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DIATRIBA 20 Maggio Mag 2015 0756 20 maggio 2015

Mediaset contro Sky, le guerra è all'ultimo atto

Blitz della Finanza. Da Cologno accusano Murdoch di essersi rivolto all'autorità. Mercato saturo. Netflix in ascesa. Diritti costosi. Per lui e il Cav non c'è spazio.

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Silvio Berlusconi.

L’autorità di Giovanni Pitruzzella potrebbe aver acceso la miccia della più grande guerra mai combattuta sulla tivù. La guerra per decidere chi tra Sky e Mediaset - perché in Italia non c’è spazio, pardon mercato, per entrambe - deve controllare il sistema della tivù a pagamento.
Nella mattinata del 19 maggio le Fiamme gialle si sono presentate, con un mandato di perquisizione, nelle sedi di Sky, Mediaset, Lega Calcio e del suo troppo potente advisor Infront. E sulla questione è intervenuto anche il premier Matteo Renzi, chiedendo «chiarezza ed equità».
Alla base di tutto c’è un’inchiesta dell’Antitrust, secondo la quale ci sarebbe un accordo restrittivo della concorrenza, con il quale Sky e Mediaset si sarebbero spartiti con l’avallo della Lega i diritti per la Serie A nel triennio 2015-2018. E da Cologno Monzese hanno visto la cosa come un atto ostile del concorrente, che si sarebbe rivolta all’autorità.
LA SPARTIZIONE DEI DIRITTI. Come si sa in un primo tempo Sky offrì all’asta 1,1 miliardi di euro per ottenere i diritti su tutte le piattaforme. Per una serie di motivi le società preferirono modificare l’esito, pur rinunciando a più di 150 milioni: uno dei principali club della Serie A (il Milan) è dello stesso proprietario di Mediaset, la pay tivù di Rupert Murdoch non aveva i canali per trasmettere sul digitale, la legge Melandri sui diritti non contempla la concentrazione in unico soggetto e si decise di mantenere lo stato quo.
Infatti Sky, per 572 milioni, si vide assegnare l'intero campionato sul satellite, Mediaset per 373 milioni le partite delle migliori otto squadre del campionato sul digitale terrestre (pari all'86% dello share). Si disse anche che Murdoch accettò sperando di riaprire la partita sui diritti della Champions league, che il Biscione deterrà in esclusiva per tre anni.
LO SPAURACCHIO DI BOLLORÉ. Accordo al ribasso in termini assoluti, non certo all’insegna della concorrenza, ma alla luce del giorno anche perché uno dei mediatori, il presidente della Lazio Claudio Lotito, si è sempre vantato di «aver fatto parlare Berlusconi e Murdoch».
In teoria, se si dimostrasse il cartello, l’authority potrebbe fare anche decadere l’accordo. In pratica, dal 18 maggio, Sky e Mediaset tornano al muro contro muro. Nelle scorse settimane si erano visti a Villa San Martino i due patriarchi (Murdoch e Berlusconi) per garantirsi a vicenda che il terzo protagonista in questa vicenda (il francese Vincent Bolloré, che con la sua Vivendi sta per diventare l’uomo forte di Telecom) non fagocitasse l’uno e l’altro, come voleva fare ai tempi della guerra tra Stream e Telepiù.

Berlusconi e Murdoch insidiati dagli Over the top

Rupert Murdoch.

Quelle poche volte in cui si sono visti lo Squalo e il Cavaliere - si stimano, ma non si amano - non hanno parlato mai di business. A entrare nel merito furono quel giorno, i loro eredi “televisivi”: Lachlan e Pier Silvio. Con l’attuale neo amministratore delegato di Mediaset a spiegare al quasi coetaneo che non gli avrebbe mai girato parte dei diritti della Champions. E che sarebbe stata guerra.
Da Cologno Monzese spiegano che, in un mercato saturo come quello della pay tivù, Pier Silvio vuole sottrarre attraverso i diritti della Champions abbonati a Sky. I quali sono i primi a sapere che - con le serie televisive che si scaricano dalla Rete, il magazzino film sempre più pingue, i cartoon che vanno pure in chiaro e il porno gratis in internet - possono affidarsi soltanto al calcio per aver successo.
In Europa, poi, gli altissimi costi dei diritti e il prossimo sbarco degli Over the top (imprese prive di una propria infrastruttura che agiscono al di sopra delle reti, ndr) come Netflix stanno abbassando i margini per il settore. Si deve andare verso un consolidamento. C’è spazio per un solo gruppo paneuropeo, bisogna riconvertirsi alla tivù via cavo e realizzare contenuti in proprio.
LO SQUALO CORTEGGIA VODAFONE. In quest’ottica Murdoch ha portato tutti i suoi asset nel Vecchio Continente sotto l’ombrello societario di BSkyB,sta creando un grande produttore di contenuti transoceanico mettendo assieme Walt Disney, News Corp (Fox) Endemol e Comcast, è entrato nel Regno Unito nella telefonia mobile, ma soprattutto corteggia Vodafone.
Dal canto suo Mediaset si è altamente esposta per i diritti della Champions e per quelli dei serial per i canali a pagamento. Per questo ha fatto entrare in Premium Telefonica (che controlla già la spagnola Digital+) e sta trattando con Bolloré, che ha nel suo carniere la più forte pay tivù di Europa (Canal+), ottimi rapporti con gli arabi di Al Jazeera che stanno facendo man bassa di diritti sportivi e con Telecom Italia possono garantire al Biscione l’accesso nella televisione via cavo. Per non parlare di una liquidità superiore ai 10 miliardi.
C'È SPAZIO SOLO PER UNO DEI DUE. Come si vede i due progetti non sono sovrapponibili. Così come una fusione tra Mediaset e Sky nella pay tivù - operazione pur ventilata - è impossibile per motivi di Antitrust. Loro malgrado, i due colossi sono destinati alla guerra. Anche perché i Berlusconi cercano soci non di controllo per trasformare Fininvest da broadcaster generalista in un gruppo media a 360 gradi, tra tivù, produzione di contenuti, ripetitori e internet. E poco importa che questo passi per diluirsi in un gruppo internazionale.
L’azione dell’Antitrust - gioco forza - finisce per riaprire la sfida tra i due gruppi. E sarà una sfida lunga: l’istruttoria dovrà concludersi entro il 30 aprile 2016. C’è tutto il tempo, che toglierà certezze agli operatori di mercato. Anche perché, a questo punto, Sky ha un’arma in più a suo favore per lavare l’onta dei diritti della Champions 'scippati' da Mediaset.

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