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TIVÙ PUBBLICA 1 Agosto Ago 2015 0900 01 agosto 2015

Colombo e Tobagi, l'esperienza fallimentare in Rai

Scelti nella società civile. Hanno fatto solo polemiche. E sterili battaglie pro-gay. Il flop di Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi. Che ora critica Renzi sul Cda.

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Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi alla riunione del consiglio di amministrazione Rai nel 2012.

No, sia chiaro una volta per tutte, la Rai non è un’azienda normale.
Non lo è mai stata.
E tantomeno è la prima impresa culturale del Paese, come l’hanno dipinta per anni, nella convinzione che gli italiani sapessero discernere fra cultura indotta (somministrata, per meglio dire) e cultura edotta.
La televisione pubblica è sempre stata il figlio legittimo della locuzione latina Panem et circenses.
Al pane pensava, e pensa, il governo.
Chiuso il Colosseo, avanti con la tivù. E siccome a dispensare il circo è la politica, la stessa ha usato la Rai a seconda delle proprie esigenze.
UN REGNO LOTTIZZATO. Sarà pure un caso, ma il concetto di lottizzazione trova la sua massima espressione all’interno dell’azienda di Viale Mazzini. Da sempre.
All’inizio la Democrazia cristiana, poi i socialisti, passando per l’epopea berlusconiana, oggi con il vento del renzismo che spira sempre più forte, senza scordare le incursioni del Partito comunista e della destra Missina sino a quella finiana, nessuno è rimasto escluso dal gioco delle poltrone.
SOCIETÀ CIVILE ADDIO. Per quest’ordine di ragioni, di fattori combinati fra loro, stupisce e non poco l’uscita ingloriosa dal palazzone della Rai imboccata dalla consigliera Benedetta Tobagi che, assieme al collega Gherardo Colombo, avrebbe dovuto portare il senso della società civile all’interno della tivù di Stato, pregna del senso della Casta.
Invece si sono limitati a graffiare le pareti con le unghie, senza mai trovare la colonna portante della struttura.
Del loro passaggio non resterà che un flebile ricordo.
L'ATTACCO A VIRUS. Magari per la polemica inutile ingaggiata dalla Tobagi con l’azienda a proposito di Virus, il programma di RaiDue condotto da Nicola Porro.
L’amministratrice dell’azienda, andando contro se stessa, stroncò il format come fosse un critico televisivo e non un membro del Cda.

Colombo e l'inutile crociata pro-gay

Gli uffici della Rai in Viale Mazzini a Roma.

Meno diretto, ma non per questo meno dirompente, l’effetto Colombo.
Qualche anno fa l’ex magistrato, portato a Viale Mazzini dal Pd bersaniano, chiese con forza una svolta “omo” della Rai.
SPECCHIO DELL'ITALIA. Colombo era convinto, e probabilmente lo è ancora, che il Servizio pubblico dovesse fare qualcosa per incentivare la programmazione sulle tematiche omosessuali: «Spero che ci si attrezzi per affrontare questi temi anche in Rai, le cui difficoltà sull’argomento mi pare siano lo specchio di una situazione più generale riguardante il riconoscimento di una serie dei diritti civili in Italia».
E ancora: «A mio avviso facciamo fatica a parlare di questi argomenti e bisognerebbe riuscire a trovare il modo per affrontarli senza mentalità da schieramento, poiché il problema è rilevante e richiede dialogo, non contrapposizioni di parte».
SEMPRE ALLO STESSO PUNTO. L’inevitabile polemica ha permesso alla Rai di restare esattamente allo stesso punto.
Insomma, con tutto ciò che avviene nella televisione pubblica, quello era l’ultimo dei problemi.
Anche lui è uscito di scena senza esserci mai stato.
«PUNTO DI NON RITORNO». La Tobagi, però, ha scelto di lanciare dal settimo piano di viale Mazzini un bel messaggio in bottiglia.
«Siamo al punto di non ritorno, sono cadute tutte le maschere, sono venute alla luce per intero le contraddizioni e le mistificazioni del governo Renzi sulla Rai», ha detto la consigliera Rai in un’intervista al quotidiano la Repubblica.
«Quel che è evidente», aggiunge, «è che Renzi si è mosso, e non da ora, per presidiare l’azienda e le sue reti. Le dirò di più, a me sembra che quel che sta compiendo sulla Rai sia solo una delle sfaccettature della forte tendenza accentratrice di questo esecutivo».
DENUNCIA INASCOLTATA. È sempre stato così, compreso il periodo in cui lei è stata al timone dell’azienda.
Non a caso la sua sparata ha solleticato la pancia di pochi esponenti del Pd, mentre dall’opposizione il silenzio si è fatto distrazione. Nessuno ci ha fatto caso.

Renzi tira dritto: «Il rinnovo del Cda lo prescrive la legge»

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Da parte sua il premier Matteo Renzi si è limitato a ribadire l’ovvio.
«Il rinnovo del Cda Rai si fa perché lo prescrive la legge, scorretto sarebbe continuare con la proroga», dice il capo del governo, sottolineando che sarebbe «un’assurdità giuridica non nominarlo perché nel frattempo non c’è la nuova legge».
DUBBI SULLE FINALITÀ. In punta di diritto l’inquilino di Palazzo Chigi ha perfettamente ragione. Semmai restano i dubbi sulle finalità.
E su quelle la Tobagi ha segnato un punto a suo favore.
Peccato che sia arrivato a tempo scaduto.
Luigi Gubitosi, in fondo, è stato l’unico direttore generale della Rai a fare pressione sul governo per accelerare la sua sostituzione, ma dal Cda non si è mai levata una voce.
LICENZIAMENTI 'SOFT'. Come quando il dg dimissionato ha licenziato i dipendenti fannulloni e infedeli.
Purtroppo in questo caso ha avuto le mani legate visto che non tutti sono stati messi alla porta.
I licenziamenti sono stati fatti (a giudizio di molti) solo per chi non aveva santi in paradiso.
In alcuni casi clamorosi è stata usata la linea morbida, addirittura la promozione.
E l’indifferenza dei consiglieri Tobagi e Colombo (e della presidente), che avrebbero dovuto pretendere equità nei trattamenti, ha lasciato tutti di stucco.
No, non dite che la Rai è un’azienda normale. Non lo è mai stata. E mai lo sarà.

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