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EDITORIALE 19 Febbraio Feb 2015 1704 19 febbraio 2015

Rcs libri, Mondadori e il risiko dell'editoria italiana

Il Biscione si rafforza. Via Solferino rifiata. Ma lo scontro tra azionisti può aggravarsi.

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Il logo di Rcs.

I libri di Rizzoli e quelli di Mondadori insieme.
Operazione boom (se alla fine si farà). Nascita di un colosso destinato a controllare il 40% del mercato italiano. E, per la sola scolastica, il 25%, un libro su quattro.
Il dato della scolastica, che generalmente resta sottotraccia, è importante perché, nel calo generalizzato del settore, la scuola è anticiclica.
Detto in altro modo: puoi fare a meno di comprare un romanzo o un saggio, ma non un libro di testo dove studiano i tuoi figli.
C'È CHI TEME L'EGEMONIA DEL BISCIONE. Le reazioni all’annuncio sono contrapposte. Da un lato l’allarme per il rischio egemonia culturale, che poi questo rischio abbia un nome e cognome, Silvio Berlusconi, non fa che aumentare la preoccupazione. In sedicesimo, lo stesso grido d’allarme era stato lanciato quando la casa editrice di Segrate rilevò l’Einaudi, di cui poi però rispettò identità a tradizione, trattandola con il rispetto che si deve a un nome che tanta parte ha avuto nella storia delle cultura italiana.
Dall’altro lato, c’è chi plaude senza remore all’operazione di mercato, ovvero alla nascita di un colosso destinato a giovarsi di sinergie ed economie di scala, preziose in un momento di drammatica crisi dell’economia in generale, del settore in particolare.
RCS ORMAI CON L'ACQUA ALLA GOLA. In questo caso bisogna però non dimenticare il contesto in cui l’operazione avviene. Rcs presenta dei conti drammatici, e le imminenti scadenze dei prestiti con le banche la obbligano a vendere in fretta tutto quello che può. Si sa, quando si è presi con l’acqua alla gola di fatto ogni dismissione si configura come una svendita.
Mondadori, che magari di suo non aveva pensato al grande colpo, si è trovata costretta a farlo per le condizioni particolarmente favorevoli dell’affare. E quando puoi comprare a prezzi di saldo (si parla di un range tra i 120 e i 150 milioni, ben al di sotto del valore di carico), la tentazione viene facile.
Anche se, come sembra dalle indiscrezioni, per far suoi i libri della storica concorrente Segrate si appresterebbe a farsi finanziare in toto dalle banche.
E non è poi detto che, per sistemare i conti, non proceda a far entrare nel suo capitale qualche socio di rango, come da tempo nei corridoi del palazzone di Niemeyer si preannuncia.
LIBRI CENTRALI PER LA STRATEGIA MONDADORI. Resta il fatto che da tempo la preoccupazione è di aver un portafoglio di prodotti troppo sbilanciato sui periodici, per contro un ritardo preoccupante sul fronte del digitale. I libri, che sono sempre stati un fiore all’occhiello, diventano ora centrali nella strategia del gruppo.
E non è una caso se, proprio quando le indiscrezioni su Rcs cominciavano a prendere quota, Mondadori ha annunciato il ritorno in plancia di Gian Arturo Ferrari (tra l’altro presidente di News 3.0, la società che possiede questo giornale), ingiustamente e frettolosamente allontanato durante la gestione di Maurizio Costa.
Per Rcs invece, l’eventuale dismissione evidenzia ancora di più la strategia di arroccarsi sulla Quotidiani (nel 2014, pur un anno difficile, il Corriere della sera ha avuto un margine positivo per 34 milioni di euro) cedendo via via tutto il resto.
La vendita a Mondadori avviene in un momento di difficile transizione per l’azienda, visto che nel prossimo aprile dovranno essere rinnovati i suoi vertici, e che nella compagine azionaria si affrontano cordate contrapposte, nessuna delle quali ha sinora preso il sopravvento.
Destinata a far rifiatare i conti, l’operazione Libri potrebbe però aggiungere benzina sul fuoco dello scontro tra gli azionisti.

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