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INTERVISTA 19 Febbraio Feb 2015 1726 19 febbraio 2015

Editto Bulgaro, Bertolino: «Me lo aspettavo»

Verro (Cda Rai) nel 2010 scrisse a Berlusconi. Nel mirino 8 trasmissioni. Tra cui Glob. Il comico e conduttore: «Ora capisco tante cose. La satira dà ancora fastidio».

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Enrico Bertolino cade dalle nuvole.
«Sa che si dice che anche il suo programma Glob fosse nella lista nera di Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai?». «Francamente no, ero all'estero. Me lo sta dicendo lei», risponde il comico e autore a Lettera43.it.
Ma non è stupito più di tanto. «Adesso ho capito perché hanno cancellato il programma», aggiunge ridacchiando amaro. «Me lo aspettavo». Poi scherza: «Adesso faremo i martiri per un po' di tempo».
L'EDITTO BULGARO BIS. La lettera scritta da Verro all'allora premier Silvio Berlusconi nel 2010 - e scoperta da Il Fatto Quotidiano - è già stata ribattezzata «Editto bulgaro bis».
Il consigliere d'amministrazione Rai esprimeva la sua preoccupazione all'allora ancora Cav circa «otto trasmissioni» che lo preoccupavano.
Delle quali aveva addirittura allegato schede sintetiche. Nel mirino, ci sarebbero state anche Annozero di Michele Santoro, Parla con me di Serena Dandini, Che tempo che fa di Fabio Fazio, Ballarò di Giovanni Floris In 1/2 Ora di Lucia Annunziata, Report di Milena Gabanelli e Lineanotte di RaiTre.
«PREGIUDIZIALMENTE ANTIGOVERNATIVE». Tutti programmi pericolosi perché, è la spiegazione, «fortemente connotati da teoremi pregiudizialmente antigovernativi».
La missiva si concludeva poi con un «grosso abbraccio» che tradisce quali fossero i rapporti ben oltre l'istituzionale tra il gran capo di Mediaset e parte del Servizio Pubblico.
Ma se il condannato Berlusconi ora è all'opposizione, Verro si trova ancora al suo posto. «Ora mi spiego perché nel 2010 siamo stati fermi un giro...», dice Bertolino. «Spero solo che questa lettera non valga ancora».

Enrico Bertolino.

DOMANDA. Che effetto fa essere un 'sovversivo'?
RISPOSTA. Piacevolissimo. Soprattutto perché qui in Italia non ci sono le modalità di lotta alla satira francesi. Diciamo che siamo più cautelati.
D. Secondo lei perché Glob era considerato scomodo?
R. Perché, a differenza di altri programmi, veniva seguito da destra e da sinistra. Insomma, ci rivolgevamo agli indecisi. Quelli più influenzabili.
D. La satira, anche sulla comunicazione, fa ancora paura?
R. La satira sì. La politica per molto tempo ha chiesto e sopportato solo la parodia.
D. Cioè?
R. Le imitazioni. Quelle celebrano, mentre la satira dà fastidio.
D. Con costi ridotti riuscivate a ottenere comunque un discreto successo.
R. Le decisioni della Rai raramente seguono logiche industriali. Glob tra l'altro costava un'unghia, era una produzione Itc-Rai, quindi interna, ed è stato una fucina di autori...
D. E lo share?
R. Andavamo in onda in tardissima serata. E poi, va detto, come tutte le trasmissioni, vivevamo di traino. C'erano serate difficili e serate in cui riuscivamo a portare a casa percentuali a doppia cifra.
D. Solo merito del traino?
R. No, sono convinto che gli spettatori crescessero perché si addormentavano col telecomando in mano (ride, ndr).
D. Lei pare affezionato agli editti bulgari.
R. Già, ero già finito nel mirino. Ma non sono certo paragonabile a Daniele Luttazzi o Sabina Guzzanti che hanno pagato pensantemente...
D. Non era simpatico a Berlusconi.
R. Ma arrivavo dopo Gene Gnocchi e Dario Vergassola.
D. L'allora direttore generale di Viale Mazzini Mauro Masi la apostrofò con «quel comico bergamasco». Uno smacco?
R. Un po'. Però fu una grande pubblicità. Come quella volta che ci cacciarono da un teatro di Imperia...
D. Perché?
R. Scajola aveva organizzato una manifestazione con Berlusconi e fummo sfrattati dal teatro.
D. Un cursus honorum il suo. E adesso chi 'disturberebbe' Glob?
R. Adesso mi incuriosisce molto lo stile di Matteo Salvini.
D. E che stile sarebbe?
R. Molto social. Come altri politici twitta gli appuntamenti che ha in tivù e poi interroga la Rete su cosa ha detto.
D. Salvini veramente twitta anche durante i talk...
R. E io proibirei l'uso dei cellulari e dei tablet durante le trasmissioni.
D. Sempre che i talk sopravvivano...
R. Negli Stati Uniti si sta sperimentando un nuovo linguaggio televisivo. Basta con le Ophra e i Letterman.
D. Restiamo a casa: da osservatore cosa nota nei salotti nostrani?
R. Mi incuriosiscono le persone sedute dietro i politici. Quelli che annuiscono. Con cui gli ospiti interagiscono per cercare una complicità diretta. Un esempio? Salvini che ha mostrato in diretta la felpa con la scritta «Renzi a casa» a una signora del pubblico.
D. Ma quello del talk non è un format è da rottamare?
R. Di sicuro non si sa più come vivacizzare le trasmissione. Io avrei una idea...
D. Dica.
R. Vorrei presentarmi da Ballarò vestito da Batman per illustrare i problemi di Gotham City con alle mie spalle Robin che annuisce.
D. E a parte gli scherzi?
R. Il problema è che ormai la televisione è piena da mattino a sera di 'opinionologhi'.
D. Opinio che?
R. Opinionologhi. Se gli opinionisti hanno una loro idea, gli opinionologhi se ne creano una alla bisogna. Sono sempre gli stessi in video da Omnibus a Lineanotte. E twittano in continuazione. Vorrei capire quando scrivono sui giornali...
D. Un po' tuttologi.
R. Mi piacerebbe che ogni tanto qualcuno su un determinato tema dicesse di non avere un'opinione precisa. Ma il maestro di tutto questo è Gianfranco Funari.
D. Funari?
R. Una volta mi presentai a una sua trasmissione su Telemontecarlo. Quella con due tribune contrapposte. Mi disse: «Te, con gli occhi azzurri mettete da sta parte». Scoprì successivamente che dovevo sostenere la tesi di chi non si fa operare da un chirurgo donna.
D. E lei che fece?
R. Gli dissi che non ero d'accordo.
D. E lui?
R. Mi rispose: «E che te frega, mettete là e inventate qualcosa. Facciamo un po' di confusione».
D. Non è cambiata molto la televisione...
R. No, Funari in questo era un maestro, un demiurgo.

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