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GIORNALI 23 Luglio Lug 2015 1955 23 luglio 2015

Nikkei: chi è il nuovo proprietario del Financial Times

Numeri e filosofia del colosso giapponese che ha comprato il quotidiano della City.

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Financial Times.

Gli occhi erano tutti puntati su Berlino, sul quartier generale del gigante dell'editoria tedesca Axel Springer, da giorni indicato come possibile acquirente. E invece, alla fine, a mettere la bandierina sul quotidiano finanziario più importante d'Europa, il Financial Times, sono stati i giapponesi di Nikkei.
Per 844 milioni di sterline (1,32 miliardi di dollari) il colosso nipponico ha acquistato il giornale della City dall'ormai ex editore Pearson, il gruppo britannico che controllava la testata - fondata 127 anni fa - dal 1957 e che si concentrerà ora sul suo core business: l'editoria connessa all'istruzione.
Solo qualche ora prima dell'annuncio, nel pomeriggio del 23 luglio, Pearson aveva risposto all'intensificarsi delle voci con una nota in cui si parlava di «trattative avanzate» senza svelare con chi.
LO SBARCO DEI GIAPPONESI IN UE: UN PONTE VERSO GLI USA. Nikkei, la maggiore holding indipendente d'informazione finanziaria dell'Asia, ha a sua volta 139 anni di storia: possiede un giornale omonimo (la più diffusa testata economica al mondo con una tiratura superiore ai 3 milioni di copie), varie pubblicazioni giapponesi in inglese e alcune tivù, oltre a dare il suo nome all'indice della Borsa di Tokyo.
L'intesa con Pearson le permette ora di sbarcare in Europa, ma anche in America viste le ramificazioni del Financial Times, e di aggiungere un fiore all'occhiello al suo portafogli: l'intero gruppo Ft, con alcune altre testate satelliti e una partecipazione nella casa editrice Penguin. È la prima volta che una pietra miliare dell'editoria europea viene acquistata da una media company asiatica.

Finisce l'era Pearson (che si tiene l'Economist)

Il Ft è controllato da Pearson dal 1957.

Restano fuori la proprietà immobiliare della sede del gruppo britannico a Londra e la partecipazione del 50% nell'Economist. Il costo, notano alcuni analisti, è salato: circa 18 volte l'ultimo utile operativo noto di Ft. Ma la partita - chiusa con l'assistenza di Evercore, Goldman Sachs e J.P. Morgan Cazenove per Pearson e di Rothschild Group per Nikkei - riveste anche altri significati: di brand, simbolici e di concreta capacità d'influenza assicurata dalla credibilità, dal peso e dalla platea dell'autorevole quotidiano rosa. Intanto dal mercato arriva una prima promozione, con un +2,4% delle azioni Pearson.
«Pearson è stato l'orgoglioso proprietario del Financial Times per quasi 60 anni», ha commentato a cose fatte l'a.d del gruppo britannico, John Fallon, «ma avevamo ormai raggiunto un punto di saturazione nel mercato dei media alimentato dalla crescita esplosiva della comunicazione mobile e dei social. In questa nuova realtà, il modo migliore per garantire il successo giornalistico e commerciale di Ft e quello di essere parte di una news company digitale globale».
NIKKEI, UN GRUPPO DA 2,5 MLD DI DOLLARI DI FATTURATO. Il Financial Times è la più grande acquisizione mai fatta da un gruppo media nipponico all'estero. Le origini della Nikkei risalgono al 1876. I dipendenti sono tra i principali soci della conglomerata editoriale da 300,6 miliardi di yen di fatturato (circa 2,5 miliardi di dollari) che dà il nome all'indice guida della Borsa di Tokyo (Nikkei 225) e che vanta una tiratura della testata ammiraglia Nihon Keizai Shimbun (semplicemente Nikkei) superiore ai 3 milioni di copie nella sola edizione del mattino (cui si aggiungono altre 1,4-1,6 milioni di copie dell'edizione del pomeriggio), forte della reputazione di «lettura obbligata» per le notizie finanziarie e di business del Sol Levante.
Gli abbonati crescono ancora se si includono le tre testate specializzate: Nikkei Business Daily, Nikkei MJ (Marketing Journal), Nikkei Veritas (settimanale finanziario). Tuttavia, il gruppo non si ferma alla stampa, anche in lingua inglese (Nikkei Asina Review): ci sono 42 società affiliate per la pubblicazione, l'organizzazione di eventi, la fornitura di servizi e database (il calcolo degli indici azionari) e quote televisive (come il 33,3% di TV Tokyo). «Equo e imparziale» è il motto guida del gruppo che si propone di «contribuire allo sviluppo pacifico e democratico dell'economia giapponese, base dei mezzi di sussistenza delle persone, fornendo notizie eque e imparziali».

Kita, il giapponese più potente del mondo dei media

Tsuneo Kita, presidente e amministratore delegato di Nikkei.

Il Financial Times dal canto suo è un pioniere nell'editoria digitale con oltre 500 mila abbonati (più 70% della base totale di sottoscrizione), a fronte dei 430 mila vantati dal Nikkei. La rete estera del Nikkei si diffonde a livello globale con 36 uffici e più di 230 dipendenti, più numerosi rapporti con testate prestigiose in qualitaà di «associated media company».
Nel 2014, è stata rafforzata la rete in Asia, «il cuore della nostra raccolta di informazioni per l'invio di notizie asiatiche nel mondo», si legge sul sito web.
La nuova sede è nel quartiere finanziario di Otemachi e si confonde con quella della Keidanren, la potente Confindustria nipponica con cui ha solidi rapporti.
EQUITÀ E IMPARZIALITÀ IL MOTTO DEI NIPPONICI. Il big boss di Nikkei è Tsuneo Kita, presidente e amministratore delegato, ex giornalista, che ha portato avanti le trattative con estrema discrezione. Di lui si sa pochissimo, in Rete il suo nome quasi non appare se non per alcuni articoli di gossip.
Poche parole anche per commentare l'avvenuta acquisizione. «Sono estremamente fiero di poter collaborare con il Financial Times, una delle più prestigiose realtà dell'informazione al mondo» ha detto Kita. L'impegno resta quello di garantire «correttezza e imparzialità, perchè noi condividiamo gli stessi valori giornalistici e insieme cercheremo di contribuire allo sviluppo dell'economia globale».
Pearson negli ultimi due anni non ha diffuso dati separati sul Ft, inserito in una più ampia unità del gruppo. Ma la circolazione del giornale nel 2014 era stimata in 720 mila unità. Con un confortante 70% da abbonamenti online, ma pure un calo di diverse decine di migliaia di copie cartacee di cui ora la Nikkei dovrà farsi carico dal lontano Giappone.

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