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EDITORIA 20 Aprile Apr 2016 1146 20 aprile 2016

Il grande piano per fermare Cairo al Corsera

ESCLUSIVO. Mediobanca pensa a una super holding che metta assieme Rcs, gruppo Class e Il Sole 24 ore. Risposta milanese all’asse Repubblica-Stampa.

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Urbano Cairo.

Che siano stati colti di sorpresa non c’è dubbio.
Che siano rimasti increduli per la rapidità dell’iniziativa anche.
In Mediobanca sapevano da settimane che tra Banca Intesa e Urbano Cairo erano in corso esercizi e simulazioni propedeutici alla discesa in campo dell’uomo cresciuto alla scuola di Silvio Berlusconi.
Ma nessuno, al piano nobile di piazzetta Cuccia, immaginava che quel fitto e un po’ accademico dialogare si sarebbe trasformato nel lancio di un’offerta pubblica di scambio tra la Cairo Communication e la casa editrice del Corsera.
Sbigottimento, un po’ di rabbia, quasi indignazione per il giovane pubblicitario divenuto grande editore (il giorno dell’Ops la sua azienda capitalizzava quasi il doppio di Rcs), che aveva osato lanciare il guanto di sfida al salotto buono di via Solferino.
Luogo un po’ decaduto, polveroso, salottino di nonna Speranza dove albergano ancora ex buone cose ora di pessimo gusto come quella, secondo l’antico motto di Enrico Cuccia, di pesare le azioni e non di contarle.
OFFERTA PALESEMENTE BASSA. Non bastasse, all’orgoglio ferito si assommava il fatto che il valore dell’offerta di scambio era palesemente basso, come se l’un tempo blasonata Rizzoli fosse come uno scampolo di stoffa che gli ambulanti vendono nell’ora in cui chiudono i mercati rionali.
Quelli finanziari, invece, avevano subito rilevato l’incongruità del prezzo, e alcuni dei loro protagonisti, pur simpatizzando con l’iniziativa del presidente del Torino calcio non avevano mancato di sottolinearlo. Se i numeri restavano quelli, mai e poi mai avrebbero aderito all'Ops.
Del resto, immaginavano, siccome Cairo è un compratore di straodinaria abilità, la partenza bassa lasciava spazio a un aumento dell'offerta.
Tradotto per i più: scambiando pezzi di carta, e senza mettere un euro sul piatto, lo scaltro Urbano si pappa Corriere e Gazzetta. Così non passerà.
Telefonate, incontri, trame da ordire, spunti presi e poi abbandonati per cercare di fare argine.
Con Mediobanca, come nell’ora delle decisioni fatali, che chiamava a raccolta il resto della compagine da cui dipendono i destini del Corriere.
LA PENSATA ANTI-BARBARO. E alla fine una pensata, un audace colpo per ribaltare la situazione, respingere il barbaro alle porte e riportare ordine e disciplina nel sistema.
Una grande holding che metta insieme Rcs, Il Sole 24 Ore e, visto che ci siamo, anche il gruppo Class, l'editore di Milano Finanza.
La risposta tutta milanese all’asse Roma-Torino che nel matrimonio tra la Repubblica e La Stampa ha da poco esibito la sua geometrica potenza.
Una grande casa editrice con sede nella capitale morale ed economica del Paese, che come primo passo metterà insieme logistica, sistemi informatici, pubblicità, tipografie, distribuzione, e avrà sotto di sé redazioni e giornali all’inizio con una intatta autonomia editoriale.

Ne nascerebbe il più importante gruppo edititoriale italiano

La sede di Rcs.

Insomma, una promessa di nozze preludio della cerimonia vera e propria, che verrà celebrata più avanti.
Quando, per esempio, Confindustria - che è parte importante del progetto - avrà definito tutti i suoi assetti, ed Rcs ripulito il suo perimetro dai troppi debiti che ancora lo gravano.
Intanto, però, nulla vieta che al piano di sopra si possano raggruppare tutte le funzioni amministrative e di supporto, compresa la più importante, quella della pubblicità, unendo concessionarie e forza vendita dei tre gruppi.
Ne nascerebbe il più importante polo edititoriale italiano con, tra i suoi gioielli, tre dei più venduti e autorevoli quotidiani del Paese, e un database da fare invidia, si fa per dire, a quello di Jeff Bezos.
VORTICOSA CONCENTRAZIONE. Sarebbe il compimento della profezia di chi in prospettiva ha pronosticato, alla fine del vorticoso processo di concentrazione che dopo trent’anni di immobilismo ha prepotentemente investito il settore, la sopravvivenza di quattro protagonisti: Repubblica-Stampa, Sole-Corriere-Gazzetta, i giornali di Caltagirone e la Mondadori, che però fa storia a sé avendo scelto al momento di fare dei libri il fulcro del suo sviluppo (a giorni, comunque, annuncerà l’acquisto di una importante media company digitale).
Questo il piano di difesa che il capitale blasonato sta tentando di realizzare per fermare la corsa di Cairo, cui va riconosciuto il grande merito di aver mosso le acque stagnanti di una palude dove la presenza di troppi affari spesso contrapposti aveva finito con l’annegare il mestiere di editore.
Non sono più i tempi in cui si può stare nella proprietà dei giornali per difendere interessi che a tutto mirano meno che alla bontà e allo sviluppo del prodotto giornale, cartaceo o digitale che sia.
MA RESTANO DUE INCOGNITE. Questo il mega accorpamento su cui sta lavorando Mediobanca, con due grosse incognite.
La prima, banalmente, è che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e il tempo per colmare lo iato è davvero poco. Anche se, come intervento tampone, Mediobanca potrebbe indure qualcuno dei suoi alleati a lanciare una contro offerta su Rcs giusto per stoppare l'iniziativa di Cairo e guadagnare preziose settimane.
La seconda, che nel mettere insieme realtà così diverse ci si scontra con sensibilità e interessi non sempre collimanti, e si finisce fatalmente per minacciare rendite di posizioni consolidate se non nei numeri, nella gestione del potere.
A proposito: sarebbe già stato individuato il futuro amministratore delegato della super holding, di cui per non prestarci a manovre di disturbo non riveleremo il nome.
Possiamo solo dire che piace, e molto, a chi del progetto sarà indispensabile interlocutore: le banche. Poi, siccome siamo quasi arrivati al maggio odoroso, se sono rose fioriranno.


Twitter @paolomadron

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