Ory Okolloh, attivista e blogger keniota.
PERSONAGGIO 19 Maggio Mag 2015 1500 19 maggio 2015

Thomson Reuters, l'attivista Okolloh nel Cda della fondazione

La blogger keniota è la prima africana a entrare nel board della Founders Share Company. Che da 30 anni vigila sui Trust principles del gruppo: integrità, indipendenza, libertà.

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Ory Okolloh, attivista e blogger keniota.

Una delle più grandi, antiche e prestigiose news company del mondo. E una delle più visionarie e capaci attiviste digitali di tutta l'Africa.
Dal primo giugno, Ory Okolloh entrerà a far parte del Consiglio di amministrazione della Thomson Reuters Founders Share Company, il board che governa il network anglocanadese, composto da personalità provenienti dalla politica, dal giornalismo, dalla diplomazia, dagli affari pubblici e dal business, il cui compito è verificare che nella «raccolta e nella diffusione» di news vengano rispettati i principi fondativi del gruppo, «indipendenza, integrità e libertà».
Okolloh è la prima africana a essere chiamata nel direttivo. Sei giorni fa, annunciando la sua nomina, il presidente del board, il danese Uffe Ellemann Jensen, ha dichiarato: «Ory Okolloh è una vera pioniera nel mondo della tecnologia e della filantropia. Le sue intuizioni creative, la sua prospettiva globale e il suo profondo senso di responsabilità saranno un prezioso valore aggiunto per la Thomson Reuters. Siamo felici di darle il benvenuto».
TRA LE 100 PERSONE PIÙ INFLUENTI DEL TIME. Nata in Kenya, vive tra Nairobi e Johannesburg, in Sudafrica. È madre di tre bambine che «governeranno il mondo», come da sua bio Twitter, è un avvocato, un'attivista, una blogger e ha una lunga esperienza di lavoro nel settore delle nuove tecnologie per lo sviluppo sociale, umano e di politiche pubbliche improntate all'efficienza, alla trasparenza, all'equità.
Nel 2014 il Time l'ha inserita tra le 100 persone più influenti del mondo, descrivendola come «l'attivista che aiuta gli africani a esercitare il loro potere», definizione solo apparentemente roboante, considerato il percorso professionale di Okolloh. Figlia di genitori che non potevano permettersi di pagarle gli studi, si è laureata in legge ad Harvard con il massimo dei voti e ha poi deciso di tornare in Africa per contribuire allo sviluppo sociale e politico di un “nuovo” continente.

Board di 15 persone: cinque donne e 10 uomini

Il presidente del board della Thomson Reuters Founders Share Company, il danese Uffe Ellemann Jensen.

Nel 2007 il suo nome ha fatto il giro del mondo grazie al progetto Ushahidi, fondato insieme con un gruppo di altri attivisti.
Ushahidi, 'testimone' in swahili, è una piattaforma per la raccolta e la visualizzazione geolocalizzata di informazioni provenienti dalla folla durante situazioni di crisi.
L'applicazione fu pensata durante le terribili violenze post-elettorali in Kenya che provocarono la morte di oltre 1.000 persone - scontri per i quali l'attuale presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, è a processo presso la corte internazionale dell'Aja per crimini contro l’umanità - ed è poi stata usata in molti altri contesti, dalle elezioni in India al terremoto ad Haiti.
GUARDIANI DEI TRUST PRINCIPLES. Prima di entrare nel network di Pierre Omidyar, per occuparsi di sviluppo imprenditoriale e trasparenza nelle politiche pubbliche in Africa, Okolloh è stata policy manager di Google per il continente e ha co-fondato il sito Mzalendo, osservatorio sulle attività parlamentari keniote.
Il board della Thomson Reuters Founders Share Company è attualmente composto da 15 persone, cinque donne e 10 uomini. Sono i guardiani dei Trust Principles, che governano il gruppo dal 1941 quando, nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, gli allora azionisti della Reuters (che nel 2008 è stata acquistata dal colosso canadese Thomson per 12,7 miliardi di euro), insieme con l'associazione degli editori inglesi, decisero di stilare una carta di principi per proteggere l'indipendenza del gruppo, e la qualità e l'attendibilità delle informazioni che veicolava.
UNA STRUTTURA INDIPENDENTE. Quando nel 1984 la società fu quotata alla Borsa di Londra, direttori e azionisti crearono una struttura indipendente, la Reuters Founders Share Company appunto, con lo scopo di verificare il rispetto e l'applicazione dei Principi fondativi nelle attività di tutto il network.
Il primo dei comandamenti recita: in nessun momento la Thomson Reuters dovrà finire nelle mani di un singolo gruppo di interesse, di una singola fazione.

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