Pietro Scott Jovane
EDITORIA 8 Ottobre Ott 2015 2038 08 ottobre 2015

Rcs, Pietro Scott Jovane si dimette

L'ad lascia il gruppo. Buonuscita da 750 mila euro. Deleghe a Maurizio Costa.

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Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Rcs.

Cambia il vertice di Rcs. Pietro Scott Jovane lascia l'incarico di amministratore delegato e la società. Le dimissioni, concordate con il gruppo, saranno effettive dal 15 ottobre.
Il Consiglio d'amministrazione ha affidato temporaneamente le deleghe al presidente Maurizio Costa. A Jovane vanno 750 mila euro: 150 mila nell'ambito di una transazione generale novativa con la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, 600 mila nell'ambito di un patto di non concorrenza in Italia e Spagna. Molto meno dei 3,4 milioni incassati dal suo predecessore Antonello Perricone, dei 17 incassati da Cesare Romiti, dei 7,8 di Vittorio Colao.
Come spiegato in una nota stampa, il cda ha preso atto della volontà del manager di lasciare «ritenendo concluso un ciclo della vita aziendale e manifestando l'intenzione di intraprendere un nuovo percorso professionale».
PRESSING DELLE BANCHE. Confermato, dunque, quanto anticipato da Lettera43.it, con Jovane in uscita su pressing delle banche, pochi giorni dopo la fusione tra Rcs libri e Mondadori. I più accreditati a sostituirlo sono l'ex amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio (che ha però smentito) e l'attuale ad di Prelios, Sergio Iasi. Altri nomi sono quelli di Laura Cioli e del direttore generale media Alessandro Bompieri.
Jovane era stato chiamato nel 2012, fortemente voluto dalla Fiat, per rimediare alle perdite legate all'operazione 'Recoletos'. Ci aveva provato con un ambizioso piano di cessioni, che avevano coinvolto dalla sede storica di via Solferino al comparto libri.
SEMESTRALE NEGATIVA. Eppure i risultati erano stati deludenti, e l'ultima semestrale si era chiusa con rivavi in calo rispetto al 2014 (da 611,1 milioni a 519,9), perdite in crescita, un rosso di 95,4 milioni e un indebitamento finanziario netto a 526,3 milioni.
Davanti all'inflessibilità delle banche (Unicredit in testa), inflessibili nel batter cassa e chiedere il pagamento dei debiti, il consiglio d'amministrazione dell'8 ottobre si è dunque chiuso con l'addio dell'amministratore delegato. Che era stato chiamato per risanare un bilancio devastato, e nonostante scelte dolorose ha fallito la sua missione.
TARANTO: «INCONTRO POSITIVO CON LE BANCHE». Ma il suo sacrificio potrebbe dare una boccata d'aria al gruppo. Il direttore finanziario Riccardo Taranto ha infatti dichiarato di credere che con le banche finanziatrici «ci siano buoni presupposti per un riscontro rapido e positivo alle nostre richieste». Una schiarita che, secondo Taranto, è arrivata al termine di un incontro «svolto in un clima positivo» e che avrebbe portato a una valutazione positiva della situazione a seguito dell'affare con Mondadori. Ma per cui, forse, era necessaria la testa dell'ad.

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