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TELEVISIONE 21 Ottobre Ott 2015 1000 21 ottobre 2015

Ballarò e DiMartedì arrancano: lo share premia la religione

Giannini (4,6%) e Floris (5,5%) fanno peggio di La strada dei miracoli, oltre il 6%. Le zuffe tra i politici hanno stufato. E portano benefici solo al M5s. Renzi irritato.

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Massimo Giannini e Giovanni Floris.

Ufficialmente è una battaglia senza vincitori né vinti, solo partecipanti.
Perché i grandi network televisivi hanno deciso di mettere nel congelatore per 14 giorni i dati d’ascolto confezionati quotidianamente dall’Auditel.
E così mercoledì 21 ottobre, sempre ufficialmente, non sappiamo chi ha vinto la partita dello share fra Giovanni Floris, conduttore di DiMartedì su La7, e Massimo Giannini, timoniere traballante di Ballarò su RaiTre.
RENZI INFASTIDITO. E nemmeno il premier, ufficialmente, può gioire se il Rambo di turno ha stracciato entrambi i talk show politici. Prodotti che Matteo Renzi vede come il fumo negli occhi.
Insomma, ufficialmente, non si può seguire la lotta colpo su colpo che prosegue da anni tra i programmi tivù.
E non si può nemmeno sorridere per i comunicati che cercano di convincere che un format ha avuto un discreto successo anche se è stato un flop.
Ma, soprattutto, le aziende non potranno verificare se i soldoni che hanno investito in determinati progetti sono stati spesi bene.
FINORA SIAMO PARI: 3-3. Nelle segrete stanze di Rai e Mediaset, Sky e La7, accade qualcos'altro.
E le percentuali di share girano lo stesso: 5,5 punti per Floris su La7, fermo a 4,6 Giannini su RaiTre.
Per un parziale di confronti stagionali fermo sulla parità: 3-3.
Non si tratta solo di vedere che vince, dato che sui risultati di ascolto si basano gli investimenti pubblicitari: circa 4 miliardi all’anno di incassi tra tutte le emittenti.
MEGLIO I MIRACOLI. Un altro dato sul quale riflettere, per affrontare questo martedì televisivo, c’è e vale la pena ricordarlo.
La settimana del 12 ottobre è andato in scena il quinto scontro tra i talk del martedì, arricchito da una variabile: Ballarò su RaiTre e DiMartedì su La7 (terminato 10 minuti prima dell’una, 50 minuti dopo la chiusura del programma rivale) si sono confrontati con l’esordio autunnale di La strada dei miracoli su Rete 4, con Safiria Leccese che contava di ripetere le stesse gesta che nelle settimane precedenti avevano fatto le pellicole della saga di Rambo, sempre davanti ai programmi di Massimo Giannini e Giovanni Floris.

Tira più Medjugorje di un dibattito politico

Safira Leccese

Su Rete 4 il talk su religione e superstizione ha mandato in onda una puntata dedicata a Medjugorje, ma anche all’omosessualità tra i preti.
Tra gli ospiti c'erano Paolo Brosio, Alessandro Cecchi Paone e Don Davide Banzato.
Bottino: 1,328 milioni di spettatori, pari al 6,52% di share.
Su RaiTre Ballarò, con i sondaggi di Alessandra Ghisleri e le interviste, era stato seguito da 1,149 milioni di spettatori pari al 4,99%.
Su La7 DiMartedì, con Maurizio Crozza e Nando Pagnoncelli in staff, era stato visto da 1,059 milioni di spettatori, equivalenti al 5,34% di share.
Spiegandolo con una battuta: i miracoli battono i miracolati della politica.
A PALAZZO CHIGI DANNO NOIA. Chissà se martedì 20 ottobre è avvenuta la stessa cosa.
La domanda è tutt’altro che retorica, dato che il tema dei talk show assilla Palazzo Chigi, che li considera un danno per la politica del governo.
In realtà sono solo un problema per la televisione, visto che i grandi manager delle tivù hanno deciso di investirci tanto.
Non per far capire al Paese cosa avviene dentro al Palazzo, ma per riempire i palinsesti con il minor costo possibile.
Il risultato finale è che i talk parlano di politica e vengono seguiti dai politici.
Una sorta di dialogo intestino senza sbocchi.
NE BENEFICIA SOLO IL M5S. Ne ha giovato solo il Movimento 5 stelle, l'unico ad aver ottenuto dalla presenza in video quella popolarità necessaria per entrare a pieno titolo nell’immaginario collettivo.
L’opera di sdoganamento fatta da Floris e Giannini ha permesso a personaggi come Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico, più che Grillo e Casaleggio, di diventare volti noti, riconoscibili.
E questo, forse, è ciò che davvero irrita il presidente del Consiglio.
Che, in assenza dell’Auditel, deve trovare un altro modo per attaccare conduttori e programmi.
Salvo quelli che considera adatti alla sua narrazione. In pratica quelli dove non c’è contraddittorio. Quelli che gli ascolti accarezzano, ma non premiano.

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