fatti di sangue, tuttora si parla della signora Franzoni e del delitto Cogne come di un caposaldo della storia moderna. Le interviste ai big dello spettacolo offrono la scena a personaggi piccoli-piccoli.
Il tentativo di mimare le televisioni commerciali è ormai francamente patetico.
Non so Renzi che cosa aspetti. La Rai un tempo è stata nel cuore degli italiani. Come poi dimostrò il referendum perso dalla sinistra, quel posto è stato “rubato” dai canali del Cavaliere e non a caso poi lo stesso tycoon ha conosciuto un successo politico ventennale.
La tivù di Stato per un verso scelse la strada della contrapposizione militante, per un altro è stata squallidamente governativa. Non c’è mai stato quel “di più”, quel mix fra talento e professionalità della Rai delle origini, dei grandi manager e dei grandi direttori.
Questa televisione pubblica non è amata dagli italiani. Se non fosse per il gigantesco problema della collocazione dei suoi troppi dipendenti, se oggi la Rai venisse chiusa, dico proprio oggi, non piangerebbe alcuno.
Il telecomando troverebbe sicuramente una soluzione, senza rancori e senza rimpianto.

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