Alibaba 140922164425
STRATEGIE 7 Marzo Mar 2015 1440 07 marzo 2015

Intrattenimento, la sfida per il mercato cinese

Alibaba punta forte su film e serie tivù. L'americana Netflix vuole espandersi. Ma il regime prepara nuove restrizioni. La battaglia per la Hollywood di Pechino.

  • ...

Il numero uno di Alibaba, Jack Ma.

Non ha solo deciso di aprire una sede della divisione cloud nella Silicon Valley, sfidando i big dell'It americano. Il colosso cinese dell'e-commerce Alibaba continua anche a fare shopping nell'industria dell'entertainment.
L'ultimo boccone finito nelle mani di Jack Ma, amministratore delegato della società cinese, salito quest'anno al 33esimo posto della classifica dei miliardari di Forbes dall 122 esimo del 2014, è l'8,8% delle azioni della Beijing Enlight Media.
L'ULTIMO ACQUISTO DI ALIBABA. Una società che non dice molto in Occidente, ma che nella Terra di Mezzo è conosciuta per essere produttrice di alcuni tra i blockbuster che hanno avuto più successo al botteghino nel 2014.
Alibaba ne ha comprato azioni per 2,4 miliardi di yuan (circa 347,50 milioni di euro), attraverso la sussidiaria Hangzhou Ali venture capital Co. E ha arricchito una collezione di partecipazioni televisive e cinematografiche ormai consistente. Il South China Morning Post ha ipotizzato la nascita prossima ventura di una Netflix con gli occhi a mandorla. Ma quella vera, a stelle e strisce, non deve aver gradito troppo.
NETFLIX: SUL MERCATO DA SOLI. Proprio il 2 marzo, infatti, Ted Sarandos, il presidente della televisione in streaming più famosa del mondo, ha annunciato a Shanghai di voler entrare nel mercato della Repubblica popolare senza un socio locale.
Una sfida (chissà se vincente) anche alle censure del regime, che ora sta ritardando la trasmissione di tutti i prodotti di punta delle case americane. E ha già limitato la quota di produzioni straniere: una muraglia cinese contro Hollywood.

Quote per le serie straniere e sei mesi per esaminarle

La serie House of Cards è prodotta da Netflix.

La Cina è il Paese in cui è stato registrato il più alto numero di download illegali della nuova serie di House of Cards. Comprensibile.
Da febbraio infatti sono entrate in vigore le nuove norme e tutti i prodotti televisivi e cinematografici di importazione sono destinati a essere trasmessi con sei mesi di ritardo sul lancio.
UN RATING PER OGNI PRODOTTO. Motivo? Dare il tempo ai censori di esaminare filmati, giudicare l'opportunità della trasmissione e assegnare loro un rating. Anche Wang Qishan, numero uno del comitato anticorruzione del partito, membro del Politburo e grande fan della serie con Kevin Specey, deve essersi rassegnato a canali meno ufficiali.
Le autorità hanno anche deciso che nel 2015 i siti di streaming online potranno trasmettere un numero di prodotti stranieri non superiore al 30% delle serie o dei film nazionali. Insomma, non proprio il miglior clima per la società americane.
LA CORSA DEL COLOSSO CINESE. Alibaba, che ha già acquistato la maggioranza della China Vision, quote della Youku (la risposta cinese a YouTube) e della società di produzione Huayi Brothers, e stretto anche un'alleanza per la distribuzione di video in streaming con l'americana Lions Gate (quella, per dire, di Hunger Games e Mad Men), è stata data per mesi come possibile acquirente di Netflix. Ma le parole di Sandoros sembrano mettere fine una volta per tutte alle voci sul presunto matrimonio. Netflix vuole giocare da sola. Oggi per commercializzare i suoi prodotti nell'ex Impero Celeste ha dovuto passare la via crucis di otto diverse licenze ed è pronta ad affrontare «regole di censura con cui non siamo abituati a confrontarci»

Il regime di Pechino prepara la stretta

Il premier cinese, Li Keqiang.

Le regole sulla censura sono diventate anche argomento di dibattito della grande assemblea del Popolo in corso a Pechino. Non perché possa essere presa qualche decisione democratica, ma perché qualcosa già si è mosso nei ranghi alti del Politburo.
Alla vigilia dell'incontro, il consigliere del governo Wang Xingdong, ha rilasciato un'intervista all'agenzia di stampa statale Xinhua in cui chiede «di fissare regole chiare per la censura». «Finora», ha spiegato, «tutto dipendeva dal gradimento di un funzionario».
ESPERIMENTI A LIVELLO LOCALE. Ora, a quanto sembrano far capire le dichiarazioni, il partito comunista si appresta a varare norme valide per tutti i casi.
Xingdong ha anche annunciato di voler espandere la struttura dell'ente della censura, la State administration of press, radio, film and television (Sapprft), creando delle agenzie locali per velocizzare il processo.
E degli esperimenti sono già stati avviati in alcune province. In ogni caso, nulla fa pensare a un allentamento delle maglie del controllo. Anzi.
LA CONFERMA DI INTERNET PLUS. «Per le società straniere sarà ancora più difficile», ha dichiarato a Fortune recentemente Jeremy Goldkorn, direttore del centro di ricerca sui media in Cina Danwei: «Tutti i segnali dicono che ci sarà una stretta».
E lo conferma anche la nuova strategia Internet Plus annunciata dall'esecutivo di Pechino. «La Cina», ha dichiarato il primo ministro Li Keqiang nel discorso di apertura dell'assemblea annuale del parlamento, «sosterrà lo sviluppo dell'e-commerce e guiderà l'espansione internazionale delle internet companies cinesi». E nel mondo della tivù via web significa anche della sua industria culturale.

Correlati

Potresti esserti perso