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EDITORIA 19 Marzo Mar 2015 1222 19 marzo 2015

Rcs, la pace Elkann-Della Valle si gioca in Gazzetta

Un polo europeo della stampa sportiva. Con Marca e l'Equipe. È l'idea Fiat-Tod's. Ma sulla presidenza Rcs (Conti?) e la direzione Corsera (Polito?) nessun accordo.

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John Elkann e Diego Della Valle.

Manca poco più di una settimana alla presentazione delle liste per il rinnovo del consiglio d'amministrazione della Rcs, e i protagonisti della partita non hanno ancora trovato la quadra che potrebbe portare a una soluzione condivisa.
Altrimenti, in mancanza di un accordo, sarà guerra tra gli azionisti.
Ai quali, naturalmente, interessano soprattutto i destini del Corriere della sera, il gioiello della corona, un asset che in tempi di vacche magrissime è ancora capace di generare decine di milioni di utili.
ARIA DI RIAPPACIFICAZIONE. La novità degli ultimi giorni è il tentativo di appeasement tra John Elkann e Diego Della Valle, protagonisti di una lunga stagione di insulti via comunicati stampa e giornali.
L'erede di casa Agnelli, che attraverso Fiat controlla quasi il 17% della casa editrice, ha detto in tutte le salse che vuole la riconferma di Pietro Scott Jovane come capo azienda.
Un'ipotesi che un nutrito gruppo di soci non riesce a digerire.
CAIRO CONTRO JOVANE. Urbano Cairo, in una insolitamente dura intervista a la Repubblica, ha bollato come fallimentare il lavoro del manager.
«Vende gli asset, ora anche la Libri, per coprire i buchi di cassa, non certo per un disegno strategico».
Della Valle, che considera la Rcs tecnicamente fallita, non vedrebbe male un impegno diretto dell'ex ragazzo prodigio berlusconiano, risanatore de La7, nell'azienda.
E INVECE BAZOLI CHE FA? Più distaccato, ma molto attento a tutte le fasi della vicenda, Giovanni Bazoli. Come ricordato più volte, il presidente di Banca Intesa si considera il padre putativo del quotidiano di Via Solferino, che nel 1981 salvò dal fallimento del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Banca Intesa, per la verità, si muove con un atteggiamento strabico, ma non certo contrapposto: da un lato il professore di Brescia, grande supporter di Ferruccio De Bortoli, direttore che grazie un bizzarro accordo siglato nell'estate del 2014 lascerà il 30 aprile 2015, all'indomani dell'assemblea dei soci da cui uscirà il nuovo organigramma del gruppo.
Dall'altro l'amministratore delegato Carlo Messina, che refrattario alle manovre di potere intorno al giornale sembra badare soprattutto alla salvaguardia dei crediti della banca di Ca' de Sass, che assieme a Unicredit è il principale prestatore di Rcs.
POSSIBILI COLPI DI SCENA. Bazoli ha un atteggiamento altalenante: a volte pare rassegnato allo strapotere di Fiat, altre dà l'impressione di muoversi per cercare soluzioni alternative. Oltretutto, avrebbe giò pronto il nome del successore di Jovane, ovvero Gaetano Miccichè, attuale direttore generale di Intesa-SanPaolo il quale, se lasciasse l'attuale incarico, non darebbe certo un dispiacere a Messina.
Bazoli è un giocatore di grande esperienza, capace di inusitati colpi di scena.
Come quando, era il lontano 1989, con l'allora Nuovo Banco Ambrosiano sotto attacco della Mediobanca di Enrico Cuccia, aprì inopinatamente la porta ai francesi di Credit Agricole che gli fecero da cavaliere bianco.
Anche in questi frangenti, Bazoli ha fatto chiaramente sapere di non gradire la vendita a Berlusconi della Libri, passo decisivo di uno smembramento della casa editrice costretta dai bilanci in rosso (nonostante il miglioramento, la perdita del 2014 è stata di 110 milioni di euro e l'indebitamento è risalito poco sotto la soglia dei 500).

L'idea Tod's-Fiat: un polo europeo della stampa sportiva

Fulvio Conti, ex presidente di Enel e consigliere d'amministrazione di Rcs.

