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REAZIONI 5 Ottobre Ott 2015 1341 05 ottobre 2015

Rcs-Mondadori, scrittori in rivolta: «E il pluralismo?»

Fusione editoriale fatta. Maraini: «Che errore. I Berlusconi sempre più potenti». Ravera: «Piccole realtà schiacciate». Veronesi: «Chi è stato zitto cosa ne pensa?».

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Maria Berlusconi, nata il 10 agosto 1966, è presidente di Fininvest e Mondadori.

Nonostante gli appelli contrari, l’operazione è stata conclusa.
La Rcs Libri, con il suo carico di case editrici, è passata in mano a Mondadori.
Tra le proteste degli autori che hanno sempre bocciato la nascita della ‘Mondazzoli’, preoccupati per la riduzione del pluralismo nel già asfittico panorama italiano.
«UN'INDUSTRIA SPECIALE». La scrittrice Dacia Maraini - già autrice Bompiani, ora sotto contratto con Rizzoli - dice a Lettera43.it: «Si pensa che l’industria del libro sia come tutte le altre, che si tratti solo di economia: ma è una cosa speciale, ha a che fare con le idee, l’immaginazione, la visione del mondo, la libertà di parola. È qualcosa di molto delicato. E certo questa fusione non è una cosa buona».
APPELLO FIRMATO A GENNAIO. Maraini aveva firmato con altri colleghi, nel gennaio del 2015, un appello contro la cessione di Rcs Libri a Mondadori.
Nel documento si leggeva: «Noi autori della casa editrice Bompiani (da sempre contraria all'operazione, ndr), insieme ad alcuni amici che pubblicano presso altri editori, intellettuali e artisti, manifestiamo la nostra preoccupazione».
«COLOSSO UNICO IN EUROPA». Gli scrittori sottolineavano: «Pur rispettando l’attività editoriale della casa acquirente, ci rendiamo conto che questa fusione darebbe vita a un colosso editoriale senza pari in tutta Europa perché dominerebbe il mercato del libro in Italia per il 40%».
«PREMI LETTERARI RIDICOLI». Quasi un monopolio: «Un colosso del genere avrebbe enorme potere contrattuale nei confronti degli autori, dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari».
«CONFIDIAMO NELL'ANTITRUST». In conclusione: «Non è un caso che condividano la nostra preoccupazione autori di altre case, questo paventato evento rappresenterebbe una minaccia anche per loro e, a lungo andare, per la libertà di espressione. Non ci resta che confidare nell’Antitrust».

Maraini: «L'editoria ha bisogno di pluralità e concorrenza»

Dacia Maraini.

Per Maraini il problema è che «l’editoria non ha bisogno di un singolo gruppo di riferimento, ha bisogno di pluralità, di concorrenza. Al mercato serve questo, secondo me è un errore anche dal punto di vista finanziario».
E ribadisce: «Sono contraria alla concentrazione di qualsiasi attività che riguardi i libri e qualsiasi produzione. Quando si concentrano finanze, poteri, economia non è mai una buona notizia».
«TUTTO A BERLUSCONI». In una situazione come quella italiana, in cui di fatto c’erano già due grandi gruppi, «concentrare il potere nelle mani di un gruppo che risponde alla famiglia Berlusconi, sempre più potente, non è una cosa bella per la democrazia».
Il timore è per il futuro: «Io ho un contratto, ho dei rapporti di grande fiducia, amicizia e stima con la Rizzoli. Vedrò cosa succede. Spero che non cambino le cose», si augura.
«TRATTATI COME MANODOPERA». L’appello ignorato non stupisce Maraini. «Gli autori contano ben poco. Siamo noi che portiamo avanti questa industria, senza gli scrittori non ci sarebbero libri, ma non vengono mai consultati. Siamo considerati la manodopera di questa industria, come se si trattasse di produrre scarpe o cioccolatini. E le nostre idee non vengono tenute mai in considerazione, la scrittura e l’economia vengono considerati due mondi separati».
Un caso italiano? «Non ci credo tanto, ho visto tanti editori anche all’estero ed è sempre così».

Veronesi polemico: «I colleghi zitti cosa ne pensano?»

Sandro Veronesi.

Tra i promotori di quell’appello, sottoscritto da una cinquantina di firme della letteratura italiana, c’era Sandro Veronesi, che più volte in questi mesi si è battuto contro la vendita del pacchetto Rcs Libri.
Ora vince l’amarezza: «Come la penso si sa», spiega al telefono con L43, «non voglio dire altro perché poi sembra sia una cosa personale e non è così».
Ma una provocazione la lancia: «Sarebbe interessante sentire cosa hanno da dire i colleghi che finora sono stati zitti».
RAVERA: «SIAMO MENO FORTI». Anche Lidia Ravera, autrice Bompiani e dal 2013 anche assessore alla Cultura della Regione Lazio, teme gli effetti di questa operazione: «Come tutti gli scrittori Bompiani sono molto preoccupata, credo che innanzitutto si ridurrà la forza contrattuale degli scrittori che non potranno opporre allo scarso impegno dell’editore la minaccia di andare da un’altra parte, perché non ci sarà un’altra parte dove andare».
E si interroga sul ruolo dell’Antitrust: «Sono stupita, mi pare che quello che si va a costituire sia un trust a tutti gli effetti. Perché non si dice nulla?».
«LE DIVERSITÀ A RISCHIO». A subire le conseguenze della nascita del nuovo polo potrebbero essere, soprattutto, le piccole realtà editoriali che «rischiano di rimanere schiacciati», dice Ravera.
«Sono preoccupata perché 'i piccoli' fanno tanto per la nostra cultura, per la diversità, per non avere sempre lo stesso schema. Bisogna stare attenti».
«LETTERATURA STRAPAZZATA». Per quanto riguarda la Bompiani, «mi aspetto che mantenga le sue caratteristiche, perché annullare le differenze tra le varie etichette non è interesse di nessuno».
Lo spettro all’orizzonte è quello del «monolibro, uguale per tutti». Un rischio che va evitato perché «la letteratura è una divinità esigente e una compagna di viaggio delicata. Una grande signora di malferma salute che non può essere strapazzata».

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