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EDITORIA 15 Gennaio Gen 2015 1545 15 gennaio 2015

Libro Charlie Hebdo, vignettisti contro il Corriere della Sera

Rizzoli pubblica una raccolta di fumetti. Ma non chiede il consenso degli autori. Che insorgono: «Senza scuse facciamo causa». Recchioni e Fior a Lettera43.it.

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Tutti gli artisti pro Charlie Hebdo riuniti insieme in un unico volume. Un'iniziativa benefica lodevole, quella di Corriere della Sera e Rizzoli Lizard, che però ha suscitato l'indignazione (non priva di fondamento) degli autori che l'hanno scoperto solo dopo la commercializzazione del libro.
300 PAGINE A 4,90 EURO. Quando Je suis Charlie. Matite in difesa della libertà di stampa, 300 pagine illustrate con le vignette di solidarietà disegnate dopo la strage di Parigi, è uscito in edicola (il 14 gennaio a Milano, il giorno dopo nel resto d'Italia) al prezzo poco più che simbolico di 4,90 euro, in molti hanno apprezzato, ma qualcuno ha storto il naso. Nessuno, infatti, ha chiesto agli artisti l'autorizzazione per pubblicare le loro opere. Non a tutti, perlomeno.
DE BORTOLI SI SCUSA. E a poco sono servite le spiegazioni del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, che prima su Twitter e poi in un'intervista a Wired.it, ha garantito che tutti i proventi sono destinati alle famiglie delle vittime e ha aggiunto: «L’operazione è nata con le migliori intenzioni. È possibile che ci sia stata un po’ di confusione, siano stati commessi errori, qualcuno non sia stato consultato. Abbiamo raccolto i disegni in Rete e poi abbiamo lavorato al volume. Se avessimo dovuto attendere oltre, l’iniziativa non avrebbe più avuto significato. Mi scuso comunque con quanti si siano sentiti a disagio, e tengo a dire che siamo a disposizione di tutti per riconoscere i diritti di autore».
L'elenco dei vignettisti inseriti nel libro, pubblicato da Lorenzo Palloni, è piuttosto lungo.

Per Roberto Recchioni, autore del restyling di Dylan Dog, si tratta di una palese violazione del diritto d'autore.
«Ora, magari sono strano io ma se decidi di usare una mia immagine postata sul mio blog, o sulla mia pagina Facebook, o sul mio Instagram, o su qualsiasi altra piattaforma digitale a me intestata, sarebbe cosa gentile chiedermi il permesso di poterlo fare», ha attaccato il disegnatore con una lettera aperta sul suo blog, Dalla parte di Asso.

Raggiunto da Lettera43.it, Recchioni ha spiegato: «Io ho pubblicato quella vignetta gratuitamente sul web e non era mia intenzione commercializzarla in alcun modo» (ascolta l'audio).
Ma non è tutto. A infastidire alcuni autori è una sorta di postilla inserita nella raccolta: la decisione di non pubblicare immagini lesive della sensibilità religiosa.
«NON CONDIVIDO LE LORO POSIZIONI». «L'hanno inserita in un volume di cui non condivido nulla, a partire dalla scelta di non pubblicare le vignette che hanno portato alla strage per una loro premura rispettabile ma che non condivido. Trovo l'iniziativa ipocrita». Un punto che ha rimarcato, ancora sul suo blog, dopo le scuse di De Bortoli: «Adesso, Signor De Bortoli, io vorrei farle capire una cosa semplice: io NON VOGLIO soldi da lei. E non voglio nemmeno che lei mi riconosca la proprietà di qualcosa che è già mia. Io NON VOGLIO essere associato in alcuna maniera al suo libro che trovo orribile sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista ideologico. NON VOGLIO che una mia vignetta, realizzata e diffusa gratuitamente sul web venga commercializzata da una operazione benefica di cui non conosco i dettagli. NON VOGLIO, soprattutto, che una mia vignetta sia contenuta in un volume che si dice dalla parte di Charlie Hebdo e poi censura le vignette della rivista stessa e degli autori morti nella strage perché non adatte alla linea del giornale».
FIOR: «VOGLIO GARANZIE SULLA DESTINAZIONE DEI PROVENTI». La pensa così anche Manuele Fior (premio Fauve d'or 2011 con la graphic novel Cinquemila chilometri al secondo), che dal suo studio in Francia ha spiegato a Lettera43.it: «Non mi riconosco nell'articolo postato sul sito del Corriere in cui spiegano che alcuni disegni sono stati esclusi perché potrebbero sollevare la collera dei fondamentalisti» (ascolta l'audio).
Entrambi hanno chiesto garanzie sul fatto che i proventi vengano destinati interamente in beneficenza e ricordano che le vignette postate sul web e su Facebook possono circolare sul social, ma i diritti rimangono all'autore.
«È un'iniziativa a scopo benefico ma potrebbero averlo fatto anche a scopo di lucro, per quel che mi riguarda. Non vedo quale sia la differenza. Anche qui in Francia c'è un'iniziativa analoga, ma nel farla hanno chiesto il consenso agli autori», ha proseguito Fior, riprendendo un concetto già espresso sul suo profilo Facebook, dove ha chiesto che la vicenda non passi in cavalleria.
Nemmeno Recchioni ha intenzione di far finta di nulla: «Mi accontenterei di scuse scritte su carta, e se non dovessero arrivare ho già sentito diversi legali».

