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CONTI ALLA MANO 29 Aprile Apr 2016 1055 29 aprile 2016

Rai, le spese pazze per manager e consulenti

Le 17 nuove assunzioni pesano per 4 milioni. Sforando il tetto dello statuto.
E appesantendo i conti. Già gravati dal cumulo delle consulenze miliardarie.

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Antonio Campo Dall'Orto.

È un po’ come quando i genitori aumentano la paghetta al figlio: il ragazzo non può che essere felice, pensando a come investirà quei soldi.
Ecco, Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai con poteri tali da non essere paragonabile a nessuno dei suoi predecessori, sta vivendo quella fase, tanto da esternarla in ogni occasione.
«PIÙ RISORSE CERTE PER LA RAI». «Il trasferimento del canone in bolletta è un momento epocale che ridefinirà con precisione le risorse che arriveranno alla Rai», ha ribadito il numero uno di Viale Mazzini, in occasione dell’ultima audizione davanti alla Commissione parlamentare di Vigilanza per illustrare il piano industriale. «È una novità che la Rai saluta con grande favore e che può rappresentare un elemento di stabilità delle risorse e di complementarità rispetto al resto del sistema: più la Rai ha risorse certe, più può orientare il proprio ruolo di servizio pubblico».
Peccato che l’elenco di buone intenzioni messo in campo da Dall'Orto faccia duramente a cazzotti con la realtà. Perché le cronache quotidiane dedicate alla Rai renzizzata narrano un’altra storia.
4 MILIONI PER I NUOVI ASSUNTI. A sostenere la tesi sono arrivate le denunce all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Corte dei Conti da parte dell'Usigrai, il sindacato unico dei giornalisti di Viale Mazzini, e del senatore azzurro Maurizio Gasparri, mentre vari esponenti di maggioranza e opposizione hanno investito la commissione di Vigilanza della questione.
Obiettivo degli esposti è quello di chiedere lumi sui nuovi manager - da Ilaria Dallatana a Giovanni Parapini - assunti a tempo determinato. E, sembra, in pieno spregio alle regole vigenti.
La Rai, sul punto, ha replicato con fermezza sostenendo che non sono 20 ma soltanto 17 e che costano «un’inezia». Ovvero 4 milioni di euro.
Che un'inezia non sono per un’azienda che ha oltre 13 mila dipendenti e un bilancio in rosso di 30 milioni di euro nel 2015.

Sforato il tetto dei dirigenti presi dall'esterno

La sede della Rai in viale Mazzini a Roma.

Il sindacato dei giornalisti Rai e Gasparri puntano il dito contro Campo Dall’Orto, ricordando che il numero dei manager presi dall’esterno non deve superare il 5% dei dirigenti interni, che sono 252.
Dunque al massimo avrebbero dovuto essere 13. Non solo.
L’Usigrai ricorda che in base alla legge anticorruzione occorreva prima verificare che all’interno dell’azienda non fossero già presenti profili professionali in grado di svolgere il ruolo assegnato ai manager esterni.
1 MILIARDO PER LE CONSULENZE. Ma sul tavolo non c’è solo il tema delle professionalità e delle assunzioni esterne volute da Campo Dall’Orto, dato che la Rai spende per le consulenze cifre da capogiro.
Contratti che investono tutti i campi, dall’artistico al professionale, passando per giornalisti e maestranze varie.
A spulciare il bilancio è stato Beppe Grillo, e a pagina 170 è possibile leggere che nel 2012 sono stati spesi in «consumi di beni e servizi esterni» ben 1,28 miliardi di euro.
Va detto che questa voce include anche i costi di gestione quali il pagamento dell’Imu o il contributo all’Authority, che esulano dal concetto di spese per lavoro e consulenze esterne richiamato da Grillo.
CAMPO DALL'ORTO MINIMIZZA. Una cifra enorme, comunque, che paga il contribuente con il canone. Eppure Campo Dall’Orto fa spallucce. «La polemica su interni o esterni per posizioni apicali in Rai è qualcosa di poco rilevante», dice il direttore generale nel corso dell’audizione in commissione di Vigilanza.
Due dati aiutano a comprendere meglio il nodo Rai. A Sky il costo del lavoro pesa per il 7% dei ricavi, a Mediaset per il 13%, in Rai per il 36%. Nella televisione pubblica non è solo la quantità del personale il problema, ma anche l’entità delle remunerazioni, spesso fuori mercato, a partire dallo stesso Campo Dall’Orto che percepisce 600 mila euro all’anno.
La trasparenza sulle remunerazioni, poi, specialmente di presentatori e star, è stata sempre ridotta, al punto che a gennaio 2014 un ricorso d’urgenza della Rai al tribunale di Bologna ha raggiunto di oscurare il sito RaiWatch.it, che si era dato “il compito” di pubblicare quelle informazioni tenute segrete dalla televisione pubblica.

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