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MERCATO 10 Novembre Nov 2015 1734 10 novembre 2015

Editoria, con i libri Mondadori scavalca Rcs

Mediobanca: il gruppo di Segrate sale al primo posto per ricavi, con un fatturato di 1,4 miliardi di euro. Ma dal 2010 le otto big hanno perso il 33,2% del loro giro d'affari. Digitale in controtendenza.

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Editoria: il settore ha perso tra il 2010 e il 2014 il 33% del suo fatturato.

Come stanno le 'otto sorelle' dell'editoria italiana?
Un focus, appena pubblicato dall'Ufficio studi di Mediobanca, ha misurato le costanti vitali degli otto principali gruppi italiani, i più importanti se si guarda alla dimensione del loro giro d'affari. Mondadori, Rcs, Gruppo Espresso, Il Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone editore, La Stampa e Class editori: insieme, producono il 70% dei ricavi dell'intero settore nazionale, rappresentano il 60% della diffusione cartacea dei quotidiani e oltre l'80% di quella digitale.
Le notizie sono tante. La prima è che, con l'acquisto di Rizzoli libri, Mondadori ha scavalcato Rcs ed è diventata leader di mercato.
Il fatturato dell'azienda di Segrate è salito infatti a 1,4 miliardi di euro, contro gli 1,1 miliardi del gruppo concorrente.

Il fatturato 2014 degli otto principali gruppi editoriali italiani (fonte: Mediobanca R&S).


IN CINQUE ANNI BRUCIATI 1,9 MILIARDI. I numeri snocciolati da Mediobanca sono utili a inquadrare con precisione i segni lasciati dalla crisi negli ultimi cinque anni.
Il giro d'affari delle otto big si è ridotto infatti del 33,2%, cioè di 1,9 miliardi, scendendo a 4 miliardi nel 2014 rispetto ai 5,9 del 2010.
S'intravedono, però, alcuni segnali di miglioramento: la redditività, ad esempio, appare finalmente in risalita.
LA PUBBLICITÀ CONTA IL 13% IN MENO DELLA DIFFUSIONE. Un altro aspetto per certi versi sorprendente è la progressiva perdita d'importanza della pubblicità, la cui incidenza sui ricavi è passata dal 35 al 31%. Parallelamente è cresciuto il peso della diffusione, che ha guadagnato otto punti percentuali, salendo dal 36 al 44%. Il dato va in ogni caso interpretato: le riduzioni hanno riguardato più la raccolta pubblicitaria (-41,2%) che la diffusione (-18,7%).
Di conseguenza, alla fine del periodo considerato dal focus, il peso complessivo dei ricavi diffusionali è cresciuto (dal 35,9% al 43,6%) e ha superato quello della pubblicità (passato dal 35,2% al 30,9%).
In altri termini, la buona performance dalla diffusione rispetto alla pubblicità non è dovuta a un aumento del numero dei lettori, ma alla débâcle degli inserzionisti, come risulta chiaramente dalle infografiche che seguono.

Variazioni percentuali dei ricavi degli otto principali gruppi editoriali italiani (fonte: Mediobanca R&S).  

Dinamica diffusionale dal 2010 al 2014 (fonte: Mediobanca R&S).

Attività digitali controcorrente: ricavi in crescita del 10%

Volendo limitare l'analisi soltanto al 2014, i tempi continuano ad essere duri per tutti.
I ricavi sono infatti in diminuzione per tutte e otto le grandi società editoriali. Il segno meno è più accentuato per Il Sole 24 Ore (-19,2%, che si riduce però a -4,3% al netto della cessione software) e per L’Espresso (-9,7%). Stabili invece La Stampa, Class Editori e Monrif.
EDIZIONI DIGITALI «FUTURO DELL'EDITORIA». L’unico incremento riguarda i ricavi dalle attività digitali, anche se i quotidiani stampati restano ancora la fonte di guadagno principale. I numeri del digitale sono significativi soprattutto per quattro degli otto grandi gruppi presi in considerazione da Mediobanca: Class Editori (la cui area d'informazione digitale conta per il 37% sul totale nel 2014, in linea con il 2013), Il Sole 24 Ore (i cui ricavi digitali sono pari al 30,5% nel 2014, mentre erano il 27,7% nel 2013), Rcs (12,6% i ricavi digitali sul fatturato 2014, 11,2% nel 2013) e L’Espresso (8,2% nel 2014 e 7% nel 2013).
A livello aggregato, quindi, il balzo in avanti dei ricavi digitali è del 10% circa. Non a caso, scrive Mediobanca, le edizioni digitali rappresentano «il futuro dell’editoria». Un dato «confermato dal fatto che a livello mondiale i ricavi da diffusione digitale sono in progressiva crescita, e nel 2014 sono aumentati del 45% rispetto all’anno precedente».
LE SOFFERENZE DELL'OCCUPAZIONE. Le note ritornano dolenti se dal virtuale si sposta la lente sull'andamento del bilancio occupazionale.
In cinque anni i dipendenti degli otto maggiori gruppi editoriali si sono ridotti infatti del 26,6%, passando da 18.180 a 13.346 unità.
Il conto lo hanno pagato soprattutto gli operai (-34,55% in cinque anni), seguiti da impegati e dirigenti (-32,8%), e infine dai giornalisti (-12,2%).
IN ITALIA IL 36% DEGLI ADULTI LEGGE QUOTIDIANI, IN GIAPPONE L'83%. Alla radice delle difficoltà dell'editoria italiana, e della stampa quotidiana in particolare, si colloca ancora un altro dato messo in luce dal corposo focus di Mediobanca, cioè la percentuale della popolazione adulta che legge quotidiani.
Se in Giappone questa si attesta all'83,2%, in Germania al 67,4% e in Francia al 47,9%, in Italia siamo soltanto al 36,6%. Meglio della Spagna, dove i lettori dei quotidiani sono appena il 29,8% della popolazione adulta, ma decisamente al di sotto delle aspettative.

In Italia solo il 36,6% degli adulti legge i quotidiani (fonte: Mediobanca R&S).

  • I dieci quotidiani più diffusi in Italia (fonte: Mediobanca R&S).

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