Bevilacqua: «Un gesto becero»

Una dura presa di posizione che ha trovato l'appoggio anche di Giacomo Bevilacqua, autore di A Panda piace.
«Caro Corriere, mi è giunta voce che tu abbia preso la mia vignetta e quelle che altri autori di fumetti come me hanno realizzato nella tragica giornata dell’attentato a Charlie Hebdo, autori che si sono visti minacciare il diritto e la libertà di poter dire la propria su qualsivoglia argomento», ha scritto su Facebook.
«GESTO PIÙ NOBILE COL NOSTRO CONSENSO». «Ed è proprio con questa libertà che tanto cerchiamo di difendere che mi permetto di dirti che il tuo gesto di creare un libro con le opere d’altri, prese da internet, stampato in maniera becera e venderlo a 5 euro, per poi donare il ricavato alla redazione di Charlie Hebdo, tu puoi vederlo benissimo come un gesto nobile, e magari visto dall’esterno lo è pure», ha continuato. «Ma lo sarebbe stato molto di più se avessi scritto a me e a molti altri autori come me, chiedendoci il permesso di pubblicare i nostri lavori, prima di farlo, perché a me non risulta essere arrivata alcuna richiesta formale, e in questo modo, caro Corriere, a me spiace dirtelo, ma la tua operazione risulta essere soltanto una versione ancora più becera del più becero sciacallaggio, oltre che il tentativo di farti nobile con la roba di altri».
«CI SAREBBE DA FARE CAUSA E DARE I SOLDI IN BENEFICENZA». Bevilacqua ha anche anticipato la possibilità di un'azione legale contro il gruppo editoriale: «Ci sarebbe da farti causa tutti assieme. Tutti gli autori presenti nel volume e di cui ti sei arrogato i diritti di pubblicazione, ci starebbe bene il fatto di venire risarciti e poi donare tutti soldi della causa alla redazione di Charlie Hebdo o alle famiglie delle vittime, cosa ne pensi, caro Corriere? Secondo te cosa sarebbero più contenti di ricevere, loro? I soldi ricavati da un libro fatto sulle spalle e sulle opere di persone di cui non avete rispettato i diritti, o gli eventuali soldi ricavati dal riconoscimento di questi ultimi?».
Infine ha invocato una replica del Corriere: «Spero di ricevere una risposta, o quantomeno una scusa formale sul giornale stesso, oltre alle prove relative ai guadagni del libro e alle cifre effettivamente versate a favore della redazione di Charlie Hebdo».

Leo Ortolani, disegnatore di Ratman, ha affidato al suo personaggio la replica ufficiale. Con un messaggio piuttosto eloquente.

Anche Michele Benevento, disegnatore Bonelli, ha affidato alla matita la sua opinione.

La questione si poi è trasferita su Twitter, dove il comico Luca Bizzarri si è chiesto come sia stata possibile una tale leggerezza da parte della redazione del Corriere della Sera. A rispondergli ci ha pensato Luca Sofri, direttore del Post.

Un problema di cattive abitudini diffuse dal web? Il dibattito è aperto.

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