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CALCIO 12 Ottobre Ott 2015 2213 12 ottobre 2015

Diritti tivù Serie A, il caso in 5 punti

Dalla guerra Sky-Mediaset all'indagine per turbativa d'asta. Tutto in meno di un anno.

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Al centro dell'inchiesta della Finanza su Sky, Mediaset e Lega Calcio ci sarebbe la vendita dei diritti televisivi per le stagioni calcistiche 2015-2018.

Venerdì 9 ottobre, le sedi di Lega calcio e di alcuni club di A e B hanno ricevuto una visita poco gradita. A bussare alle loro porte è stata la Guardia di finanza, particolarmente interessata alle dinamiche che hanno portato all'assegnazione dei diritti tivù per i campionati del biennio 2015/2018. Un'asta che vide stravincere Sky, ma il cui risultato fu poi ribaltato da un accordo tra il gruppo di Rupert Murdoch e Mediaset. Ecco i capitoli principali di una vicenda cominciata all'alba dell'estate 2014.

1. Sky batte Mediaset

Il giorno in cui furono aperte le buste con le offerte, l'affermazione di Sky fu nettissima, con l'acquisto del pacchetto che riguardava le squadre migliori sia sul digitale sia sul satellite per un totale di 1,1 miliardi di euro. A Mediaset restavano solo le 12 minori (in cui però era inclusa anche la Roma) per una spesa di 306 milioni. Ma l'offerta del Biscione era vincolata all'eventuale assegnazione di uno dei due pacchetti principali.

2. Mediaset va alla guerra (col supporto della Lega Serie A)

Il risultato suscitò le polemiche del gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi. A sostenere la necessità di un'intesa diversa furono anche la Lega Serie A (un organismo in cui il Milan ha un peso specifico rilevante) e il suo advisor Infront (il cui presidente italiano, Marco Bogarelli, è stato tra i fondatori di Milan Channel).
BERETTA: «NO AL MONOPOLIO». Maurizio Beretta, presidente della Lega, lamentò la situazione di monopolio di Sky, che aveva acquistato i diritti sulle migliori squadre del campionato anche per una piattaforma sulla quale non era presente con i suoi canali: il digitale. Basandosi sulla legge Melandri, che impedisce la concentrazione dei diritti tivù in un unico soggetto, Beretta propose un nuovo accordo.
DIFFIDE E CONTRODIFFIDE. A pochi giorni dai termini fissati, la frattura sembrava insanabile. Su Sky, prima della partita del Mondiale di calcio tra Italia e Costa Rica, Ilaria D'Amico auspicò in diretta tivù il rispetto delle regole. Mediaset replicò chiedendo che il rivale non facesse pressioni sull'arbitro della contesa. Sky presentò una diffida a Beretta, Mediaset rispose con una contro-diffida nei confronti del gruppo di Murdoch.

3. Un accordo che impoverisce la Serie A

Il 26 giugno 2014 arrivò la fumata bianca. Sborsando 373 milioni all'anno Mediaset riuscì ad aggiudicarsi i diritti per la trasmissione sul digitale terrestre delle partite delle otto squadre principali del campionato (che insieme mettono l'86% dei tifosi). Sky, con 572 milioni a stagione, si prese tutto il campionato sul satellite.
PER I CLUB 150 MILIONI IN MENO. A perderci più di tutti fu la Lega di Serie A, che incassò 943 milioni a stagione, oltre 150 milioni in meno rispetto all'offerta iniziale di Sky.
Un risultato che non impedì a Claudio Lotito di vantarsi per il ruolo svolto nella trattativa: «Sono riuscito a mettere d'accordo Murdoch e Berlusconi che non si parlavano nemmeno», disse il presidente della Lazio in una telefonata registrata dall'ex direttore generale dell'Ischia Isola Verde, Pino Iodice.

4. L'Antitrust entra in scivolata

Quasi un anno dopo, l'Antitrust cominciò a indagare sull'accordo, e il 19 maggio 2015 la Guardia di finanza entrò nelle sedi della Lega di Serie A di Milano e Roma, oltre che in quelle di Sky, Mediaset e Infront.
L'authority smentì di aver concesso autorizzazione ai fini della trattativa, aggiungendo inoltre che «alcun contratto o accordo fra Sky e Mediaset è mai stato portato all'attenzione dell'Autorità».
Voci dai corridoi del Biscione sostengono che ad avviare i controlli sia stata una soffiata di Sky, rimasta scottata dalla mancata intesa sui diritti per la Champions League, andati in esclusiva a Mediaset.

5. I dirigenti di Infront indagati per turbativa d'asta

Il 9 ottobre 2015, il fiscalista italiano residente in Svizzera Andrea Baroni è stato arrestato per ricilcaggio di denaro. Tra i suoi clienti risulta anche Infront Italia, il cui presidente Marco Bogarelli è indagato. L'ipotesi della procura di Milano è che la società abbia turbato l'asta per l'assegnazione dei diritti tivù della Serie A 2015/18, con l'obiettivo di «condizionare le modalità di scelta violando i canoni di trasparenza e leale correttezza». Nella stessa giornata di venerdì, la Guardia di finanza ha perquisito le sedi di diversi club di Serie A e B.

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