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EDITORIA 24 Marzo Mar 2015 1617 24 marzo 2015

Sandra Amurri sparisce dalle pagine del Fatto quotidiano

La firma storica del giornale non scrive più da quando Travaglio è direttore. E attacca su Facebook.

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Sandra Amurri, firma del Fatto quotidiano.

Che fine ha fatto Sandra Amurri? Se lo chiedono i lettori del Fatto quotidiano, che non leggono più il suo nome tra le firme del giornale. E mentre qualcuno chiede chiarimenti al direttore Marco Travaglio, minacciando di disdire l'abbonamento, la giornalista ha iniziato a lasciare post sibillini su Facebook.
AL FATTO DALL'INIZIO. «Credevo che chi aveva subito un'ingiustizia non sarebbe mai stato capace di farla subire. Mi sbagliavo», scriveva il 17 febbraio la giornalista approdata al Fatto con Antonio Padellaro fin dalla sua fondazione. E per rispondere a chi le chiedeva come mai non si leggessero più suoi articoli sul giornale, tre giorni dopo aggiungeva: «Da giorni ,come avevo già scritto, mi gira forte la testa. E se come diceva mia nonna, non tutti i mali vengono per nuocere, forse è un bene: mi risparmia di fissare una realtà dolorosa».

L'ultimo post felice è una foto, scattata il giorno del saluto ad Antonio Padellaro e del passaggio di consegne con Marco Travaglio. Era il 4 febbraio 2015. Poi una serie di dichiarazioni in cui la Amurri difende la sua onestà intellettuale, la sua storia professionale, come se qualcuno la volesse mettere in discussione. E ancora attacchi dal bersaglio mai esplicito, ma chiaramente attinenti alla sua situazione.
«SONO TRISTE». «È vero, sono triste, la mia anima piange con i miei occhi ma la forza per difendere fino alla morte la verità contro la menzogna non mi mancherà. Lo farò per me, per ognuno di voi che condividete con me la stessa idea di Mondo, e per tutti quei giovani assetati di esempi. Non siamo in vendita. Ci possono acquistare con l'amore, con l'umanità, con la giustizia, ahimè, monete di cui non dispongono» (24 febbraio).
«ASSISTO ALL'UMILIAZIONE DELLA MIA STORIA». «C'è un tempo per sognare quello in cui credi. Un tempo per realizzarlo con passione e spirito di sacrificio con la schiena sempre dritta e goderne, con umiltà, i risultati. Un tempo che non auguro a nessun essere umano degno di questa definizione in cui vieni condannata ad assistere inerme all'umiliazione della cancellazione della tua storia come fosse una parola da spazzare via sulla lavagna con il ricatto del 'pane negato'» (25 febbraio).

Il primo marzo la sua firma è tornata ad apparire su un articolo sul Fatto, ma è stato solo uno scorcio di sereno ricacciato nel buio due giorni dopo: «Il sonno questa notte, dopo l'ennesima umiliazione subita di fronte alla opportunistica indifferenza del 'non vedo, non sento, non parlo', mi è stato rubato da un mal di testa con lampi luminosi accecanti(il resto ve lo risparmio per rispetto) devastante che mai avevo provato. Stamane ho inviato alla mia amica del cuore la lista delle poche persone-le definisco così per non offendere gli animali che amo-che non potranno partecipare al mio funerale, salire sull'altare trasformando cattiveria, cinismo, sete di vendetta, indifferenza, in ipocrita dolore e raccontare,con il fazzoletto a portato di mano, la mia onestà, la mia passione, il mio coraggio, la mia umanità e perfino il mio essere stata un esempio di giornalista con la schiena dritta».
«UN GRIDO DI DOLORE». Tutti post con due scopi: difendere la propria storia professionale, perché, come scriveva il 4 marzo, «solo chi esprime la sua opinione anche su persone da cui dipende economicamente o per interessi vari, può definirsi autenticamente libera, onesta intellettualmente, coraggiosa». Concetti confermati anche il 12 marzo: «Questo è un grido di dolore. Questo non è un grido di rabbia. Ma di ribellione. Non subirò mai la negazione della mia storia. Di essere descritta come una che contrabbanda il rispetto dei diritti, e dell'umanità che porta con sè, con una scelta calcolatrice in cambio di denaro». E il 15: «Vi assicuro che resistere tacendo aspettando giustizia e verità è la più grande violenza che si possa subire. Mi chiedo: ce la farò?».

Il 19 febbraio, sul suo profilo, è comparso anche un messaggio di Fulvio Abbate, in cui lo scrittore chiedeva notizia di possibili azioni legali. Di quella domanda non c'è più traccia, è stata cancellata, ma i dubbi restano. Sul Fatto Quotidiano, che ha ingaggiato Selvaggia Lucarelli, non sembra esserci più spazio per Sandra Amurri. Perché? Intanto, sulla pagina Facebook “opinioni, informazioni, emozioni, è partita una campagna di solidarietà nei suoi confronti.

Pubblicazione di opinioni, informazioni, emozioni.

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