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MEDIA E POLTRONE 20 Ottobre Ott 2015 1845 20 ottobre 2015

Giannini e Mazzà, che cosa c'è dietro la rottura a Ballarò

Il vice direttore di RaiTre lascia Ballarò. Colpa di una linea anti-Renzi e pro-M5s. Giannini ora è solo. Tra ascolti flop e redazione divisa. Ma il contratto lo blinda.

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Massimo Giannini.

Non si sono mai amati.
Al massimo sopportati, in nome e per conto della reciproca professionalità.
Tanto che già nella stagione 2014/2015 fra il conduttore di Ballarò Massimo Giannini - alla guida del programma di RaiTre dopo l’uscita dalla Rai di Giovanni Floris - e il vice direttore della rete Luca Mazzà - responsabile del coordinamento del talk show - i rapporti erano improntati alla massima freddezza.
DIVISIONI POLITICHE. Divergenze sul modo di condurre la trasmissione e visione politica diametralmente opposta sono elementi che mal si conciliano fra loro.
Tanto che a Saxa Rubra narrano che all’inizio di questa edizione da un minimo di confidenza i due erano passati all'algido decalogo del «buongiorno» e «buonasera» e «sì» o «no» sulle scalette delle puntate.
ASCOLTI IN CADUTA. Ma quando è troppo è troppo, soprattutto se gli ascolti sono in caduta libera e la concorrenza ha iniziato a prendere il sopravvento sul prodotto confezionato.
E così Luca Mazzà ha deciso di mollare la gestione del programma serale di punta della rete.
La rottura fa particolarmente rumore perché Mazzà, oltre a essere responsabile di Ballarò, è anche vice direttore di RaiTre.
TROPPO ANTI-RENZIANO. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata l’atteggiamento dichiaratamente anti-renziano (sottolineato dallo stesso premier) di Giannini.
E il suo continuo andare a braccetto con gli esponenti del Movimento 5 stelle, che nello studio di Ballarò sono stabilmente di casa.
ATTACCO DEL GOVERNO. Il programma stava già vivendo un momento complicato, tra ascolti modesti e strali del governo, vedi i ripetuti attacchi dell’esponente dem Michele Anzaldi.

Redazione spesso in disaccordo sulle scelte editoriali del conduttore

Luca Mazzà.

In più la redazione - della quale fa parte l’inviata Cecilia Carpio, moglie del gettonatissimo portavoce di Maria Elena Boschi, Luca Di Bonaventura - è molto spesso fuori sintonia rispetto alle scelte editoriali di Giannini.
Difficile pensare che il ministro delle Riforme non abbia fatto sentire la sua voce al vertice aziendale e alla direzione di rete.
IL GOVERNO DISERTA. Difficile se non addirittura impossibile, dato che pochissimi esponenti del governo accettano gli inviti del conduttore di Ballarò che negli ultimi tempi si sarebbe messo a telefonare personalmente ai membri dell’esecutivo per averli in trasmissione, Renzi compreso.
Ovviamente in Rai c’è anche chi dice che Mazzà abbia mollato il colpo per farsi trovare pronto nel momento in cui dovesse partire il giro delle nomine.
AL POSTO DI VIANELLO? I rumor lo indicano per la sostituzione di Andrea Vianello, e questa potrebbe essere una mossa strategica, in modo da accreditarsi come il cavaliere senza macchia e senza paura.
A tentare di calmare gli animi ora tocca a Giovanni Anversa, che lascia proprio a Mazzà il posto di responsabile di un programma che invece va a gonfie vele: Agorà, talk show del mattino condotto da Gerardo Greco.
GIANNINI STRABLINDATO. Insomma, i primi effetti dell’editto renziano iniziano a prendere forma, anche se non colpiscono direttamente il bersaglio principale, cioè Giannini, che gode di un contratto triennale strablindato e strapagato.
Farlo fuori ora costerebbe alla Rai un bel po’ di penali. E produrrebbe un effetto devastante sotto il profilo dell’immagine.
Meglio togliere al giornalista il terreno sotto i piedi che metterlo alla porta.

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