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EDITORIA 6 Maggio Mag 2015 1446 06 maggio 2015

Condé Nast, un piano di tagli entro il 2015

Uscite volontarie, licenziamenti individuali e collettivi. Le ipotesi illustrate al Teatro Dal Verme.

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Domenico Nocco, executive vicepresident Finance&Operations.

In Condé Nast è tempo di decisioni. Anche drastiche. La casa editrice di Vanity Fair, Vogue e Glamour, ha convocato tutti i suoi giornalisti per una riunione che si è tenuta il 5 maggio al Teatro Dal Verme. Al centro dell'incontro, una lunga conferenza dei vertici senza alcun tipo di dialogo né domande ammesse, la situazione finanziaria del gruppo.
UTILI CALATI DEL 36%. La parola d'ordine è stata consapevolezza. Consapevolezza di una difficoltà oggettiva in cui si trova il gruppo. Nessun buco nel bilancio, ma cali di utili (-36%) e fatturato (-32%) sensibili nel periodo che va dal 2008 al 2014.
In questi anni l'azienda ha provato a tagliare le spese, l'unico dato che è rimasto invariato è il costo del lavoro, ed è su questo che bisogna agire. Il diktat è arrivato dagli Stati Uniti, con una scadenza precisa: entro la fine del 2015 i conti devono essere rimessi in ordine. A questo scopo sono stati forniti dei fondi per aprire una finestra di uscite incentivate.
NON SARANNO 36 MENSILITÀ DI SCIVOLO. Le cifre non sono ancora state rese note, ma sono certamente lontante dalle 36 mensilità che furono offerte nel 2012 a chi accettò di andarsene di sua spontanea volontà.
Negli ultimi due anni, Condé Nast ha varato la solidarietà contrattuale, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Per questo motivo, attualmente, la dirigenza vorrebbe escludere questa ipotesi, comunque citata tra le possibilità in campo insieme a cassa integrazione (di cui però non si è mai parlato, se non a titolo d'esempio), risoluzioni individuali e collettive.
NOCCO: «ULTIMA CHANCE». Ed è proprio questo secondo caso ad apparire, attualmente, il più concreto. «La finestra per le uscite incentivate è l'ultima chance», ha detto Domenico Nocco, executive vicepresident Finance&Operations, «poi andremo comunque avanti».
Le ultime comunicazioni dell'azienda parlavano di 70 giornalisti in esubero su un totale di 170, cifre che non sono state confermate nel corso dell'incontro del 5 maggio. Se i numeri dovessero essere davvero questi, sarebbe difficile raggiungerli solo con uscite volontarie e licenziamenti individuali.

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