TELEVISIONE 9 Aprile Apr 2016 1600 09 aprile 2016

Rai, il piano di Renzi per arginare Vespa

Il caso Riina. La super paga da 1,08 milioni per 100 puntate. L'amicizia con Silvio. Renzi dice basta: vuole imbrigliare Bruno coi nuovi palinsesti. E Floris si scalda.

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Certi riflessi condizionati sono duri a morire.
Anche nella nuova era del renzismo, dove il bene deve vincere sul male. Per definizione.
Eppure all’interno del Partito democratico sono ancora in tanti quelli che quando sentono parlare di Bruno Vespa pensano a Silvio Berlusconi e al berlusconismo.
Un male che non fa bene alla nuova narrazione.
IN SELLA DA 30 ANNI. Il conduttore di Porta a porta, che ha attraversato tutte le epoche politiche degli ultimi 30 anni senza mai scendere dal cavallo della Rai, nell’immaginario collettivo dei dem incarna l’ultima rappresentazione vivente di quella stagione, dove l'ex Cavaliere non usava la televisione, ma lasciava che la tivù usasse lui.
E Vespa è sempre stato perfettamente aderente a quell’idea.
RIINA CAVALLO DI TROIA. Allusivo, mai evaviso, suadente ma mai troppo guadente.
Ed è questo che non piace agli esponenti del Pd che hanno deciso di ''fare la festa'' al giornalista, usando l’intervista a Salvo Riina, il figlio del capo dei capi di Cosa nostra, come un perfetto cavallo di Troia per far saltare il fortino Vespa.
Anzi la fortezza Bastiani del tenente Drogo, come nell’epico romanzo di Dino Buzzati.
UN POTERE SOLO SCOLORITO. Perché per comprendere sino in fondo qual è la vera partita che si sta giocando fra Vespa e i democratici bisogna partire dal terzo piano di via Teulada, storica sede della Rai a due passi dai palazzi del centro e della politica (e da viale Mazzini), ultimo baluardo di quel potere televisivo che nella cittadella di Saxa Rubra è scolorito nella routine.

Bruno incassa 1,08 milioni di euro per 100 puntate, più extra

Matteo Renzi da Bruno Vespa a Porta a porta.

Il giornalista, pensionato Rai ma strapagato dalla Rai, ha a completa disposizione lo studio 5 del palazzone che ha visto decollare la tivù pubblica.
Un’ala dello stesso piano è riservata ai suoi collaboratori e ai salotti per ospitare i vip che vanno e vengono dallo studio.
Insomma, un modo per far vedere che «la Rai sono io», non loro.
E quando si dice «loro» si intende tutti gli altri che lavorano a via Teulada.
Ma non è solo una questione di spazi.
LEGAME CON ALFANO. Vespa, grazie agli ottimi rapporti con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, suo intimo amico, dispone anche di auto blu e scorta.
Altro status simbol per far capire che lui non è come gli altri. Vespa è un altra cosa, anche nella classifica dei compensi.
Il conduttore di Porta a porta, grazie al lavoro fatto a fine mandato dall’ex direttore generale Luigi Gubitosi, si è assicurato un compenso ridotto del 15%, ma sempre sostanzioso.
Circa 1,08 milioni di euro per 100 puntate, più extra per gli speciali in prima serata.
TUTTO A CARICO DELLA RAI. In passato il totale sforava i 2 milioni. Ovviamente per realizzare la trasmissione i costi sono tutti a carico della Rai, che mette studio, maestranze e tuttto quello che serve.
A lato di Porta a porta c’è l’attività editoriale, ovvero i libri-panettone, che rende a Vespa un altro bel gruzzolo.
Insomma, quando è troppo è troppo.

La crociata del dem Michele Anzaldi per arginare il conduttore

Il cavallo davanti alla sede della Rai di Viale Mazzini e, nel riquadro, Michele Anzaldi.

Per questo i dem, guidati dal nuovo epurator Michele Anzaldi, hanno deciso di tagliare le unghie a Vespa.
Costi quel che costi.
Piccolo particolare: Antonio Campo Dall’Orto, attuale amministratore delegato della Rai, quando ha spiegato al consiglio di amministrazione le ragioni del rinnovo del contratto a Vespa, firmato all’inizio di febbraio 2016, ha fatto riferimento all’eredità di Luigi Gubitosi, ma soprattutto a una “salata penale” in caso di rescissione dell’accordo.
Più che un’eredità di Gubitosi, l’ultimo favore di Berlusconi, sussurrano a Viale Mazzini.
ANCORA UN ALTRO ANNO. E così l’ex capo di La7 e Mtv si è visto costretto a prolungare Porta a porta per un’altra stagione (2016/17, la numero 21, 20 anni fa ci fu l’esordio con le interviste a Romano Prodi prima e a Silvio Berlusconi poi).
Troppo per chi ha fatto della rottamazione un mantra.
Ma non c’è solo il tema contrattuale. Vespa, ormai libero di sentirsi libero, ha iniziato a giocare in proprio, consapevole che il rapporto con Renzi non potrà mai essere come quello con Berlusconi, quando bastava uno sguardo a cena, tipo quelle a casa dell’ex direttore generale Mauro Masi, per capirsi e comprendersi.
LA MOSSA DEI PALINSESTI. Nell’anno due del renzismo gli sguardi non bastano, occorrono i fatti.
E allora se non può eliminare Vespa, lo puoi imbrigliare, arginare, contenere: è quello che potrebbe avvenire con i nuovi palinsesti.
La crociata lanciata dall’esponente dem Michele Anzaldi va esattamente in quella direzione.
DISGELO CON FLORIS... Tanto che Renzi, durante una diretta Facebook trasmessa da SkyTg24, ha lanciato un bel segnale di distensione a Giovanni Floris, conduttore di DiMartedì su La7.
Sinora c’era il gelo fra i due, ora c’è un tiepido dialogo che potrebbe diventare sintonia.
«Alè. E questo mio alè», ha detto Renzi, «è una chiara e netta apertura di disgelo verso Floris...».
Chissà. Il dopo Vespa forse è più vicino di quello che sembra.

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