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MEDIA 22 Dicembre Dic 2015 1000 22 dicembre 2015

Gazzetta dello Sport in sciopero per il futuro incerto della tivù

Cioli pensa di spostare il canale su web e mobile. Quotidiano e sito si fermano per protesta.

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Lo studio di GazzettaTv.

Si respira aria pesante in casa Gazzetta dello Sport, dove il 22 dicembre la redazione ha proclamato uno sciopero che ha impedito l'uscita del giornale e sospeso gli aggiornamenti su sito e canale televisivo, in onda al numero 59 del digitale terrestre.
All'origine dell'agitazione proprio le sorti di GazzettaTv che, ad appena 10 mesi dall'apertura dei battenti, rischia già di dover smontare le tende. Chiare, in tal senso, le parole spese dall'amministratore delegato di Rcs Laura Cioli. «Sulla tivù stiamo facendo le nostre valutazioni. Non vedo onestamente una sostenibilità nel futuro con questo modello».
CIOLI: «TRASFERIAMO SU WEB E MOBILE». «Ci stiamo muovendo», ha spiegato Cioli a margine della presentazione del piano industriale 2016-2018, «verso una strategia di uscita, sarà il meglio che potremo fare per mantenere il valore dell'esperienza fatta, trasferendo questa piattaforma su web e su mobile».
Un segnale di resa che non è stato accolto di buon grado dai giornalisti della rosea, autori di un comunicato dai toni perentori, nel quale non si esita a a parlare di «lavoratori feriti da uno sgarbo dell'azienda».
IL COMUNICATO: «MAI DISCUSSO CON LA DIREZIONE». «Nel giorno della sua ennesima (attesa e delicata) ripartenza», recita la nota, «Rcs MediaGroup presenta il piano triennale del nuovo amministratore delegato, si confronta con il mercato e la stampa specializzata e parla di un tema delicatissimo – il futuro di GazzettaTv – senza averlo ancora valutato con la redazione e la sua rappresentanza sindacale, nonché con la direzione».
«GAZZETTATV MESSA ALLA BERLINA». «Una forma irrituale», prosegue il comunicato, «che la redazione ha preso come un pugno nello stomaco. Perché ha a cuore il futuro di tanti colleghi - giornalisti e no - perché il marchio Gazzetta non merita di essere messo in gioco in maniera leggera e perché è rimasta spiazzata dalla tempistica della comunicazione».
Nello specifico, i giornalisti lamentano il fatto che «GazzettaTv, dopo 10 mesi in cui ha ottenuto livelli di share in linea con le attese degli esperti (e non di qualche dirigente illuso), venga messa alla berlina. È stata costruita con pochi fondi e gestita saltando spesso la componente giornalistica, invece di esaltare l’anima della Gazzetta stessa, del suo amore per lo sport, e il rapporto con i lettori».
SHARE FERMO ALLO 0,18%. In realtà, lo share sarebbe fermo allo 0,18%, ben al di sotto delle aspettative (attorno allo 0,7%) di chi, come l'ex ad di Rcs Pietro Scott Jovane, aveva puntato forte sulla nascita della tivù rosa. Inoltre, secondo quanto riportato da Milano Finanza, «la raccolta pubblicitaria dovrebbe attestarsi sui 5,5-6 milioni al massimo» e «al momento la società non potrebbe permettersi ulteriori perdite rispetto a quelle delle attività tradizionali, in Italia e Spagna, registrate al 30 settembre, cioè 126,4 milioni». Senza dimenticare che la nascita dell'emittente è costata a Rcs un esborso di 10 milioni.

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