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ALLARME 20 Aprile Apr 2016 0738 20 aprile 2016

Libertà di stampa, l'Italia perde ancora terreno

Reporters sans Frontières, l'Italia perde altre quattro posizioni. Ora è 79esima. L'Eritrea la peggiore. Finlandia in testa alla classifica.

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La libertà di stampa ha vissuto nel 2015 l'ennesimo anno nero, durante il quale l'Italia ancora una volta non è stata capace di distinguersi dal trend negativo.
Il nostro Paese ha perso quattro posizioni nella tradizionale classifica stilata da Reporters sans Frontières, scendendo dal 73esimo posto del 2015 al 77esimo (su un totale di 180 Paesi).
Nel 2014 l'Italia Occupava la 49esima posizione.
LE MINACCE ALLA LIBERTÀ. Sotto accusa ci sono le mafie, le minacce di morte ai giornalisti e i procedimenti giudiziari per gli autori di inchieste, come quelle sullo scandalo VatiLeaks. Per una volta, Rsf non menziona nel suo rapporto la concentrazione dei media e la pressione del potere sui giornalisti italiani. Lo fa con la Francia (45esima), dove «un pugno di uomini d'affari con interessi estranei al mondo dei media possiedono la maggior parte delle testate private nazionali».
PROBLEMI ANCHE IN GRAN BRETAGNA. Per l'Italia, invece, che arriva dietro paesi come la Mongolia o il Burkina Faso, i problemi sono simili a quelli della Gran Bretagna (38esima). Lì, «la polizia ricorre al Regulation of investigatory Powers Act per tentare di violare il segreto delle fonti, mentre in Italia si moltiplicano le irruzioni di polizia con lo stesso obiettivo».
IL PEGGIORAMENTO ITALIANO DAL 2014. La situazione italiana, secondo l'indagine annuale, era nettamente migliorata nel 2014, uscendo da una «spirale negativa» e tornando al 49esimo posto, con giudizio finale di un clima «piuttosto buono». Nel 2015 il tracollo, 24 posti più giù, 73esimo gradino a causa di minacce della mafia, cause per diffamazione e attacchi ai giornalisti, personali e alle loro proprietà. Nel 2016 il paragrafo sull'Italia, intitolato «Sotto scorta della polizia», riporta cifre della stampa italiana che parlano di un numero «da 30 a 50 giornalisti sotto protezione dopo minacce pronunciate nei loro confronti». Si tratta di «intimidazioni verbali o fisiche, minacce di morte» di un livello «molto preoccupante».
INCHIESTE NEL MIRINO. Gli autori di «inchieste sulla corruzione o sul crimine organizzato sono i primi a finire nel mirino». Un capitolo a parte per «il Vaticano, dove la giustizia se la prende con la stampa, nel contesto degli scandali Vatileaks e Vatileaks 2. Due giornalisti rischiano 8 anni di carcere per la pubblicazione di libri che rivelano il malaffare della Santa Sede».
FINLANDIA SEMPRE IN TESTA. Finlandia, Olanda e Norvegia rappresentano il podio di questa classifica che Rsf stila dal 2002, con i finlandesi che si classificano in testa per il sesto anno consecutivo. L'Europa si conferma campione della libertà di stampa, anche se la lotta al terrorismo e le leggi eccezionali ne minano il modello virtuoso. Segue l'Africa, eccetto la sua regione Nord, che insieme al Medio Oriente rappresenta il punto più nero per la libera espressione, che per la prima volta supera le Americhe a causa della pessima performance di paesi come Venezuela, Honduras, Colombia ed Ecuador. Questo è il punto più dolente del rapporto, che nota nel complesso un degrado della situazione su scala mondiale.
LA TUNISIA GUADAGNA 30 POSIZIONI. Sottolineato l'ottimo comportamento della Tunisia, che guadagna 30 posti per «il consolidamento degli effetti positivi della rivoluzione». Agli ultimi tre posti si confermano Turkmenistan, Corea del Nord e il fanalino di coda Eritrea. La classifica si basa su una serie di indicatori che l'organizzazione prende in esame: pluralismo, indipendenza dei media, ambiente generale e autocensura, quadro legislativo, trasparenza e infrastrutture.

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