Davide Carlo Caparini 150116163725
INCHIESTA 9 Febbraio Feb 2015 1053 09 febbraio 2015

Radio Padania, la compravendita delle frequenze

Grazie a una legge ad aziendam ha occupato 700 frequenze. E le ha rivendute. Facendo plusvalenze milionarie. Stop del Mise, ma il pregresso è sanato.

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Tutto è cominciato con un emendamento alla legge finanziaria del 2001: al governo c'era Silvio Berlusconi e la Lega Nord sedeva tra i banchi della maggioranza.
Grazie al testo in questione, presentato dall’allora deputato del Carroccio Davide Caparini, negli Anni 2000 Radio Padania Libera ha acquisito «gratuitamente» 700-800 frequenze in tutta Italia, Sud e isole comprese: molte le ha rivendute (o «scambiate», come sostengono i leghisti), ricavandoci svariati milioni di euro.
Dai 100 mila euro di fatturato del 2006, l'emittente è passata ai 2 milioni del 2008.
EMENDAMENTO A FAVORE DELLE RADIO COMUNITARIE. L'emendamento riguardava esclusivamente le radio comunitarie nazionali, cioè Radio Padania (di cui lo stesso Caparini, oggi segretario della Camera, è fondatore) e Radio Maria, e consentiva loro di completare - occupando gratuitamente tutte le frequenze rimaste libere - le rispettive aree di copertura in deroga alla legislazione vigente. Legislazione che impediva a tutte le altre emittenti commerciali di fare lo stesso.
Secondo le informazioni e i documenti acquisiti da Lettera43.it, circa 700 rogiti notarili attestano i passaggi di frequenze a emittenti commerciali e rimandano a loro volta a centinaia di cessioni.

Il meccanismo: l'occupazione, i sei mesi di trasmissione e poi la cessione

Davide Carlo Caparini, fondatore del quotidiano La Padania.

Il meccanismo pare studiato nei minimi particolari: Radio Padania occupava una frequenza vuota, trasmetteva giusto il tempo (da un minimo di 45 giorni a un massimo di sei mesi) necessario per ottenere l’autorizzazione governativa che gliela assegnava col meccanismo del silenzio-assenso. Quindi interrompeva le trasmissioni e procedeva alla vendita-scambio, cercando di rimanere nell’alveo della “legalità” definita dalla norma.
La radio acquirente, da parte sua, cedeva a Radio Padania una frequenza di scarso valore. Con questo meccanismo alcune emittenti commerciali nazionali sono entrate in possesso - pur non potendo - di molte frequenze e hanno completato la loro copertura sul territorio nazionale.
R101 E RTL TRA I PRINCIPALI ACQUIRENTI. Ad avvantaggiarsi di questa situazione sono state soprattutto R101, del gruppo Mondadori, Rtl 102.5 dell’imprenditore calabro-lombardo Lorenzo Suraci, Radio Cuore, Radio Italia, Radio Montecarlo e Radio Dimensione Suono.
In alcuni casi Radio Padania avrebbe occupato le frequenze, soprattutto al Sud Italia, dove non aveva interesse a espandersi, su commissione delle grandi radio nazionali che si caricavano dei costi di accensione, trasmissione e manutenzione degli impianti.
IL RUOLO DI PRAIS SRL, SOCIETÀ VEICOLO. Cruciale in questo contesto il ruolo di una società veicolo: la Prais Srl di Borgosatollo (Brescia) di Federico Cancarini, esponente del Pd provinciale (presidente del Circolo Martinazzoli-Loda di Libertà Uguale, area Morando). La Prais fino agli Anni 90 era conosciuta nell’ambiente radiofonico come produttrice di piccoli impianti di trasmissione, ma dal 2000 iniziò a occuparsi soprattutto di consulenza, gestione e manutenzione.
Quando si trattava di occupare una frequenza, Radio Padania conferiva l'incarico a Prais: la società bresciana controllava a sua volta l’emittente radiofonica Rete 5, attraverso la quale sarebbero transitate molte delle frequenze acquistate dalle radio commerciali nazionali.
RADIO PADANIA, +1,9 MILIONI DI FATTURATO. Il tutto è stato orchestrato nel silenzio degli ispettorati regionali, specie in Calabria e Campania.
Radio Padania, occupando e rivendendo le 700-800 frequenze in giro per l’Italia, ha incrementato il proprio patrimonio di svariati milioni di euro: solo tra i 2006 e il 2008 il fatturato è aumentato di 1,9 milioni (da 100 mila a 2 milioni).

Anche Radio Maria ha fatto affari: «Incassati 10 milioni dalla Rai»

Matteo Salvini, oggi segretario della Lega, negli studi di Radio Padania.

Anche Radio Maria ha approfittato dell’emendamento Caparini.
L’ex direttore del Gr Rai Antonio Caprarica, al momento della sua uscita nel 2007, ha ricordato: «Radio 2, quella che trasmette il programma di Fiorello, non poteva essere ascoltata in Lombardia finché la Rai non ha acquistato la frequenza necessaria da Radio Maria al prezzo di 10 milioni di euro».
Dopo un periodo di stallo, le occupazioni di frequenze sono riprese nel 2014. In passato si erano levate proteste da Puglia e Sardegna, invano.
Le ultime denunce sono arrivate dalla Sicilia.
LA DENUNCIA DELL'EDITORE GIORDANO. Salvo Giordano, editore dell’emittente palermitana Primaradio, da anni attento all’evoluzione del fenomeno Radio Padania, ha rilevato le ultime tre occupazioni: San Vito Lo Capo (Trapani) andata a Rtl, Erice Fm 99.5 (Trapani) a Radio Margherita e Romitello-Borgetto Fm 102.3 (Palermo), che è stata bloccata. «Frequenze che si sapeva fin dall’inizio a chi sarebbero finite», dice.
Dopo anni di silenzio, a maggio 2014 il dipartimento comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico (Mise), grazie a un parere dell’Avvocatura dello Stato, ha dato a tutti gli ispettorati regionali la facoltà di spegnere gli impianti acquisiti con queste modalità da Radio Padania. Una facoltà che si è trasformata dallo scorso 7 agosto in diffida a Radio Padana e Radio Maria a cedere o permutare nuovi impianti occupati (consulta il documento).
I SACRIFICI DELLE EMITTENTI PRIVATE. Lo stop segue le denunce di Giordano, un’interrogazione presentata dal deputato palermitano del Movimento 5 stelle Riccardo Nuti (consulta il documento) e altre iniziative avviate dai parlamentari di Sel. «Tutto questo», commenta Giordano, «è avvenuto in barba ai sacrifici quotidiani di tante radio private che se vogliono ampliare la copertura devono acquistare a caro prezzo un ramo d'azienda, ovvero una frequenza Fm di un'altra radio».
La Direzione generale per i Servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali - Div. IV del Mise - ha chiesto a tutti gli ispettorati regionali di fare un monitoraggio delle frequenze occupate da Radio Padania e Radio Maria dal 2001 a oggi. I risultati non si conoscono nel dettaglio ma la cifra complessiva di 700-800 frequenze occupate viene confermata.
STOP ALL'OCCUPAZIONE DI FREQUENZE. La relazione finale è stata consegnata al capo gabinetto del ministro Federica Guidi e al sottosegretario competente, il renziano Antonello Giacomelli.
Dal 7 agosto 2014 una circolare ministeriale impedisce ogni nuova occupazione di frequenza.
La mediazione politica e ministeriale, e gli interessi in gioco, hanno sancito una sanatoria per il pregresso.

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