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EDITORIA 30 Agosto Ago 2015 1700 30 agosto 2015

Rcs, la partita di Jovane e l'aumento di capitale

L'ad punta a far cassa con le vendite. Ma il Cda vuole l'iniezione da 200 milioni. Per non incorrere in azioni di responsabilità. La sfida sui conti in rosso di Rcs.

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Scott Jovane.

Se John Elkann ha potuto godersi le vacanze con in tasca il titolo di principale azionista singolo del prestigioso The Economist - dopo aver sborsato 450 milioni di euro, agli inizi di agosto, per conquistare il 43,4% delle azioni Pearson - per il suo uomo in Rcs, Pietro Scott Jovane, il ritorno dalle ferie si annuncia parco di soddisfazioni.
AUMENTO OPPURE NO? L'amministratore delegato del gruppo è convinto di poter evitare un nuovo aumento di capitale da 200 milioni di euro (si tratterebbe della seconda tranche di quello da 600 milioni deliberato nel 2012 e sottoscritto già per 400 milioni) facendo cassa con le cessioni, dalla partecipazione in Finelco alla vendita della divisione Libri, ma nel consiglio di amministrazione le perplessità non si contano, e i timori neppure.
PIÙ DEBITO, MENO RICAVI. I dati della semestrale hanno messo in allarme più di un consigliere: ricavi in calo rispetto allo stesso periodo del 2014 (da 611,1 milioni a 591,9); perdite in crescita (95,4 milioni di rosso); l'indebitamento finanziario netto salito a 526,3 milioni di euro (era a 518,2 il 30 giugno di un anno fa); il livello dell'Ebitda, seppur migliorato del 10%, lontano da quello previsto dagli accordi con le banche creditrici.
E da raccogliere è rimasto ben poco.

Senza aumento di capitale rischio di azioni di responsabilità

Sede di Rcs mediagroup a Milano.

I 21 milioni destinati ad arrivare dalla cessione della quota in Finelco andranno alle banche in virtù degli accordi di ristrutturazione del debito fissati tre anni fa.
La vendita della Libri potrebbe portare nelle casse del gruppo un po' di danaro, ma il valore dell'asset è un'incognita: nel bilancio della capogruppo è valutato a 180 milioni di euro.
Secondo diversi analisti, invece, Mondadori non potrebbe offrirne più di 130, e sarebbe già un ottimo affare per Rcs.
IMMOBILI DA 45 MILIONI. Ci sono poi gli immobili, che valgono circa 45 milioni di euro, e gli asset spagnoli, «molto complicati da vendere», spiega una fonte vicina al consiglio di amministrazione, ma potrebbero comunque non bastare a soddisfare le esigenze del gruppo.
I parametri fissati dalle sei banche creditrici per il finanziamento, infatti, prevedono entro il 2015 una posizione finanziaria netta minore o uguale a 440 milioni; un indebitamento non superiore a 4,5 volte l'Ebitda e proventi incassati dalle vendite inferiori a 250 milioni.
CONTI IN ROSSO E OTTIMISMO. La realtà di un'azienda che continua a bruciare cassa stride con gli annunci di risanamento fatti dal management e il nuovo cda, più compatto e reattivo del precedente, non sembra disposto a far passare soluzioni deboli o camouflage.
Il perché è semplice: i consiglieri hanno la delega a chiamare l'aumento di capitale per completare quello deliberato nel 2012, nel caso le condizioni finanziarie della società lo rendano necessario.
STRASCICHI IN TRIBUNALE? Se non lo faranno perché gli azionisti, Fca compresa, non sono intenzionati a investire altro denaro, e se al contempo i conti del gruppo dovessero deteriorarsi ancora avvicinando l'azienda al fallimento, potrebbero ritrovarsi sulle spalle azioni di responsabilità da parte dei piccoli soci o, peggio, contestazioni da parte del tribunale per non aver salvaguardato la continuità aziendale.
Eventualità che, come è facile intuire, vogliono scongiurare a tutti i costi.

I dubbi sulla gestione Jovane diffusi tra i soci

John Elkann e Diego Della Valle.

A fine settembre è prevista la verifica sullo stato di salute finanziaria del gruppo.
Jovane ha chiesto una deroga agli istituti di credito per poter chiudere prima la trattativa con Mondadori e solo dopo sedersi al tavolo.
BANCHE, DOPPIO RUOLO. Ma, secondo quanto ha riportato il quotidiano Il Messaggero, gli istituti non sarebbero disposti a concedere proroghe.
Una fermezza solo in apparenza irremovibile, sussurrano in via Rizzoli, perché in realtà le banche, grandi protagoniste della saga Rcs, sono legate a doppio filo ai destini del gruppo.
Non possono ignorarne l'enorme debito, ma non possono nemmeno lasciar fallire una società di cui sono azioniste e creditrici.
TANTE CRITICHE SULL'AD. Toccherà all'amministratore delegato, con la presentazione del piano industriale tra settembre e ottobre, rassicurare gli istituti e smentire i suoi detrattori.
Finora ha avuto il sostegno blindato del suo sponsor, l'azionista forte John Elkann. Ma oltre a Diego Della Valle e a Urbano Cairo, che più volte hanno criticato le strategie del manager, i dubbi sulla sua capacità di gestire una situazione così complicata si sono diffusi anche tra gli altri soci, torinesi compresi.
VENDERE O REINVESTIRE? Sotto accusa c'è la politica delle cessioni «che non ha ridotto fortemente l'indebitamento e non è servita a promuovere iniziative efficaci», dice una fonte vicina al dossier.
Nel mirino anche le scelte industriali fatte, non ultima il lancio di Gazzetta Tv. «I soldi ricavati con la vendita di Flammarion, della sede di Via Solferino, dove sono andati a finire? In iniziative sbagliate? Jovane ha puntato tutto sullo sviluppo del digitale, ma fin qui gli investimenti fatti non hanno portato frutti», continua la fonte.
La strada per il manager chiamato da Elkann a risanare la principale azienda editoriale italiana è stretta: vendere tutto il vendibile e tagliare i costi sperando di riportare l'indebitamento ai livelli chiesti dai creditori oppure rassegnarsi a un nuovo aumento di capitale, con l'incognita di andare incontro a sconvolgimenti negli assetti azionari, visto che molti soci non sottoscriverebbero la loro quota. Ed Rcs potrebbe ritrovarsi con nuovi padroni e nuovi manager a gestire il risanamento.

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