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SCENARIO 11 Agosto Ago 2015 0700 11 agosto 2015

Rai, al via il risiko delle poltrone: chi sale e chi scende

Pubblicità, informazioni, reti: con il nuovo Cda cominciano le grandi manovre. Marano per Piscopo. Orfeo alle Newsroom. Mentre Calandrelli insidia Vianello.

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Antonio Campo Dall'Orto.

I più ottimisti vanno paventando un intenso periodo gattopardesco, costellato da una girandola di nomine e cambi di poltrone, creando due eserciti contrapposti: gli accontentati e gli scontenti.
Del resto «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», dice il principe di Salina nel celebre dialogo con Chevalley di Monterzuolo, l’inviato del governo sabaudo nell’isola.
E siccome Viale Mazzini è cosa dei partiti, i quali di cambiare non hanno affatto voglia, anche la Rai seguirà il loro destino.
Ma all’interno dell’azienda c’è anche una consistente schiera di pessimisti che, rispetto ai gattopardi catodici, vanno prefigurando uno scenario da lacrime e sangue.
DALL'ORTO VUOLE IL RINNOVAMENTO. La neopresidente Monica Maggioni sarebbe determinata a ostacolare chi le ha messo i bastoni tra le ruote nella corsa verso il posto di numero uno del Cda. Il che potrebbe voler dire direzioni tagliate, o ridotte, e spostamenti forzati.
Il direttore generale Campo Dall’Orto, invece, sarebbe pronto a spendere lo spendibile pur di seguire la strada dell’innovazione. Cambiare, svecchiare per aprire ai giovani, come vanno dicendo a Viale Mazzini, costa. E non poco.
Due correnti di pensiero apparentemente divergenti fra loro, ma che trovano la sintesi nei conti della tivù di Stato. Comunque vada a finire per la Rai saranno dolori.
IL RISCHIO DI TAGLI E RIDUZIONI. Se il nuovo direttore generale punterà sulle novità, tagli e riduzioni saranno il pane quotidiano.
Se invece la strada maestra dovesse essere quella della razionalizzazione, il ricorso alle risorse esterne potrebbe far registrare una sorprendente impennata, fanno notare in Rai, non essendoci altra soluzione.
Il megafono di Stato, cucito su misura sulle ambizioni del premier, non può essere una macchina con poca benzina nel serbatoio. Più fiction e meno talk show, tanto per avere una coordinata ben precisa, è una delle idee indicate da Renzi.
LA CARTINA DI TORNASOLE? IL CANONE. Ma per produrre un numero maggiore di miniserie televisive occorrono risorse che vanno trovate nelle risme del bilancio. E la cartina di tornasole dell’intero ragionamento, fanno notare gli esperti dei conti aziendali, sarà il nuovo canone.
Dalla scelta che farà il governo si potrà capire quanto margine di manovra avranno i nuovi dirigenti della Rai. Detto ciò, sia nell’ottica gattopardesca che in quella pessimista-andante rientra la girandola di nomi e poltrone che dovrebbe tener banco a settembre, con gli inevitabili effetti collaterali.
A ogni cambio corrisponde un movimento di dirigenti, funzionari e giornalisti, con perdite di potere o uscita dal limbo. C’è chi vince e chi perde.

Pubblicità, informazione, reti: effetto domino sulle poltrone

Il direttore del tg1 Mario Orfeo.

Al rientro dalle ferie il primo step sarà la scelta dei vice che affiancheranno Campo dall’Orto e di chi andrà a sostituire Maggioni alla guida di RaiNews. Poi, a cascata, dovrebbero arrivare quelle dell’amministratore delegato di Rai Pubblicità, dei responsabili delle Newsroom 1 e 2 e tutte le altre. Sicuramente sul tavolo ci sono le nomine di Rai Uno e Rai Tre.
Partendo dal settimo piano, i vice del direttore generale saranno due: Giancarlo Leone (con la responsabilità del palinsesto e del prodotto) e Luigi De Siervo (per la parte economico-finanziaria e commerciale).
Maggioni vorrebbe premiare la fedelissima inviata di punta della testata, Lucia Goracci. Ma si sta facendo strada anche la candidatura di un altro nome forte, quello dell’ex direttore del Tg1 e del Sole 24 Ore, Gianni Riotta. Sempre che non riesca a portare a casa la nomina al Tg3.
MARANO AL POSTO DI PISCOPO. E poi c’è la pubblicità. Al posto di Fabrizio Piscopo dovrebbe arrivare il vice dg uscente Antonio Marano, che da tempo chiede di poter tornare a Milano. Una scelta caldeggiata da tutti i settori dell’azienda, sia per sue indiscusse capacità, sia per la possibilità di rilanciare davvero la politica commerciale della concessionaria, che in questi ultimi tre anni di cura Gubitosi-Piscopo ha visto dimezzare la raccolta pubblicitaria.
La promozione di De Siervo a vice dg lascerà scoperta la controllata dedicata alla commercializzazione dei prodotti dell’azienda. Come nuovo amministratore delegato circola il nome di Roberto Sergio, estromesso senza troppi complimenti da Gubitosi da presidente di Rai Way in occasione della quotazione in borsa della società.
ORFEO E RIZZO NERVO PER LE NEWSROOM. Capitolo informazione. Ammesso e non concesso che il progetto delle cosiddette Newsroom vada in porto, per la poltrona più importante non ci sono dubbi. Il direttore del Tg1, Mario Orfeo, i cui brillanti risultati parlano da soli, è il candidato naturale.
Più incerta la corsa per la seconda poltrona. In Rai sono tornati a parlare del possibile ricorso a un professionista di qualità come Nino Rizzo Nervo, attualmente parcheggiato alla presidenza della Scuola di Perugia.
A pagare il prezzo maggiore potrebbe essere Bianca Berlinguer, direttore del Tg3, sotto attacco dei renziani per il troppo spazio che concesso alla minoranza dem.
CALANDRELLI INSIDIA VIANELLO. Infine ci sono le reti. Con Leone che torna a fare il vice dg, sono salite nuovamente le quotazioni di Maria Pia Ammirati, per anni vice della rete ammiraglia, legatissima al presidente del Pd, Matteo Orfini.
E poi c’è la candidatura naturale di Tinni Andreatta, la quale avrebbe cambiato idea. Lasciare il posto di maggior potere dell’azienda, quale è la direzione di Rai Fiction, peraltro destinato a salire nell’ottica renziana, non è la cosa migliore. Anche perché la Andreatta è sostenuta dalla potente lobby dei produttori.
In casa Rai Tre, il game over per il direttore Andrea Vianello, ora che non c’è più Gubitosi a proteggerlo, pare dietro l'angolo. La candidatura più forte è quella di Silvia Calandrelli, attuale responsabile di Rai Cultura (Storia, Scuola, Rai 5), dove ha fatto un eccellente lavoro.
Ovviamente tutte queste nomine produrranno effetti a cascata, con rapide ascese e vertiginose cadute. Tipiche dei cambi di scena. E in Rai sono già tutti pronti all’opera di riposizionamento.

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