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EDITORIA 3 Luglio Lug 2015 1648 03 luglio 2015

Ritorna l'Unità, ma il debito lo pagano i contribuenti

Il giornale di nuovo in edicola. Con le banche creditrici che vogliono 176 milioni. Soldi che, per una legge di Prodi, deve garantire lo Stato. Grazie alle nostre tasse.

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Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi con una copia de l'Unità.

Da leader del Partito democratico, Matteo Renzi ha salutato il ritorno in edicola de l’Unità consigliando a tutti di guardare avanti e non al passato.
«Ha poco senso oggi», ha scritto in una lettera agli iscritti del partito, «piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare».
LE BANCHE BUSSANO. Non sono di questa idea le banche creditrici del quotidiano un tempo organo del Pci-Pds-Ds.
Le quali - come ha fatto sapere Il Messaggero - si sono invece presentate lo scorso 22 giugno a Palazzo Chigi per chiedere indietro circa 176 milioni di euro.
PRONTI A TRATTARE. Rispetto a quanto scritto nella missiva ai tesserati, il premier ha dovuto cambiare approccio.
Tanto da provare a spiazzare gli avvocati di Banco Popolare, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bnl con un semplice: «Trattiamo?».
E a ben guardare non può fare diversamente, perché c’è una leggina - approvata sotto il governo Prodi - che impone al governo di accollarsi i debiti del quotidiano di Antonio Gramsci.
PRESI 124 MILIONI. È stato calcolato che il giornale ha incassato tramite il finanziamento pubblico 124 milioni tra il 1990 e il 2013.
Soltanto nel 1995 lo Stato staccò un assegno di 8 milioni e 883 mila euro.
Ma, come si sa, quei soldi non sono stati sufficienti a portare in pareggio i conti.
Nel 2014, per esempio, il quotidiano chiuse sotto il peso di 95 milioni euro di debiti. Soldi che anche stavolta potrebbe pagare lo Stato.

Il governo pone la sua garanzia sui mutui accesi dal quotidiano

L'ex premier Romano Prodi.

Tutto avvenne nel 2008, dopo il fallimento della gestione Marchini-Angelucci.
Quell’anno l’allora segretario del Pd, Walter Veltroni, convinse l’imprenditore e governatore della Sardegna Renato Soru a prendersi il giornale, che sotto la direzione Colombo-Padellaro aveva avuto una pericolosa sbandata verso la sinistra più radicale e i movimenti. Mr Soru però voleva tutele.
BLITZ DI PRODI NEL 2008. Quelle garantite dal governo Prodi, 10 anni prima, quando fece passare in piena estate la legge numero 224 dell’11 luglio 1998.
Che all’articolo 4 prevedeva che l’esecutivo ponesse la sua garanzia sui mutui accesi dai quotidiani a contributo per anticipare l’incasso del finanziamento.
DEBITO SUI CONTRIBUENTI. La legge dice che «la garanzia concessa a carico dello Stato applicata per capitale, interessi anche di mora e indennizzi contrattuali, è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario».
Tradotto: se le testate non pagano, in ultima istanza il debito se lo accolla la presidenza del Consiglio, quindi i contribuenti italiani.
NORMA RAFFORZATA NEL 2010. Va detto che la norma, poi rafforzata nel 2010 con un governo di colore diverso, non favorisce soltanto l’Unità.
C’è un ampio arco parlamentare (da Liberazione al Secolo d’Italia, passando per Terra, La Discussione, l’Avanti) che gode di finanziamenti pubblici.
E infatti la norma passò in parlamento senza nessuna indignazione, nonostante il tema facesse già scandalo (infatti erano già partite le inchieste di Report o quelle del duo Rizzo-Stella).
BENI BLINDATI DA SPOSETTI. In teoria l’Unità è un giornale a maggioranza privata dal 2008.
E sempre in teoria i debiti dovrebbero essere in capo all’ex azionista, il Pci-Pds, che è poi confluito nella Fondazione Ds.
Ma qui soldi non ci sono, perché quel genio dell’ingegneria finanziaria dei partiti che è l’ex tesoriere Ugo Sposetti ha blindato tutti i beni di Botteghe Oscure (in testa le sezioni e 2.400 immobili, alcuni di pregio) in tante fondazioni disgiunte tra loro.
In questo modo neanche Renzi - che pure ci ha provato - può mettere le mani su asset che valgono almeno mezzo miliardo di euro.

Situazione esplosa nel 2012 con il pressing delle banche

Il quotidiano l'Unità è tornato in edicola il 30 giugno 2015.

La situazione è esplosa nel 2012.
Il 24 giugno di quell’anno Unicredit fece notificare ai Ds un decreto ingiuntivo per sbloccare i 29 milioni di euro più gli interessi maturati per un prestito al quotidiano fondato da Gramsci.
E chiese al tribunale civile di Roma di annullare la donazione di un immobile di Bergamo da parte dei Ds alla Fondazione Gritti Minetti (che ne deteneva 58), come indennizzo del prestito non restituito.
RECUPERATI 32 MILIONI. Subito dopo sono arrivati i decreti di Efibanca, gruppo Banco Popolare, che rivoleva i suoi 24 milioni, e di Intesa Sanpaolo che ne attendeva 13,7.
Ma la fondazione Ds non aveva soldi e le banche riuscirono a recuperare 32 milioni, con alcuni sequestri ai danni dei gruppi del Pd alla Camera, portando il debito complessivo a 142 milioni.
PALAZZO CHIGI PAGHERÀ? Dal 2014 il contenzioso si è spostato a Palazzo Chigi.
L’Avvocatura dello Stato ha presentato varie opposizioni, poi è arrivato il decreto ingiuntivo del tribunale di Roma, operativo dal 22 giugno 2015.
In teoria, tra il precetto e altri provvedimenti, il governo ha 180 giorni prima di pagare.
NESSUNO VUOLE RINUNCIARE. L’Avvocatura dello Stato, ha fatto sapere Il Messaggero, è pronta a trattare sfruttando le diverse posizioni tra le banche interessate.
Ma è da escludere che gli istituti rinuncino ai loro soldi, forti della garanzia statale.

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