Ma torniamo alle prove di accordo tra mister Tod's e la Fiat.
Secondo le indiscrezioni, un terreno di discussione riguarda La Gazzetta dello sport.
Della Valle, che è anche il padrone della Fiorentina, ha sempre accarezzato l'idea di un polo europeo della stampa sportiva.
Che oltre alla rosea potrebbe comprendere lo spagnolo Marca, già di proprietà di Rcs, e il francese l'Equipe.
Un progetto che non dispiace certo a Cairo, presidente del Torino, perché tra collaterali e iniziative si configura un business in grado di generare una buona redditività.
Potrebbe essere la Gazza il calumet della pace tra i due contendenti?
PRESIDENZA, COSTA NON PIACE. Prima però bisogna sistemare altre due questioni aperte. La presidenza della casa editrice e la nomina del nuovo direttore del Corriere.
La soluzione Maurizio Costa, per molti anni ad di Mondadori e ora a capo della Fieg, la Federazione degli editori, non piace a Bazoli che considera il manager genovese una propaggine berlusconiana.
Non piace molto nemmeno alla Fiat la quale, dopo aver respinto il tentativo fatto da Unicredit di portare Luca di Montezemolo, considera quella di Costa una soluzione in stile Patto del Nazareno.
Ovvero, l'ex mondadoriano potrebbe passare solo se controbilanciato da una direzione “renziana” del quotidiano.
SONDATO FULVIO CONTI. Nel frattempo, Torino ha sondato la disponibilità di Fulvio Conti, ex presidente di Enel e consigliere d'amministrazione di Rcs, ad assumere la carica.
Conti oltretutto potrebbe tornar buono se, come sembra, dopo la vendita della Libri anche le partecipazioni spagnole, in primis El Mundo, il secondo quotidiano del Paese, dovranno seguire la stessa sorte.
Enel nella penisola iberica controlla infatti il colosso energetico Endesa e Conti è ben introdotto, garzie anche ai buoni uffici dell'imprenditore Borja Prado, che di Endesa è il presidente, negli ambienti finanziari della capitale.
Conti per ora non ha dato risposta, ma ha già fatto sapere che il suo nome sarebbe eventualmente spendibile solo nel caso di una soluzione unitaria della partita. Non vuole, insomma, essere l'uomo di un solo schieramento.

Mieli si riposiziona (invano) per prendere il posto di De Bortoli

Paolo Mieli e Antonio Polito.

Calano invece drasticamente le quotazioni di Paolo Mieli, che su quella poltrona ci puntava non foss'altro perché con la vendita della Libri, di cui è presidente, resterebbe senza incarichi.
Mangiata la foglia, il giornalista si è subito riposizionato sulla direzione del Corriere, giornale che ha già diretto due volte.
Partecipando a un dibattito a Otto e mezzo con Salvini, s'è fatto cucire ad hoc una domanda da parte di Lilli Gruber, cui ha risposto scherzando.
«Sono disponibile per un quarto incarico, il terzo lo salto», ha detto colui che, secondo Gianni Agnelli, con la sua svolta glamour mise la minigonna al quotidiano di via Solferino.
In realtà Mieli farebbe carte false per prendere il posto di De Bortoli.
POLITO GRADITO A RENZI. Ma ci sono aspiranti con più chances di lui. A parte il sempiterno Mario Calabresi, le cui quotazioni salgono e scendono più rapidamente di quelle del petrolio, c'è Antonio Polito, il favorito di Matteo Renzi che non dispiace nemmeno a De Bortoli.
E poi c'è la soluzione interna, finora incarnata dal solo Luciano Fontana, attuale condirettore e debortoliano di ferro.
A proposito di De Bortoli, che molti pronosticavano potesse alla fine rimanere, quale futuro lo aspetta?
Il giornalista, che negli accordi di buona uscita ha incluso un patto di non concorrenza della durata di un anno, ha fatto sapere che non intende certo occupare il tempo portando il suo labrador nella grande aiuola della milanese piazza Piola, a pochi metri da casa sua.
PRESIDENTE DEL SOLE? Tra le tante opportunità, sta prendendo quota quella che lo vorrebbe futuro presidente del Sole 24 Ore, giornale di cui è già stato direttore, grazie anche ai buoni uffici di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda e, a sentire i rumor, possibile perno di una cordata di imprenditori destinata in ultima istanza a rilevare da Confindustria il più diffuso quotidiano economico d'Europa.

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