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RETROSCENA 4 Agosto Ago 2015 1739 04 agosto 2015

Rai, le manovre di Berlusconi dietro le nomine

Silvio ha condizionato la scelta dei consiglieri Rai. E sul presidente non arretra. Renzi vuole la Mansi. Ma ha bisogno dei voti azzurri. Da Guelfi a Messa: il Cda.

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Era il 22 febbraio. E così parlava Matteo Renzi: «Se la Rai è un pezzo dell’identità culturale del Paese allora non può essere disciplinata dalla legge Gasparri, è proprio ontologico».
Il 4 agosto, la linea del premier è cambiata in: «Non c’erano alternative temporali al rinnovo, la prorogatio si spiega male per un’azienda da 3 miliardi. Alla Gasparri non c’erano alternative, la forzatura sarebbe stata non rinnovare il Cda. Ora il gioco è in mano al parlamento con la Vigilanza».
Com’è facile intuire si tratta di due concetti antitetici fra loro. Eppure sono stati pronunciati dalla stessa persona, sullo stesso argomento.
Sono bastati poco più di cinque mesi a Renzi per smentire sé stesso, gettare a mare rinnovamento e innovazione, per lasciare il posto alla lottizzazione stile prima Repubblica e ai giochi di potere per nominare il nuovo vertice della Rai.
GOVERNANCE ESPRESSIONE DEI PARTITI. Nonostante il renzismo imperante, niente è più nuovo del vecchio, soprattutto se questo serve a soddisfare logiche di spartizione. Alle quali, senza la sorpresa di un tempo, hanno deciso di adeguarsi anche i Cinque stelle di Beppe Grillo.
Un consigliere nel board dell’azienda serve eccome. E siccome la Rai è rimasta terra di conquista per i partiti, tanto che il sottosegretario Antonello Giacomelli si è affrettato a ricordare che la stessa Consulta ha sancito questo legame, la nuova governance della tivù pubblica sarà ancora espressione dei partiti.
L’unica variante è che il controllo del governo su Viale Mazzini, come chiesto e ottenuto da Renzi, sarà ancora più stringente, in modo da far diventare davvero la Rai l’house organ di Palazzo Chigi.
PER LA DIREZIONE C'È CAMPO DELL'ORTO. Meno talk e più show, per usare uno slogan collaudato e efficace, più film e meno approfondimenti, meno inchieste e più richieste del pubblico. A grandi linee è questa l’emittente di Stato sognata da Renzi, magari con un canale in meno e un canone più in linea con i tempi, ma adeguata alla sua narrazione.
E per centrare questo obiettivo Palazzo Chigi ha deciso di piazzare al settimo piano di viale Mazzini Antonio Campo dell’Orto come direttore generale, in attesa che diventi amministratore delegato.
Per avere maggiori poteri dovrà aspettare il varo della riforma incagliata in parlamento, vittima di quella palude che il premier ha sempre demonizzato. E se Campo dell’Orto, l’uomo della televisione amato da Renzi (un po’ meno dai televisivi visto che a La7 non ha lasciato un bel ricordo come amministratore), arriva a destinazione senza passare dal via, si annuncia meno facile la scelta del presidente.

Mansi in pole per la presidenza: in lizza anche Sorgi e Anselmi

L’inquilino di Palazzo Chigi ha dovuto trattare a lungo con Silvio Berlusconi, che sulla Rai non ha ceduto di un millimetro.
Gli azzurri, in particolare Maurizio Gasparri, hanno fortemente condizionato le scelte dei nomi, su tutte quelle dei consiglieri, senza cedere sulla presidenza, per la quale è in pole position Antonella Mansi, attuale vicepresidente di Confindustria con un passaggio significativo al vertice del Monte dei Paschi.
Il suo nome sarebbe il più forte, visto che Marinella Soldi si è sfilata dalla corsa. Insomma, la donna manager è l’ideale per l’immaginario renziano. Restano in pista anche i nomi di Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa, e Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa.
LA MINORANZA PD PROVOCA CON DE BORTOLI. Ovviamente l’outsider resta il nome più gettonato. Ma per arrivare al traguardo Renzi è stato costretto, facendo registrare un’altra sonora sconfitta, a dividere l’agenda. Oggi i consiglieri, domani direttore e presidente.
Per il board dell’azienda il Pd ha indicato Franco Siddi, a lungo al vertice della Fnsi, Guelfo Guelfi, ovvero l’uomo della comunicazione renziana ai tempi della Provincia di Firenze e di Palazzo Vecchio amico e sodale di Adriano Sofri sin dai tempi di Lotta Continua, e Rita Borioni, storica dell'arte e docente universitaria, nonché esponente del Pd, indicata dall’area dei Giovani turchi. La minoranza del Pd, invece, ha provocatoriamente votato per Ferruccio De Bortoli (recentemente abbonato alle frecciate al premier).
BERLUSCONI VUOLE DIRE LA SUA. Arturo Diconale, direttore del quotidiano L’Opinione, è il candidato di Forza Italia, assieme a Giancarlo Mazzuca. Il Movimento 5 Stelle punta, non senza una certa sorpresa visto che la Rete non è stata interpellata, su Carlo Freccero mentre il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano ha deciso di investire sul comunicatore Paolo Messa.
La logica del cerchio magico è stata ampiamente rispettata. E il 5 agosto tocca al governo calare i due assi per una coppia che dovrebbe essere vincente.
Dovrebbe perché non è detto che il Pd riesca a fare il pieno. Berlusconi ha intenzione di dire la sua, e senza i voti azzurri (il quorum è dei due terzi) la maggioranza non può far nulla.
Per ora, di certo, c’è solo l’identikit tracciato da Renzi: «Due professionisti di altissimo profilo, grande competenza e indipendenza».

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