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TIVÙ 4 Marzo Mar 2015 1634 04 marzo 2015

Renzi sulla riforma della Rai si affida al soccorso grillino

Il premier vuole sfruttare l'apertura del M5s. Obiettivo: smontare la Gasparri. Forza Italia ancora tagliata fuori. E intanto Gubitosi autodenuncia gli sprechi.

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In primo piano Beppe Grillo e Matteo Renzi. Sullo sfondo la sede della Rai di viale Mazzini a Roma.

Dal soccorso azzurro al soccorso grillino.
E così, dopo grandi annunci e solenni proclami, con tanto di indice accusatorio puntato contro il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, padre della legge sull’editoria televisiva attualmente in vigore, il presidente del Consiglio Matteo Renzi rischia seriamente di dover chiedere un favore a Beppe Grillo per chiudere la partita sulla Rai.
NIENTE DECRETO LEGGE. Scartata definitivamente l’idea di procedere con un decreto legge, vista la manifesta indisponibilità del Quirinale, e ritenendo troppo rischiosa la strada del disegno di legge, non fidandosi minimamente del parlamento, il premier sembra intenzionato a correggere la Gasparri in pochi punti.
In modo da rinnovare il consiglio di amministrazione ed evitare la proroga di quello attuale iniziando a smontare la commissione di Vigilanza (vera spina politica per il Partito democratico a trazione renziana), per puntare successivamente alla stesura di una proposta di legge che tenga conto delle indicazioni dei grillini.
UN'ALTRA MAGGIORANZA. Insomma, pur di uscire dalla palude nella quale Renzi si è confinato da solo, il capo del governo è pronto a varare un’altra maggioranza, a dimostrazione del fatto che tutti gli schemi classici della politica siano ormai saltati.
Al punto che anche lo stesso Grillo, sino a ieri duro e puro nei confronti del governo, oggi appare dialogante e conciliante.
IN UNA SETTIMANA IL PIANO. E se sarà davvero soccorso grillino lo si scoprirà all’inizio della seconda settimana di marzo, quando la task force piddina, alla quale Renzi ha delegato il compito di elaborare le idee sulla Rai, deve mettere in tavola le carte.
L’ultima parola, poi, spetta comunque al premier, anche se ad alcuni esponenti del cosiddetto Giglio magico avrebbe confessato di aver esagerato.

Renzi, voglia di rivoluzione in risposta a Gasparri

Maurizio Gasparri.

E mettendo in ordine cronologico i fatti si capisce come Renzi avrebbe agito d’impulso e non razionalmente, assecondando una reazione istintiva provocata da una intervista di Gasparri.
Il senatore azzurro, dopo il caso del consigliere Rai Antonio Verro che nel 2010 voleva boicottare i programmi anti-berlusoniani, aveva detto al quotidiano Libero che se Renzi avesse voluto la Rai a sua immagine e somiglianza avrebbe dovuto privatizzarla, non potendo cambiare la Gasparri.
SMENTITA GOVERNATIVA. Il giorno prima, per la cronaca, Palazzo Chigi aveva seccamente smentito l’ipotesi avanzata dal Corriere della sera secondo la quale il governo voleva cambiare la legge sulla Rai con un decreto.
Smentita confermata dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Dunque quella sparata domenicale di Renzi («Riforma della Rai a marzo»), prima all’iniziativa sulla scuola e poi da Lucia Annunziata a In Mezz’ora su RaiTre, è stata figlia della replica all’intervista di Gasparri.
MANCA UN VERO PROGETTO. Nessun disegno, nessuno vero progetto. Tanto che nel corso di settimane tutti gli uomini del presidente delegati ad occuparsi di Rai sono stati costretti a mediare, limare, ricucire, sia con gli esponenti della maggioranza (gli alfaniani, per esempio, erano pronti a fare le barricate in caso di decreto legge) sia con l’opposizione, indisponibile a vedersi calpestare su un tema così delicato come quello dell’emittenza televisiva.
Certo, il caso RaiWay non ha alleggerito il clima, ma il premier è riuscito a far capire a tutti che fra le due cose non c’è una diretta connessione.
Aggirato questo, Palazzo Chigi ha potuto riaprire la partita sulla governance della Rai, incassando l’apertura dei grilllini.
CHE COSA FARÀ FORZA ITALIA? E ora tocca Forza Italia decidere cosa fare. Lasciare campo libero alla strana maggioranza o tornare a trattare nella speranza di non restar fuori da viale Mazzini?
Difficile capire quale strada deciderà di imboccare Silvio Berlusconi a cui interessa soltanto il futuro di Mediaset, che passa attraverso il match per RaiWay.

Gubitosi e l'Usigrai litigano sugli sprechi

Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai.

Sullo sfondo di tutto ciò il partito Rai, ovvero quello che si muove fra viale Mazzini, sede della dirigenza, e Saxa Rubra, dove operano giornalisti e direttori di testata, sta a guardare, avendo perso gli storici punti di riferimento politici.
Saltati gli schemi, saltati i raccordi. Soltanto il direttore generale Luigi Gubitosi si muove come un soldato vietnamita all’assalto delle truppe americane alle porte di Saigon.
UN'AUTODENUNCIA. Nella convinzione di aver tutto da guadagnare e nulla da perdere, è andato all’attacco del fortino dell’informazione Rai, mettendo in piazza numeri e cifre, provocando la durissima reazione dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti. «Quella raccontata oggi da la Repubblica sulle troupe Rai è, nei fatti, una autodenuncia da parte del direttore generale della Rai», ha affermato in una nota il direttivo dell’Usigrai replicando al numero uno di viale Mazzini che ha parlato di sprechi dei tg nel seguire il premier in Australia.
«Ciò che si dimentica di dire è che la missione in Australia fu autorizzata direttamente da viale Mazzini. Se la riteneva uno spreco perché l’ha autorizzata?».
INFINITA GUERRA DI BANDE. Già, perché? E perché solo oggi questa denuncia autolesionista? «E perché quando l’Usigrai ha chiesto un confronto sui conti di tutta l’informazione Rai, compresa quella di rete, non ha avuto risposta?».
Insomma, prima che la guerra per bande degeneri ulteriormente, sarebbe bene che il governo mettesse mano a una riforma radicale e coraggiosa della Rai.
Sempre che l’esecutivo abbia davvero voglia di rivoluzionare la Rai e non intenda fare la solita operazione di immagine, colpendo e riducendo l’informazione. Perché il soccorso grillino è un'ipotesi e non una certezza.

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