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LEGGE GASPARRI 21 Luglio Lug 2015 1616 21 luglio 2015

Riforma della Rai, Renzi punta a talk show più allineati

Vertici aziendali rifatti. Tivù pubblica meno aggressiva. E salotti politici rivisti. Renzi spinge per rivoluzionare Viale Mazzini. Ma in Aula si annuncia battaglia.

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Dall'altro a sinistra lo studio di 'Ballarò', Bruno Vespa, Daria Bignardi, Lilli Gruber, Michele Santoro e Corrado Formigli.

No, non sarà un cammino facile quello che inizia il 21 luglio al Senato per il disegno di legge sulla riforma della Rai.
E non lo sarà nonostante il fatto che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, voglia portare a casa il risulato il prima possibile.
TRAGUARDO DELICATO. Con il rimpasto di governo congelato, il pacchetto delle riforme (vero core business dell’esecutivo) finito temporaneamente su un binario morto, l’annunciato taglio delle tasse travolto delle polemiche e con i casi Crocetta e Marino a fare da amaro contorno, portare a casa la riforma della Rai - in realtà si tratta solo di un modesto lifting alla legge Gasparri attualmente in vigore - serve come il pane.
Per due ragioni fondamentali.
I TALK NEL MIRINO. La prima è tattica. Far vedere lo scalpo al Paese serve al premier per dimostrare che l’esecutivo non è fermo.
La seconda è tecnica: con la nomina del futuro amministratore delegato il capo del governo potrà contare su una Rai meno aggressiva, agendo in particolar modo sui talk show politici ritenuti una spina nel fianco.
Ballarò come Virus, Report come Presa diretta spezzano la narrazione dell’ex rottamatore che vuole decantatori delle sue gesta.
Per questo la riforma della Rai è importante.
BATTAGLIA IN AULA. Però c’è da superare lo scoglio della battaglia parlamentare che presenta un quadro alquanto variegato.
Al via della discussione in Aula, la Lega Nord è sulle barricate.
Movimento 5 stelle e Forza Italia, invece, sono più dialoganti, ma per ora non propensi a dare il loro via libera.
E poi c’è la minoranza del Partito democratico, sempre scettica rispetto al quadro normativo che si va definendo.
OLTRE 1.500 EMENDAMENTI. Il risultato di queste posizioni sono oltre 1.500 emendamenti presentati dall’opposizione, tanto da far presagire che il voto finale sul testo di legge slitti di una settimana. Se non addirittura oltre.

L'ipotesi di operazione lampo: cambiare subito i vertici

La sede romana della Rai di Viale Mazzini.

Il disco verde, però, nonostante i numeri risicati della maggioranza a Palazzo Madama, appare al momento scontato.
Dopo il rinvio delle riforme costituzionali e del testo sulle unioni civili, il premier conta di portare a casa almeno un risultato positivo prima della pausa estiva.
Certo, tecnicamente parlando, per il rinnovo dei vertici di Viale Mazzini - peraltro già scaduti - il governo dovrebbe attendere l’autunno.
Ma non è detto che Palazzo Chigi non scelga di mettere in campo un’operazione lampo.
RAI AI SUOI COMANDI. Una volta superato lo scoglio del Senato, Renzi può cambiare subito i vertici (l’ipotesi gira con insistenza fra gli uomini del premier) della Rai, per effettuare poi gli adeguamenti una volta andato a regime il disegno di legge.
In questo modo avrebbe subito una Rai pronta a rispondere ai suoi comandi.
Del resto avendo preso atto che l’approvazione definitiva della Camera non può arrivare prima di settembre, l’unica possibilità per accelerare sarebbe quella di un decreto sul testo che sarà approvato in Senato.
REGOLE DELLA GASPARRI. Cosa che appare di difficile realizzazione, anche se non del tutto impossibile visto che l’idea continua a circolare fra gli esponenti del Pd.
E questo dettaglio avvalora la tesi del cambio della guardia a viale Mazzini con le regole della Gasparri.

La maggioranza apre all'opposizione

Maurizio Gasparri.

Proprio per evitare che il testo si impantani in parlamento, fra emendamenti e discussioni sui massimi sistemi, la maggioranza ha scelto di imboccare la strada dell’apertura all’opposizione.
Lo stesso Maurizio Gasparri ha più volte incontrato i sottosegretari Luca Lotti e Antonello Giacomelli, con i quali ha definito e appianato i passaggi più ostici della legge.
FORZA ITALIA IN PRIMA LINEA. Non a caso Forza Italia ha ottenuto alcune modifiche in Commissione, a partire dal presidente “di garanzia” e la concessione di un maggior peso al consiglio di amministrazione nelle nomine.
Resta il nodo della delega al governo sul riordino della normativa di settore, che il senatore Gasparri vorrebbe veder azzerata perché lascerebbe mano libera all’esecutivo.
Gli azzurri, consapevoli che sulla Rai è esclusa la fiducia, possono alzare il prezzo e per questo hanno presentato 101 emendamenti, di cui 80 a prima firma dell’ex ministro delle Comunicazioni.
IL M5S PUNTA ALLA TRASPARENZA. Anche il Movimento 5 stelle punta ad alcune modifiche.
Nonostante abbia presentato ben 635 emendamenti, lo scopo dichiarato non è dilatare i tempi, ma, grazie al dialogo tra Roberto Fico e il sottosegretario Antonello Giacomelli, ottenere l’ok del governo sui requisiti per essere eletti consiglieri e sulla trasparenza della gestione da parte dell’amministratore delegato.
OSTRUZIONISMO DEL CARROCCIO. La Lega, invece, con 800 emendamenti presentati e tutti i senatori iscritti a parlare, ha deciso di fare ostruzionismo duro e puro.
Infine c’è la minoranza dem, indisponibile a stare a guardare senza colpire.
Sulla riforma della Rai l’ala ribelle del partito ha deciso di ripresentare gli emendamenti (una decina) già bocciati in Commissione.
Anche se a prima vista il clima sembra meno “barricadiero” di altre volte non è detto che non arrivino sorprese.
A meno che Renzi non conceda alla minoranza dem qualche poltrona in Rai.

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