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SPIN DOCTOR 30 Settembre Set 2015 1158 30 settembre 2015

Ecco come fare perché Google si scordi di noi

Non sempre siamo quello che Big G dice di noi. E deindicizzare è ancora complicato.

 

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Il motore di ricerca di Google.

La nostra reputazione dipende in maniera sempre più preponderante dalle informazioni pubblicate online e dal loro posizionamento nei motori di ricerca e, in particolare, su uno di essi, Google.
Affermare che ai giorni nostri siamo «quello che Google dice che siamo» è forse un’esagerazione, ma coglie in maniera evidente uno spaccato della realtà in cui viviamo: i contenuti negativi indicizzati nei motori di ricerca rischiano di compromettere la reputazione di persone e organizzazioni.
Come ha affermato brillantemente Cory Doctorow, famoso blogger e giornalista canadese: «Cancellare un’informazione da internet è come cercare di rimuovere del colorante per alimenti da una piscina. Buona fortuna».
NEL 2014 OLTRE 250 MILA RICHIESTE DI CANCELLAZIONE. È proprio in questo contesto che si inserisce il tanto vituperato diritto all’oblio: a un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, che nel maggio 2014 ha obbligato Big G a predisporre un meccanismo di rimozione dei contenuti, sono state più di 250 mila le richieste di “cancellazione” relative a quasi 930 mila link presenti sul motore di ricerca.
Di questi solo il 41% ha ricevuto il via libera da parte di Mountain View a livello europeo. Se guardiamo ai singoli Paesi, scopriamo che c’è una netta differenza tra Francia e Germania, dove sono stati rimossi quasi il 50% delle richieste e l’Italia, dove solo 1 link su 4 ha ricevuto il semaforo verde.
Sono dati importanti, che devono far riflettere, perché tutte le aziende, associazioni, organizzazioni politiche o persone pubbliche hanno dei punti deboli: vicende per le quali vengono criticate, punti poco chiari o polemiche nelle quali sono state coinvolte. Sono argomenti che possono venire citati nelle conversazioni online, nei social media o sui blog.
Si tratta di un tema delicato che suscita in generale due reazioni: fuggire e ignorare il dissenso, o minacciare azioni legali e querelare gli autori delle notizie diffuse su internet. Purtroppo sono modi poco efficaci di affrontare il nuovo scenario della comunicazione online, che ha modificato in maniera sostanziale la gestione delle crisi di comunicazione.
NUOVE SCALE DI CREDIBILITÀ. Nella comunicazione tradizionale la forza dell’organizzazione è sempre stata preponderante sulle masse e i cittadini avevano difficoltà a ottenere visibilità sui mezzi di informazione.
Oggi il contesto è radicalmente cambiato, perché sono sempre di più gli spazi a disposizione dell’utente sui quali esprimere la propria opinione. Si sono create scale gerarchiche di credibilità del tutto nuove, le persone si fidano sempre più di blogger e influencer, capaci di influenzare in modo consistente la percezione del comportamento di una persona o di un’organizzazione.
Per gestire la propria reputazione online, migliorarla o far perdere le tracce di una crisi è necessario dunque mettere in atto una serie di attività quotidiane e sequenziali, che tuttavia non sempre danno il risultato sperato.
Ma quali sono i passaggi chiave di un’attività di reputation management online?

1. FOTOGRAFARE L'ESISTENTE. Per migliorare la reputazione, o ricostruirne una, bisogna partire da una fotografia dell’esistente: monitorare le criticità passate e presenti sui principali motori di ricerca è il primo passo nella pianificazione di reputation recovery.

2. DEIDICIZZARE CON L'AIUTO DEI LEGALI. Richiedere a Google la deindicizzazione della/e informazioni negative, supportati da uno studio legale specializzato in diritto alla privacy e diritto all’oblio, valutando tutte le possibilità offerte dalla legislazione in materia.

3. CONTATTARE I MEDIA COINVOLTI. Contattare, attraverso un supporto di media relations, le testate o siti di informazione coinvolte, per chiedere la rettifica di notizie non aggiornate o la rimozione dei contenuti incriminati. La deindicizzazione di Google infatti non significa gioco forza che quel contenuto sia sparito. Non sarà più presente nei radar del motore di ricerca, ma continuerà a vivere nei database dei siti di informazioni in oggetto. Bisogna quindi predisporre un’azione su entrambi i fronti per far si che il contenuto venga rimosso.
Ma la sottrazione purtroppo, non basta mai senza l’aggiunta. Bisogna creare luoghi di copertura in rete e consolidare la reputazione attraverso spazi di comunicazione positiva. Attività come la cura di un blog, la creazione di pagine social o la pubblicazione di articoli su magazine online sono fondamentali per presidiare alcuni spazi dove esprimere la propria opinione e dare spazio al proprio punto di vista.
Generare una serie di notizie positive, e non solo cancellare quelle negative, è un passo fondamentale per scalare le posizione dei motori di ricerca e “nascondere gli scheletri nell’armadio”.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

Twitter: @gcomin

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