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AFFONDO 30 Aprile Apr 2015 1206 30 aprile 2015

De Bortoli: «Renzi? Un giovane caudillo»

Il direttore del Corsera saluta il lettori in un lungo editoriale. E non risparmia frecciate al premier.

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Ferruccio De Bortoli.

Dopo il saluto alla redazione alla vigilia della nomina del nuovo direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli ha celebrato il suo commiato in un lungo editoriale. All'interno del quale, non sono state risparmiate pesanti frecciate nemmeno all'indirizzo del premier Matteo Renzi.
«Del giovane caudillo Renzi, che dire? Un maleducato di talento, disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche. Personalmente mi auguro che Mattarella non firmi l'Italicum», è un passaggio del saluto ai lettori pubblicato integralmente dal quotidiano di via Solferino.
«MAI PORTAVOCE DI NESSUNO». «Il Corriere non è stato il portavoce di nessuno» - scrive de Bortoli - «tantomeno dei suoi troppi e litigiosi azionisti. Non ha fatto sconti al potere, nelle sue varie forme, nemmeno a quello giudiziario. Ha giudicato i governi sui fatti, senza amicizie, pregiudizi o secondi fini. E proprio per questo è stato inviso e criticato. Chi scrive ha avuto lunghe vicende giudiziarie con gli avvocati di Berlusconi, con D'Alema e tanti altri. Al nostro storico collaboratore Mario Monti - che ebbe, per fortuna dell'Italia, l'incarico dal presidente Napolitano di guidare il governo - non piacquero, per usare un eufemismo, alcuni nostri editoriali. Come a Prodi, del resto, a suo tempo. Pazienza».
«MI AUGURO CHE MATTARELLA NON FIRMI L'ITALICUM». E sempre su Renzi: «Il Corriere ha appoggiato le sue riforme economiche, utili al Paese, ma ha diffidato fortemente del suo modo di interpretare il potere. Disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche. Personalmente mi auguro che Mattarella non firmi l'Italicum. Una legge sbagliata». «Ad alcuni miei - ormai ex - azionisti», ha concluso De Bortoli, «sono risultate indigeste talune cronache finanziarie e giudiziarie. A Torino come a Milano. Se ne sono fatti una ragione. Alla procura di Milano si sono irritati, e non poco, per come abbiamo trattato il caso Bruti-Robledo? Ancora pazienza. L'elenco potrebbe continuare».

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