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EDITORIALE 26 Febbraio Feb 2015 1028 26 febbraio 2015

Niente Rcs libri al Cav? La compri qualcun altro

L'azienda ha 500 mln di debito, deve essere ceduta. E l'offerta Mondadori è legittima.

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Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Si potrebbero chiamare gli effetti al rovescio del conflitto di interesse.
Per vent’anni e passa bloccata da quella che resta una scandalosa commistione tra politica e affari, che se da un lato le assicurava una rendita di posizione dall’altro la inchiodava alla medesima senza darle la possibilità di considerare il suo sviluppo, ora Mediaset si sente libera dal giogo e prova a muoversi come un’azienda normale.
I nemici di Silvio Berlusconi dovrebbero essere contenti: è il segnale che il Cav sta mollando la presa, che ha capito che la sua lunga avventura politica si è definitivamente chiusa.
SILVIO PRONTO A MOLLARE TUTTO. Chi lo frequenta in questi giorni, lo descrive come un uomo che alterna la paura di nuovi guai giudiziari (le Olgettine sono una mina vagante pronta da un momento all’altro a riesplodere) alla tentazioni di esilio volontario (qualcuno direbbe fuga) verso una delle sua esotiche dimore.
Ma se anche Berlusconi se ne andasse, le sue aziende restano. Ed è questo che sembrano aver capito i suoi figli, nonché il suo amico e collaboratore di una vita Fedele Confalonieri.
Ed è proprio in questa chiave che devono essere lette le due recenti sortite: l’opas su Rai Way e l’offerta per rilevare i libri della Rcs.
TIVÙ E LIBRI, LE DUE MOSSE DEL CAV. La prima, ben sapendo che per legge la maggioranza delle torri di trasmissione appena sbarcate in Borsa deve restare pubblica, sembra una mossa dettata dalla volontà di battere un colpo nella riorganizzazione di un settore che vede coinvolti i due poli televisivi, il colosso Sky e, in prospettiva, Telecom Italia, la cui rete è fondamentale per chi vuole puntare sulla internet tivù.
La seconda, a mio avviso, è un’operazione che ne prepara un’altra: i libri di Mondadori e Rcs insieme, ovvero quasi il 40% delle quote di mercato, potrebbero fare molta gola a qualche editore straniero interessato a giocare una partita globale. Un nome a caso, gli americani di Random House.
L'OFFERTA DI MARINA È LEGITTIMA. Sull’offerta a Rcs due considerazioni: Berlusconi, come accadde molti anni fa per le televisioni, interviene quando il concorrente ha l’acqua alla gola. Fu così quando Mediaset rilevò proprio dalla casa editrice di Segrate Rete 4, la televisione voluta fortemente dall’allora amministratore delegato Mario Formenton, ma che in breve tempo mandò a gambe all’aria i conti della casa editrice.
La seconda, che non vedo alcuno scandalo nell’offerta fatta da Marina Berlusconi, apocalitticamente evocata da molti autori Rizzoli come la legittimazione di un monopolio da parte di Segrate.
RCS COI CONTI IN ROSSO. Se si vuole scongiurare che ciò avvenga, gli scrittori cerchino altri acquirenti interessati a rilevare Rcs Libri. Che, è bene ricordarlo, deve essere assolutamente venduta pena l'ineluttabile compromissione dei bilanci del Gruppo, assolutamente bisognosi di liquidità per rimborsare una parte dei prestiti bancari, ovvero abbattere i 500 milioni di debito che ancora, nonostante un aumento di capitale di 400, gravano sulle sue casse.
A meno che Fiat, oppure la sua controllata Exor, già gonfia di soldi e pronta a ricevere un altro paio di miliardi dalla vendita del gioiello immobiliare d’oltreoceano Cushman & Wakefield, non voglia impiegare il ricavato per far definitivamente sua Rcs, raddrizzandone i conti.
Ma questa è un’altra storia, per il cui finale non bisognerà aspettare molto: il 28 marzo, infatti, dovranno essere depositate le liste da sottoporre all’assemblea per il rinnovo del Consiglio d’amministrazione. E con esse, forse, arriverà anche il nome del sostituto di Ferruccio de Bortoli alla guida del Corriere della sera.

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